Vespa icona planetaria

In: Tecnologia On: Pubblicato da: Sara Cifarelli Hit: 160

“Sembra una Vespa!” disse Enrico Piaggio quando vide nel suo ufficio l’MP6 presentato da Corradino D’Ascanio ingegnere aeronautico, spalla destra dell’imprenditore e considerato l’ideatore perfetto disinteressato alle mode e tendenze, lontano da preconcetti e grande intenditore di velivoli.

D’Ascanio è considerato il primo rudimentale elaboratore a schede perforanti ispirate agli elicotteri, passione che lo ha sempre accompagnato. Progettò in poche settimane un veicolo con scocca portante e cambio sul manubrio, senza farcella per facilitare la sostituzione della ruota assieme a un braccio di supporto laterale. La carrozzeria protegge dall’aria e il motore non macchia d’olio gli indumenti. La comoda posizione ricorda la forma della poltrona e la leggerezza dei materiali che costituiscono lo scudo esterno derivano dalle competenze di ingegneria aeronautica del progettista poiché per similitudine, la stessa matrice incorpora la sospensione anteriore ispirata ai carrelli per aerei e il motore a 2 tempi dall’accensione dei velivoli: una cilindrata di 98 cm3 con 3 cambi di velocità, accensione a volano magnete, potenza massima di 3,2 cavalli a 4500 giri al minuto per raggiungere una velocità di 60 km/h affrontando pendenze del 20%. La posizione del motore consente la trasmissione diretta dal cambio alla ruota posteriore, ovviando alla presenza della catena. Si progettò un mezzo completamente carenato che proteggesse il guidatore attraverso uno scudo frontale e una base rialzata assieme a piccole ruote facilmente smontabili e comandi intuitivi di cui uno per la frizione e i restanti per i freni assieme a un cambio automatico.

Nacque così un marchio italiano che avrebbe influenzato il quotidiano di singoli e famiglie, dal privato al lavoro, dal tempo libero al grande palcoscenico del cinema proprio per il confort e la praticità che la contraddistingue e tanto popolare da essere stata ideata e promossa separatamente dai restanti modelli Piaggio. Esposta nei più importanti centro espositivi – MoMA, Museum of Modern Art di NY, TDM, Tiennale Design Museum di Milano – la Vespa è considerata un veicolo straordinario capace di conciliare le esigenze di tutti, dalla casalinga tuttofare all’imprenditore milionario. Tanto richiesta quanto celebrata, l’immagine della Vespa si fece strada sulle copertine delle pubblicità, calendari, riviste di moda, adesivi molto spesso annessa a illustrazioni di donne in un’epoca dai toni grigio-rosa del dopoguerra, anni che hanno segnato tragicamente la storia italiana, una nazione pronta a riscattarsi. I bombardamenti americani distrussero gli stabilimenti della Piaggio a Pontedera trasferendo l’impresa a Biella in una ex tessitura. Era il 1944. Grazie all’operato di Renzo Spolti dell’Ufficio Progetti, la Vespa fu inaugurata col prototipo di un motociclo a due ruote piccole e scocca portante secondo l’immagine di un veicolo semplice e dai bassi consumi oltre che economico, pensato per tutti. Gli scooter esistevano già all’epoca in America ma la Piaggio si ispirò a un esemplare esposto nelle cantine del conte Carlo Felice Trossi, futurista e pilota, collezionista di veicoli a motore: parliamo del Velta, un modello progettato da Vittorio Belmondo simile a un veicolo militare di Aermoto, prodotto in piccola serie per i paracadutisti della Folgore. Spolti e Casini disegnarono così la MP5, battezzata ironicamente Paperino dagli operai dell’officina che ne produssero un centinaio utilizzando interamente materiali in loco, fatta eccezione per i pneumatici Superga e il motore Sachs da 98 cc e con la novità dell’avviamento a spinta e scocca in lamiera stampata autoportante.

Nel tempo la Vespa è stata venduta in moltissime versioni. Riportiamo in una breve panoramica alcuni degli esemplari dalle caratteristiche più curiose e originali.

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1948 – Vespa Ape

Cilindrata: 125 cc. Cilindri: 1 Accensione: a volano magnete Marce: 3 a bacchetta Velocità: 50 km/h Colore: verde. Detta anche Risciò, viene prodotta solo dopo due anni dal lancio della Vespa, e di cui esiste anche la versione Calessino con tettuccio in tela prodotta in India, diffusa nel sud Italia negli anni Cinquanta, in particolare a Capri. Ideata per il lavoro, era possibile aggiungervi il carrello Stabil, molto richiesto in quegli anni per il trasporto di bagagli, attrezzatura e gite fuori porta.

