L’arte della caricatura: storia e significati

In: Arte On: Pubblicato da: Sara Cifarelli Hit: 3414

Può un volto umano svelare qualcosa oltre l’apparenza? Un caricaturista risponderebbe senz’altro di sì. Il suo occhio acuto e la vena umoristica riuscirebbero a catturare ed enfatizzare quei tratti essenziali, caratteristici dell’individuo.

La caricatura, un disegno dal taglio umoristico o satirico, appartiene a un linguaggio artistico volto a ridicolizzare la persona attraverso l’accentuazione dei sui tratti fisiognomici. La forzatura intenzionale dei particolari del volto (come naso, bocca, orecchie) assieme all’accentuazione degli atteggiamenti e dei gesti, esprimono la volontà di ricreare una rappresentazione di tipo grottesca, allegorica, simbolica o puramente estetica del soggetto, proponendo una tecnica parallela alla ritrattistica ma di carattere goliardico. Non si intende esprimere la natura realistica dell’individuo ma l’unione di tutti quegli elementi collegati alla sfera privata ed emozionale che lo rendono appunto unico nella sua totalità. Se corredata di scritte, può assumere la caratteristica di fumetto o satira. Chiunque di noi sarebbe disposto a farsi ritrarre da un bravo artista.. ma quanti altri sceglierebbero una caricatura come alternativa? Proprio per il suo taglio paradossale volto a “esagerare” e “caricare” caratteri di natura sia fisica che psicologica, la caricatura ci valorizza per la sua veridicità, per la sua capacità di mettere a nudo la nostra unicità.

L’individuo normalmente tende a nascondere, o quantomeno mascherare difetti e limiti, a differenza di ciò che riproporrebbe un caricaturista che andrebbe a cogliere, con pochi tratti semplici ed essenziali, le nostre peculiarità.

I primissimi esempi storici risalgono a figure grottesche della cultura egizia, etrusca e babilonese riportate su piccole sculture, rotoli di papiro e ceramiche ioniche, corinzie ed etrusche risalenti al sec. VI a.C. Tra il sec. V e IV subentrano nuove tipologie di disegni con parodie di scene mitologiche riportate su vasi ittici e cabirici della Beozia, e fliacici dell’Italia meridionale. Nella cultura ellenica e romana pigmei, gobbi danzatori riprodotti in statuette, mosaici e pittura esprimono un gusto tipico dell’ambiente alessandrino legato al mondo della commedia e del mimo con sfondi teatrali festosi ed esotici, fino alla caricatura del Crocifisso con testa d’asino nella domus Gelotiana del Palatino del III sec. d.C., un graffito con riportata la scritta “Alexamenos sebete theon” cioè “Alexamenos adora il suo dio”, dove probabilmente l’autore del disegno si prende gioco di un cristiano, Alexamenos, che prega un dio con testa asinina.  L’annessione della testa animalesca al corpo umano risale al periodo arcaico per la volontà di avvicinare e confrontare un individuo a uno specifico animale per azioni e qualità, e per essere in seguito introdotta e reinterpretata nella commedia ellenistica dai coreuti travestiti da animali con testa d’asinina.

