L'attivo e il passivo nel mancante di Lacan - Prima parte

In: Psicologia On: Pubblicato da: Sara Cifarelli Hit: 550

La teoria di Lacan, non così conosciuto ed approfondito come per i temi della psicanalisi di Freud o Jung, è complessa in quanto approfondisce il Mancante. Per vedere come nascono le identità che sono due e che rappresentano le tipologie umane, nella loro espressione identitaria, dobbiamo cominciare parlando dell’uomo dalla nascita, portatore di profonde aperture a livello psicanalitico.

Dopo la nascita, il bambino si stacca dalla madre come entità umana, fisica, psicologica e, separandosi dal feto, avviene un’incredibile simbiosi paragonabile a un miracolo, qualcosa che nemmeno gli psicologi più preparati riescono a definire. Questa componente così profonda che si instaura tra il bambino e la madre è talmente complessa che nessuno è riuscito a definirla interamente. Il bambino trovandosi dopo la nascita, a contatto con la madre, non ha chiarezza della realtà eccetto il suo forte odore e le ombre che si muovono. Pian piano che le immagini si dilatano e acquistano sempre più importanza definendosi più chiaramente, il bambino riesce a vedere il volto della madre e in quel momento – sostiene Lacan – scatta il meccanismo dello sguardo e del sorriso rimanendone perpetuamente affascinato, sino alla morte. Nella posizione affettiva, quando la madre lo prende tra le braccia il bambino tocca il seno come qualche cosa di proprio, un segno di appartenenza. Dopo l’allattamento prende avvio di un primo processo di indipendenza accompagnato da scambio di gesti, carezze, suoni, una condizione intima tale da potersi definire erotica, seppur materna. Lo svezzamento è un processo complesso. In quel periodo di vita non tutte le madri riescono a sostenere un equilibrio a causa dell’ansia e dell’insicurezza che il bambino trasmette sottoforma di nevrosi per il suo attaccamento al seno. Nella convulsione il bambino cresce con davanti – secondo Lacan – lo specchio di se stesso e si avvia una maturazione particolare e misteriosa. Nella crescita si raddoppia questo concetto affascinante di attrazione che nel corso dello sviluppo viene chiamato desiderio. In seguito, quando il bambino comincia a camminare dando i primi segni di autonomia, si rende conto di essere un’entità separata dalla madre iniziando a manifestare i famosi pianti di abbandono poiché non vuole assolutamente staccarsi dalla madre come entità. Questo distacco Lacan lo chiama il Mancante che si protrae per tutta la vita. Quindi, staccandosi dal Mancante – e portandoselo appresso - avvengono una serie di complessi processi nevrotici che il bambino fatica a leggere, simboleggiati da morsi e sputi percepiti da noi come uno scorretto modo di porsi e che in realtà rispecchiano la reazione del Mancante, molto più sentito in quell’arco di vita.

Il bambino fatica a trovare la propria identità andando incontro a conflitti di depressione come i pianti apparentemente incomprensibili. Lo stato di abbandono e l’inizio del processo di indipendenza creano una condizione di vuoto che è qualche cosa di indefinibile e di particolarmente delicato. Nell’inserimento della scuola materna il bambino distrae per un attimo il suo Mancante andando incontro agli altri, socializzando e riacquistando l’identità di ‘altri come lui’ ma resta comunque la difficoltà del rapporto con l’altro perché davanti a lui c’è sempre il Sembiante della madre. Resta un aspetto positivo, il legame coi compagni supera quell’atteggiamento di indipendenza nevrotica e nel tempo il bambino si affeziona cominciando a dialogare. Ed ecco che il linguaggio non è più fine a se stesso, non riguarda più la madre ma si apre al mondo esterno. La comparsa e la scomparsa della madre favorisce l’immaginario ma senza questa continua ondulazione tale processo non avverrebbe.