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1949 – Vespa 125 Corsa super sport

Cilindrata: 125 cc. Potenza: 12 cv a 7500 giri Cilindri: 1 Materiale: lega d’alluminio Marce: 4 Velocità: 130 km/h Peso: 68 kg Colore: verde. Un esemplare che ottenne prestigiose vittorie sportive il primo e secondo posto al Gran Premio di Bologna dove parteciparono Giuseppe Cau e Dino Mazzoncini.

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1950 – Vespa Super Sport Montlhery

Cilindrata: 125 cc. Motore: a luci incrociate Potenza: 11 cv a 7500 giri Cilindri: 1 Accensione: lega d’alluminio Marce: 4 Velocità: 140 km/h Colore: verde. Era il 7 aprile 1950. Sul circuito francese di Montlhery la moto dopo 10 ore di test riuscì a raggiungere medie comprese tra i 130 e i 134 km/h battendo il precedente record della rivale lambretta.

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1951 – Vespa Siluro

Cilindrata: 125 cc. Motore: a pistoni contrapposti Potenza: 18 cv Cilindri: 1 Accensione: lega d’alluminio Velocità: oltre 170 km/h Colore: verde Progettata per D’Ascanio, alle 8:05 del 9 febbraio 1951 nel tratto tra il decimo e l’undicesimo chilometro dell’autostrada Roma-Ostia, questo proiettile d’argento percorse mille metri in 20 secondi e 24/100 invertendo la marcia con una velocità media pari a 171 km/h stabilendo il nuovo record mondiale della classe 125.

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1955 – Vespa 150 VL2T sidecar

Cilindrata: 145,55 cc. Motore: monocilindrico 2 t Alesaggio/corsa: 57x57 Velocità: 75 km/h Sidecar: a braccio unico, con angolo portabagagli e fanalino a due luci, sospensione a molle elicoidali

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1956 – Vespa T.A.P.

Cilindrata: 145,2 cc. Motore: monocilindrico 2 t Velocità: 66 km/h Colore: verde Attrezzatura: cannone senza rinculo da 75 mm, 6 munizioni con sellino a due posti ricavato sopra la parte posteriore del cannone, due taniche carburante e carrello. 600 esemplari commissionati dal Ministero della Difesa francese negli stabilimenti A.C.M.A. a Fourchambault. T.A.P. sta per Truppe Aeroparacadute” per la possibilità di essere lanciata con apposito paracadute da un velivolo.

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1967 – Vespa Alpha

Cilindrata: 181, 141 cc. Motore: monocilindrico 2 t Alesaggio/corsa: 62x60 Velocità: 105 km/h Sospensioni: molla elicoidale e ammortizzatore idraulico su entrambe le ruote. Viene integrata alla celebre Vespa 180 Super Sport grazie alla collaborazione con l’inglese Alpha Willis. A uso cinematografico è stata impiegata nel film “Dick Smart, Agente 2007” volando come un elicottero oltre a immergersi come un sommergibile.

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1967 – Vespa 125 PX T5 Pole Position

Cilindrata: 123,5 cc. Motore: monocilindrico 2 t Alesaggio/corsa: 55x52 Velocità: 100 km/h Sospensioni: molla elicoidale e ammortizzatore idraulico su entrambe le ruote Vespa dotata di faro anteriore rettangolare con cupolino, contagiri elettronico e sella con i due piani leggermente sfalsati e un motore a 5 travasi, ideale come moto da corsa per l’epoca. Come suo testimonial, il pilota di Formula 1 Nelson Piquet.

La Vespa fu ufficialmente brevettata a mezzogiorno del 24 aprile 1946 presso l’Ufficio Centrale dei Brevetti e del Commercio di Firenze non ottenendo però quel successo tanto atteso poiché la vendita dei primi 50 esemplari avvenne molto lentamente a causa probabilmente della crisi economica. Per promuovere il marchio, Piaggio si affidò alla Lancia vendendo un primo lotto di 2500 esemplari quasi esauriti entro l’anno attraverso un piccolo network di commercianti con prezzi variabili partendo dalle 55.000 Lire del modello base alle 66.000 Lire del deluxe. Nel 1947 scoppia il fenomeno Vespa con un totale di 10535 modelli venduti e 19822 nell’anno successivo, un paradosso per l’imprenditore in quanto l’idea iniziale era quella di dedicarsi temporaneamente a un progetto poco impegnativo in un lasso di tempo segnato dalla crisi. Dai numeri si può comprendere come gli effetti di una crisi economica possano talvolta incidere positivamente portando al raggiungimento di risultati inaspettati e sorprendenti segnandone la storia.

In copertina Collaudatori della Piaggio testano le sidecar nel 1955.

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