Nel Medioevo si diffondono scene pittoriche e scultoree dal gusto orrido e mostruoso con personaggi deformi e inventati tra cui spiccano perlopiù allegorie di vizi e peccati, trovando tra i suoi migliori interpreti Hieronymus Bosch. Leonardo da Vinci con le sue “teste grottesche”, propone un vasto repertorio di studi ed esercizi volti a rappresentare la bruttezza, la deformità e l’imperfezione per Ultima cena. Altri modelli correlati sono i volti di personalità note come Dante, Petrarca e Boccaccio. Nel Seicento spiccano autori quali Mitelli, Bernini, Guercino e i fratelli Carracci, questi ultimi famosi per i “ritratti carichi”e gli affreschi della galleria Farnese, simbolo del Rinascimento italiano. Altri esempi emblematici sono gli schizzi di Gian Lorenzo Bernini conservati nella Biblioteca Apostolica Vaticana, disegni in cui nonostante la stilizzazione dell’immagine, è possibile riconoscerne l’aspetto attraverso i tratti essenziali. Famosa è la caricatura del Cardinale Scipione Borghese dall’aspetto scheletrico e malato, in contrapposizione al ritratto ufficiale che eseguì probabilmente in contemporanea. Il celebre pittore Giambattista Tiepolo realizza a partire dalla seconda metà del Settecento circa trecento disegni dedicati a personaggi di tutti i ceti sociali colti in svariate posture e sorpresi talvolta di spalle: ubriaconi, gobbi, cicisbei, frati e aristocratici con indosso lo spadino e la baùta, il tipico mantello veneziano. Il ritrattato, sempre anonimo, viene graficamente deriso per classe sociale di appartenenza. Altro esponente italiano contemporaneo al Tiepolo, Pier Leone Ghezzi ricordato per gli affreschi di Villa Falconieri a Frascati e, in particolare, per le sue caricature in penna e guazzo rappresentanti personaggi o mestieri dell’epoca in chiave satirica. I disegni contengono didascalie utili alla ricostruzione della società dell’epoca. Nella Spagna di fine Settecento, Francisco Goya produce una serie di ottanta incisioni in tecnica mista, acquaforte e acquatinta; disegni realizzati tra il 1796 e il 1799 che esprimono una dimensione cupa e irrisoria, lucida e profondamente critica dell’uomo moderno. Visioni grottesche e violente che interpretano gli aspetti negativi della vita sociale, aristocrazia e clero indifferentemente. Un momento storico-artistico necessario per la nascita e l’evoluzione delle acqueforti di Durer. In questo contesto la caricatura diviene arte autonoma legandosi all’incisione per poi configurarsi in una linea più precisa per mezzo della litografia che, col suo metodo di stampa, ne consentì la diramazione in diverse scuole d’espressione. Parliamo della scuola francese, tedesca e inglese.

Nell’Ottocento la caricatura si trasforma in un vero e proprio genere; indagata per gli studi fisiognomici o di iconografia manicomiale, troverà la propria destinazione nei primi giornali satirici. Nel 1831 Charles Philipon inaugura “La caricatura”, rinominata “Le Charivari” nel 1833, testata umoristica a cui parteciparono numerosi artisti dell’epoca come Honoré Daumier. Si ricordano tra i grandi disegnatori satirici e caricaturisti dell’epoca Paul Gavarni, Carle Vernet e Grandville, quest’ultimo ricordato per la scelta di fondere fattezze umane ed animali. Nel Novecento in Europa si diffondono le testate giornalistiche assieme all’utilizzo sempre più frequente dei disegni caricaturali. Altro autore è il napoletano Paolo Garretto che, per la sua estrema sintesi raffinata e bonaria, ripropone personaggi celebri del XX secolo passando dall’austero nero e bianco, ai toni accesi mostrandone il volto grottesco e spesso inquietante sulle pagine di importanti riviste internazionali, come “The New Yorker” e “Fortune”. Per ultimo, il marchigiano Tullio Pericoli, disegnatore di Repubblica, considerato nel panorama contemporaneo uno dei personaggi più brillanti e noti per il suo linguaggio estremamente leggero nel tratto e dinamico nella composizione.

Nell’attualità, il confine tra un caricaturista e un grafico è oramai sottile, quasi interscambiabile, per la presenza di strumentazioni tecniche sofisticate ( come computer e cellulari) che consentono largo margine espressivo a tal punto da riuscire a disegnare e colorare da vere e proprie tavole digitali. Non resta quindi che scegliere tra una matita e una penna grafica, assieme allo stile che più si predilige.

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               Leonardo da Vinci                              Carracci                                       Giambattista  Tiepolo

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               Gian Lorenzo Bernini

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              Paolo Garretto                                Tullio Pericoli

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