L’immaginario simbolico si crea nell’oscillazione di scomparsa della madre, che deve sparire e ritornare, non essere sempre presente poiché, in questo modo, il bambino si sente oppresso e non può più desiderare il Mancante. E allora, l’ondulazione della presenza-non presenza aiuta ad attivare nel bambino l’immaginario simbolico estraendo condizioni mentali, superando il Mancante della madre. Nell’età dell’adolescenza abbiamo un periodo di rapporti conflittuali sull’identità e il non riconoscersi è potenzialmente facile, partendo dalla fisionomia del corpo a causa dei difetti estetici percepiti dal ragazzo che non si accetta fisicamente credendo di non piacere alla madre, il suo specchio. Un conflitto esistenziale dato dai rapporti tormentati col Super Io e la negazione con l’altro, visto come un trauma, una identità che lo allontana tanto che gli adolescenti sono spesso chiusi nelle loro stanze intenti a tracciare una mappa geografica del “dove e con chi andare”, sempre tenendo conto del tratto Mancante della madre traslato in un altro semplicemente per necessità. Addirittura tali scelte potranno essere fatte in rapporto alla fisionomia della madre. Dipende poi se la madre è riuscita a dominare positivamente questo sviluppo evolutivo, se chiude l’Io o se lo apre, se chiude il Mancante o lo favorisce. Nel primo caso il futuro uomo crescerà dominato, patogeno, schizofrenico. Nella condizione di questo atteggiamento determinante della madre, portatrice di danno o di salvezza, avviene la crescita della personalità che si definisce per due tipologie; l’identità attiva e l’identità passiva che ne determineranno il comportamento e manifestazione del conscio. Accade quindi una specie di separazione dovuta all’individuo stesso che nel Mancante assume un atteggiamento psicologico andando a definirne le caratteristiche attraverso la gestualità, il linguaggio, l’equilibrio assieme a tutte quelle componenti che ruotano attorno l’identità. Come si definisce l’attivo? L’attivo nel Mancante è presente in quel soggetto intento a lavorare costantemente per il Mancante, ed è lì che si compie la tipologia. Un esempio sono le persone che si svegliano presto la mattina e lavorano.. lavorano.. Il fatto di essere costantemente occupati senza a volte una motivazione effettiva, ne definisce l’identità attiva. Persone intente a svolgere mansioni diverse, dilaniate dall’atto del procedere, armate di piccone. Nella loro patologia, l’essere attivi nasce da un’angoscia intenta alla continua produzione in una forma quasi schizofrenica del procedere nell’atteggiamento, come l’immagine di una ruota che gira senza fine. Riposano poco perché la loro identità è protratta all’attivo che si tramuta quindi in angoscia. Nella patologia di tale comportamento – espresso da Lacan – queste persone non sono aiutate dall’immaginario attivo per cui sono portate a vivere una angoscia tremenda, a crisi emotive e di solitudine nel contesto ambientale ed affettivo. Non rendendo attivo l’immaginario non si rende attiva la sfera neurologica. Non essendo abituati all’autocontrollo sono soggetti suscettibili che non hanno la capacità di controllare le emozioni. E’ essenziale rendere attivo l’immaginario, quel sedativo capace di controllare lo squilibrio neurologico che ci aiuta a raggiungere un equilibrio identitario. La perdita del mancante è determinante in questa ostinazione nel rendersi attivi scompensando l’equilibrio interiore. E’ necessario spostare l’ossessione del Mancante attraverso piccole attività come la lettura di un libro, una passeggiata, ascoltare la musica, altrimenti rischierà di fare male a se stesso e a chi gli sta attorno a causa del suo nervosismo. L’identità attiva è di colui che è destinato a essere un paranoico – alienato, schizofrenico, pazzoide -; l’ostinazione del Mancante porta dei livelli di squilibrio notevoli perché l’Attivo non arrendendosi al Passivo non accetta l’immaginario ritenendolo inutile.

Ma che cos’è l’Immaginario Simbolico dunque? Sono gli archetipi, i miti. Tutto ciò che si definisce ancestrale, storico, leggenda. La cultura per estensione, secondo la scelta dell’individuo appartenente per classe e territorio a determinati usi e costumi. La forza dell’immaginario è raccontato nella mia pubblicazione “Dove vivono i bambini” un libro sulla psicanalisi del fiabesco – Grimm, Andersen, Carol – è la terapia dello squilibrio del Mancante. Attivo e Passivo si possono considerare le due estremità del Mancante, le due tipologie della vita. Quello che avviene di magico nel nostro profondo è la relazione col Fantasma, il lato del procedere del desiderio che ci sfinisce una vita intera e, attraverso di lui, si sviluppa la personalità, nel positivo e nel negativo – spiega Freud -, portavoce di sogni, nevrosi e tutti quei conflitti legati all’identità. Il desiderio è l’elemento che scatena tutti i disturbi della personalità poiché il traino del desiderio ci impegna tutta la vita, fino all’ultimo giorno della nostra esistenza. Senza Freud non avremmo mai potuto conoscere noi stessi tra desideri, conflitti e paure, così fragili e così meravigliosi, portatori di forze incredibili.

Una sera Freud e Jung decisero di partire per l’America. Dopo tre giorni di viaggio, un pomeriggio vicino alla sera, mentre Freud con attorno al collo una sciarpa gustando un sigaro, pensando disse al collega:

“Cosa dici caro amico.. loro non sanno che noi in questo momento stiamo portando la peste..”

Seminario di approfondimento di psicologia dedicato alla mostra Passaggi d'identità a cura del critico d'arte Ives Celli e rielaborato dal curatore artistico Sara Cifarelli.

Ives Celli -critico d’arte contemporanea, esperto dell’Immaginario

popie@libero.it

L’ATTIVO E IL PASSIVO NEL MANCANTE DI LACAN (Seconda Parte) https://www.needfile.it/blog/l-attivo-nel-mancante-di-lacan-seconda-parte-b121.html per continuare con la seconda parte.



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