Il Simposio di Platone: L' eros e l'amore

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Il Simposio è uno dei dialoghi più famosi di Platone, tratta del tema dell'amore e dell'eros. Già il titolo evoca un banchetto e infatti simposio significa in greco letteralmente "bere insieme".

Così io sostengo che Amore è il più antico fra gli dei, il più meritevole d'onore e quello che è più padrone di spingere gli uomini, da vivi e da morti, all'acquisto della virtù e della felicità." (Simposio) Questa è una frase di Platone, determinato filosofo della Grecia antica definiva l'amore, o eros, quell' esperienza che tutti facciamo, prima o poi, e che perciò crediamo di conoscere in tutti i suoi aspetti. Nel Simposio (o Convito) Platone affronta la problematica dell'anima mettendola in rapporto con il tema dell'eros.

Nel Convito il filosofo racconta che un giorno Socrate ed alcuni suoi amici intellettuali si ritrovano insieme per un banchetto durante il quale i vari commensali espongono a turno le proprie idee riguardo il tema dell'amore. Un personaggio, per esempio, sostiene che l'amore si riduce solo all'attrazione fisica fra gli esseri umani; un altro afferma che gli esseri umani provano il sentimento d'amore perchè in origine essi erano costituiti da due parti, ma avendo offeso gli dei sono stati divisi in due, per cui adesso l'essere umano è infelice e alla continua ricerca della sua "metà". Quest'ultimo in questione è Aristofane, un celebre commediografo dell'età socratica (400 a. C.) che sceglie il mito come veicolo per esprimere la sua opinione sull'Eros in occasione del Simposio organizzato dal poeta tragico Agatone. Il comico racconta, come già accennato, che tempo addietro non esistevano, come adesso, soltanto due sessi, bensì tre: quello maschile,femminile e quello androgino (esseri che avevano in comune caratteristiche femminili e maschili). Gli esseri umani avevano due teste, quattro braccia, quattro mani, quattro gambe, due organi sessuali ed erano tondi. Per via di queste caratteristiche l'uomo si credeva superiore agli dei e cercò di scalare l'Olimpo. Per questa sua presunzione inaccettabile Zeus decise di punirlo dividendolo in due. Gli uomini si trovarono così separati, alla continua e disperata ricerca della propria metà perduta. "Ciascuna metà, desiderando fortemente l'altra metà che era sua, tendeva a raggiungerla. E gettandosi attorno le braccia e stringendosi forte l'una all'altra, desiderando fortemente di fondersi insieme, morivano di fame e di inattività, perché ciascuna delle parti non voleva fare nulla separata dall'altra(Ivi, p. 89 – 191 ". Zeus preso da compassione trasportò gli organi sessuali sul davanti e fece in modo che la generazione avvenisse tra il maschio e la femmina.

L'uomo quindi attraverso l'amore cerca di tornare alla sua antica natura di fare del duo l'uno. A questo punto, dopo che anche altri hanno avuto l'occasione di esprimere le loro opinioni, interviene anche Socrate che racconta di essere stato istruito in proposito da una sacerdotessa di nome Diotima dalla quale egli ha appreso il mito dell'Eros. Secondo il racconto riferito da Socrate, Eros è un intermedio fra gli uomini e gli dei, la cui nascita è collegata alla nascita di Afrodite, la dea dell'amore e della bellezza. Infatti, quando nacque questa dea ci fu una grande festa, alla quale prese parte anche Poros, il dio dell'astuzia. Il dio Poros si ubriacò tanto da non capire più niente e quando la dea della Povertà, Penia, si accorse che il dio non era più padrone di sè decise di approfittarne per unirsi con lui. Da questa strana unione nacque proprio Eros, un quasi-dio, ma anche un essere demoniaco la cui dimora abituale sarebbe stata proprio l'anima dell uomo, destinataria dei suoi impulsi e dei suoi stimoli. Eros fa nascere nell'animo umano una condizione di "desiderio", più precisamente desiderio di bellezza, in quanto egli non la possiede. Ed è proprio questa condizione intermedia fra la mancanza e il possesso a essere la condizione caratteristica dell'uomo, in quanto fra l'uomo e la verità vi è lo stesso rapporto che c'è fra Eros e la bellezza. L'uomo infatti non è solo "sofo", cioè sapiente, ma è filo-sofo, cioè "desideroso" della sapienza. Il rapporto fra amore è filosofia infatti è particolarmente stretto, perchè proprio Eros è la forza potente che insinuandosi nell'anima dell'uomo la spinge a compiere un complesso percorso verso la bellezza e verso la verità. La prima forma di manifestazione dell'eros all'interno dell'anima umana la si ha quando una persona si innamora di un'altra persona. Nell'anima della persona innamorata nasce infatti un prepotente desiderio della bellezza fisica della persona amata. Per l'anima, però, la sola bellezza "visibile" di una persona non può assolutamente bastare, per cui essa sarà presa dal desiderio di contemplare la bellezza " invisibile" presente nell'anima della persona amata e capirà che è proprio lì e non nel corpo che risiede la vera bellezza, perchè la bellezza del corpo inevitabilmente sfiorisce e si perde, mentre la bellezza dell'anima non morirà mai. Ma la contemplazione della bellezza presente nell'anima della persona amata serve per preparare e stimolare la nostra anima verso la conoscenza della verità, in quanto conclusione della scala ascendente lungo la quale l'anima è stata guidata dall'Amore: la contemplazione della bellezza in se stessa, che non può esistere in questo mondo materiale, ma solo nell'Iperuranio. Platone con questo mito intende dire che la filosofia è propriamente una tensione "erotica" verso la verità.

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