Lo sport come disciplina dello spirito

In: Attualità On: Pubblicato da: Sara Cifarelli Hit: 91

Lo sport è l’atto che tende allo sviluppo delle possibilità fisiche dell’uomo, con un senso della misura ed un equilibrio definiti dall’intelligenza stessa dello sportivo. E’ anche la meravigliosa creazione di uno spirito. O, se preferite, uno stato d’animo conferito insieme da una “disciplina” e da una “morale”. Il vero sport si realizza solo quando, tralasciate le finalità materiali, si pone come fattore educativo che tende a sviluppare nell’individuo il binomio fisico e morale, esaltando la volontà, la solidarietà, l’altruismo. Paul Vialer

L’uomo costretto a vivere in una società standardizzata e frenetica al passo coi mass media fatica, tra famiglia e lavoro, a ritagliarsi nel quotidiano dei momenti ludici, ricreativi. Talora disorientato e privo di entusiasmo, l’individuo può riscoprire attraverso lo sport una energia che contribuirebbe a una migliore qualità della vita. Si tratta di discipline aventi un valore per il corpo e per lo spirito, valorizzate e diffuse dagli antichi in epoca classica attraverso le Olimpiadi classiche e i tornei romani dove ai campioni venivano riservati onore, gloria e denaro oltre a un posto di rilievo tra il popolo. Istituite nel 776 a.C. dagli antichi greci per consolidare l’unità politica nazionale, le prime Olimpiadi scelsero come prima tipologia la corsa veloce per poi svilupparsi inserendo anche la lotta, il pugilato, il lancio del giavellotto e del disco e le tradizionali corse di resistenza denominate “doliche”. Le competizioni furono accessibili a ogni status sociale a condizione che gli atleti fossero nati in Grecia. Visto il grande successo delle Olimpiadi, nella nazione si diffusero localmente gare legate a un determinato culto, come i giochi panellenici indetti ogni quattro anni presso la città di Olimpia in onore di Zeus, o ancora i memei nella valle di Memea ogni due anni dedicati a Eracle, i pitici ad Apollo a Delfi o gli istmici presso Corinto a Poseidone. Sospese dal 277 al 369 a.C., le Olimpiadi furono definitivamente soppresse nel 393 dall’imperatore Teodorico su richiesta di Ambrogio, vescovo di Milano. I giochi olimpici vennero tramandati fino all’era contemporanea grazie alle produzioni pittorico-letterarie e i racconti epici.

Parigi, 23 giugno 1894, anfiteatro della Sorbona. Il barone Pierre de Coubertin, diplomatico francese, si alza in piedi, lancia una veloce occhiata all’affresco alle sue spalle e con voce chiara pronuncia un discorso destinato a cambiare la storia proponendo l’idea di ristabilire i giochi definendoli un efficace elemento di educazione, cultura e pace sociale.

Il congresso nazionale approvò il progetto e due anni dopo ad Atene, 6 giugno 1986, venne inaugurata la prima Olimpiade moderna con una periodicità di quattro anni – ad esclusione degli eventi bellici del 1916, 1940 e 1944 – con in mostra come prima edizione, duecentottantacinque atleti di tredici nazioni per dodici sport: atletica leggera, ginnastica, lotta, scherma, tiro, ciclismo, nuoto, tennis, pesi, equitazione, vela, canottaggio. Affascinato dai Giochi Nordici della Svezia e Norvegia, Courbertin instaurò sempre ogni quattro anni a partire dal 1924, i Giochi Olimpici Invernali dedicati alle discipline della neve e del ghiaccio, tutte quelle specialità legate allo sci, bob, hockey e pattinaggio. Accanto alla volontà di reintrodurre una tradizione a livello globale, il politico francese cercò di promuovere e sviluppare dei principi morali e fisici su cui ancora oggi si fonda lo sport, oltre a instaurare e a mantenere i legami di pace tra le Nazioni partecipanti.

Lo sport, come fenomeno sociale, non può essere identificato con la competitività, ne tanto meno strumentalizzato attraverso il corpo e il denaro; deve essere letto sotto la componente dello sviluppo integrale capace di mettere in comunicazione più individui offrendo strumenti di sviluppo, solidarietà e integrazione sia a livello individuale che collettivo. Tra i principali beneficianti i bambini che mostrano nella fase adolescenziale un forte desiderio di appartenenza a un gruppo. Tra le motivazioni che delineano il concetto di socializzazioni abbiamo da un lato l’occasione di incontrare persone nuove e vivere esperienze di squadra, dall’altro il mantenimento della forma per una migliore prestanza fisica e in salute. Tra gli sport più diffusi e praticati dalla giovane età troviamo il calcio, il nuoto, la pallavolo, il basket e il tennis anche se, nel settentrione in particolare, vanno diffondendosi sia per caratterizzazione geografica che per possibilità economiche più vantaggiose, altre discipline come la canoa, l’equitazione, il golf e l’arrampicata. È comunque indubbio che ciò che porta i giovani a praticare sport è il forte valore di socializzazione, un “veicolo” utile per fare esperienze di crescita testando limiti e potenzialità, creare relazioni e sviluppare attitudini. L’esercizio fisico può prevenire o ridurre possibili malattie e alterazioni psicofisiche nel bambino, esalta e delinea gli aspetti caratteriali della personalità anche nell’adulto, e dona maggiore fiducia e sicurezza nell’anziano.

Nelle sue satire, Giovenale riportò nel I secolo d.C. il bisogno di pregare gli dei affinché ci sia “una mente sana in un corpo sano” criticando quegli uomini impegnati nel raggiungimento della ricchezza e della fama in quanto visti come aspetti dannosi ed effimeri. Giovenale prese le distanze sia dalla concezione romana dell’attività fisica che, vista in ottica di addestramento militare, di devozione religiosa o di controllo sociale, sia da quella greca legata in parte al concetto di lusso e fama.

Mens sana in corpore sano.

Giovenale (Sat. X 356)

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