L'impressionismo

In: Arte On: Pubblicato da: Sara Cifarelli Hit: 202

Nel 1870 l’uscita di scena di Napoleone III porta alla nascita della terza Repubblica in Francia dove la classe dominante, una borghesia di tipo conservatrice, si arricchisce grazie allo sviluppo industriale.

A Parigi sorgono café, musei, ristoranti, sale da ballo, ferrovie, teatri e padiglioni universali costituiti da imponenti strutture in acciaio e vetro insieme alle famose serre. È il periodo dell’impressionismo, figlia di una borghesia mercantile che, pur derivando dalla scuola accademica o da atelier di filo tradizionale, resta antiaccademica e pronta a mostrare un nuovo genere di arte mai visto prima.

La generazione di questi nuovi artisti parteciperà ai Salon tentando di cambiare la mentalità popolare vivendo parallelamente un rapporto conflittuale con la società come il caso di Edouard Manet, il quale cerca costantemente il contatto con il pubblico e la sua approvazione; egli afferma che l’uomo è sotto gli occhi di tutti ma l’artista a quel tempo resta incompreso. La pittura impressionista è in rapporto con la realtà circostante in quanto realizzata en plein air dove lo studio della luce e dei riflessi dell’acqua sono alla base di una tecnica esecutiva rapida e in loco volta a rendere il senso di mobilità di tutte le cose. Avviene l’abolizione della prospettiva, del disegno e delle linee, e tutto ciò che è rappresentato in pittura è determinato dalle sensazioni momentanee. Il colore, protagonista dello stile, è applicato sulla superficie per mezzo di veloci tocchi virgolati, trattini e macchiette assieme ad un accostamento di toni puri in quanto ogni colore non esiste di per sé ma è in relazione agli altri vicini. Le innovazioni legate ai colori si basano sulla scelta, da parte degli artisti impressionisti, di prendere come esempio la figura di Eugène Delacroix, considerato tra i primi a mettere in atto gli studi scientifici di Eugène Chevreul (1786-1889). Chevreul diviene professore di chimica e direttore del reparto di tintura della fabbrica di tessuti di Gobelins di Parigi e pubblica nel 1839 il saggio Sulla legge del contrasto simultaneo dei colori e nel 1864 I colori e le loro applicazioni nelle arti industriali con l’aiuto dei cerchi cromatici nei quali espone le sue teorie sulla divisione e combinazione dei colori.

La scelta quindi di accostarsi alle stampe giapponesi resta cruciale grazie alla loro diffusione in seguito all’intensificarsi dei commerci europei con l’Estremo Oriente e che, pur realizzate da artisti contemporanei, si ricollegano all’antica tradizione nipponica secondo un disegno semplice, bidimensionale dai colori piatti in relazione a una dimensione immobile e fiabesca. Oltre agli influssi orientali, la pittura en plein air nasce grazie anche ai progressi della chimica industriale che avevano reso disponibili in commercio i primi colori a olio in tubetto assieme all’invenzione della fotografia per l’utilizzo, appunto, di apparecchi fotografici utili a cogliere dettagli che l’occhio umano non riuscirebbe naturalmente a percepire; tra i tanti proprio il maestro Degas che, a differenza di altri autori, lavorava quasi completamente in atelier utilizzando scatti fotografici e bozze. Gli autori protagonisti del movimento artistico sono Edouard Manet, Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir, Edgar Degas e Berthe Morisot dai quali è possibile comprendere quanto l’intreccio dei legami di amicizia sia stato fondamentale per la nascita di un’arte considerata rivoluzionaria, a partire dagli anni Sessanta del XIX secolo, in quanto antiaccademica e pronta a contrastare l’egemone mentalità tradizionalista. L’inizio del movimento artistico avviene il 15 aprile del 1874 quando Degas insieme a Monet, Cezanne, Pissarro, Renoir e Morisot, dopo aver visto rifiutate le loro opere dai Salon, decidono di organizzare una mostra alternativa presso lo studio fotografico di Félix Nadar, spazio concesso gratuitamente al 35 del Boulevard des Capucines di Parigi. In merito al nome scelto per il gruppo, l’idea nasce dal titolo di un’opera di Monet, Impressione, sole nascente del 1878, dove non vi è alcuna traccia del disegno in quanto le pennellate sono dettate dalle sensazioni provocate dall’aurora. Quando, presso lo studio di Nadar, il pubblico chiese a Monet cosa scrivere come titolo dell’opera, destinata al catalogo, egli rispose: «dato che ovviamente non poteva passare per una vista di Le Havre, risposi: Scrivete Impressione».

impressionismo

Claude Monet, Impressione, sole nascente, 48x63 cm, olio su tela, 1872


Bibliografia consigliata:


G. Cricco, F. P. Di Teodoro, Itinerario nell’arte, vol. 3, Bologna, 2009
G. Crepaldi, Grande atlante dell’impressionismo, Milano, 2006
M. Frank, Giardini dipinti. Il giardino nella pittura europea dal Medioevo al primo Novecento, Verona, 2008
P. De Vecchi, E. Cerchiari, Arte nel tempo. Dal Postimpressionismo al Postmoderno, vol.3, tomo II, Milano, 2010
R. Barilli, L’alba del contemporaneo, Milano, 1996
R. Barilli, L’arte contemporanea. Da Cézanne alle ultime tendenze, Milano, 2005

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