Il Cubismo tra collage e assemblaggi

In: Arte On: Pubblicato da: Sara Cifarelli Hit: 482

Con l’avvento delle Avanguardie, nei primi trent’anni del Novecento ogni forma di accademismo tradizionale verrà sostituita da nuovi linguaggi artistici grazie all’introduzione di tecniche e materiali inediti.

Nel 1912 Pablo Picasso (Malaga, 1881 – Mougins, 1973) e Georges Braque (Argenteuil, 1882 – Parigi, 1963), massimi interpreti e promotori del Cubismo, realizzano i primi collage. La storia del movimento cubista si sviluppa attraverso un intreccio sperimentale che lega i due maestri, un sodalizio nato a Parigi nel 1907 (anno di inizio del Cubismo con Les demoiselles d’Avignon di Picasso) guidandoli nella sperimentazione ardente di nuovi linguaggi artistici nel rispetto delle loro personalità. Tra le diverse fasi artistiche che il movimento attraversa, la nascita del collage avviene proprio tra il 1912 e il 1913, periodo in cui Picasso e Braque indirizzano le ricerche verso una ricomposizione degli oggetti precedentemente frammentati in oggetti nuovi e fantasiosi, riconoscibili nelle loro fattezze ma autonomi per forma e colore. È la fase del Cubismo sintetico ove l’artista tenta di creare nuovi soggetti svincolandoli dai limiti della pittura ad olio. La tecnica dei papiers collés (carte incollate) introdotta da Braque consiste nell’applicare sulla tela ritagli di giornale e carte da parati di tipologie diverse per qualità e colori, a differenza di Picasso che utilizza materiali eterogenei quali stoffe, gesso, legno e paglia per mezzo di collages (incollaggi). Braque spiega <<La messa a punto del colore è arrivata con i papiérs collés. In questo modo si è giunti a dissociare nettamente il colore dalla forma e ad osservare l’indipendenza del primo dalla seconda, poiché era questa la grande scoperta: il colore agisce simultaneamente con la forma ma non ha nulla a che fare con essa>>. Natura morta con sedia impagliata, opera di Picasso del 1912 è considerata il primo collage nella storia dell’arte realizzato incollando su una tela ovale un pezzo di tela cerata con stampato il motivo del canneté di una sedia ponendo attorno al perimetro del supporto una corda come cornice. L’opera rappresenta una natura morta ambientata all’interno di un caffè.

Nella composizione è presente un limone tagliato a metà e un’ostrica, al centro un bicchiere scomposto analiticamente e a sinistra un giornale e una pipa, il tutto tinto dei colori del bruno perfettamente intonati alla scelta dei soggetti come la trama della sedia. Una soluzione metodica, colta e raffinata, per la volontà di connettere il soggetto (la paglia) finto, al materiale (la tela cerata) vero, entrambi però immaginari nel momento in cui rappresentano una sedia. Una scelta stilistica che ci consente di capire quanto sia labile il confine tra realtà e rappresentazione. Nello stesso anno anche Braque realizza la sua prima opera significativa, Piatto di frutta e bicchiere, un collage realizzato con carta stampata a finto legno e carboncino. Per queste tipologie di realizzazioni vengono utilizzate colle di origine animale o vegetale, e tra le carte più utilizzate assieme a quella da parati e da decorazione, è la carta di giornale. Due tecniche diverse le loro, che incidono sul risultato; Picasso lavora in modo più diretto e i frammenti cartacei sono spesso strappati e applicati con spilli sui supporti, a differenza di Braque, mastro artigiano, che ritaglia e incolla con maggiore cura e attenzione i materiali scelti in relazione al loro significato. Altri elementi cari a Picasso per la scomposizione della forma sono gli “assemblaggi” che incanalano la sperimentazione artistica nella produzione di una serie di bassorilievi in cartoncino, premessa dei papiers collés e componente fondamentale per le realizzazioni pittoriche successive. L’assemblaggio, azione consistente nell’incollare, avvitare bulloni e tutti quei materiali che fanno parte di una logica scultorea, resta tra le tecniche scultoree più innovative del tempo. Si cita Chitarra, prodotta da Picasso sempre nel 1912 combinando più piani di cartone elaborando la forma desiderata attraverso la linea di contorno, l’interazione di geometrie concave e convesse e una più grezza matericità, attributo fondamentale della scultura fino a quel momento. Chitarra quindi, come gli altri strumenti musicali in cartone, dichiara un linguaggio nuovo e basato su una continuità di rapporti geometrici tra più ripiani nello spazio, spianando la strada alle opere dei costruttivisti russi. Oltre alla perdita del colore, si utilizzano materiali facilmente deperibili (cartone, filo di ferro, latta) introducendo così nuovi interrogativi nell’arte come la durata e la fragilità delle cose. Si passa dalle sculture accademiche in marmo e bronzo provviste di piedistallo, a sculture composte da materiali fragili e apposti al muro, considerate un ibrido tra le due arti tradizionali. Una metodica sicuramente innovativa che sposa nuove concezioni e prospettive strutturate secondo la forma del tempo, componente universale che plasma ogni cosa esistente attraverso una molteplicità di visione espressa dalla figura del cubo. Alla radice del movimento, genesi e metamorfosi di tale linguaggio, il cubo può essere associato a qualsiasi soggetto, compresa la figura umana.

La realtà che percepiamo mediante la vista è spesso diversissima dalla realtà vera, ne è la prova la visione di un bambino che, involontariamente, disegnando una semplice casa esprime una percezione istintiva della realtà rappresentandone le facciate. Nei suoi ultimi anni di vita, lodato dalla critica e universalmente celebrato, Picasso amava ripetere, non senza una nota di autocompiacimento <<A tredici anni dipingevo come Raffaello. Ci ho messo tutta una vita per imparare a dipingere come un bambino>>.

P. Picasso, Natura morta con sedia intagliata, collage, olio, tela cerata, corda su tela, 1912

G. Braque, Piatto di frutta e bicchiere, carta e carboncino, 1912

       

P. Picasso, Chitarra, cartoncino, spago e filo metallico, 1912

Bibliografia consigliata:
G. Cricco, F. P. Di Teodoro, Itinerario nell’arte, vol. 3, Bologna, 2009
P. De Vecchi, E. Cerchiari, Arte nel tempo. Dal Postimpressionismo al Postmoderno, vol 3 tomo II, Milano, 2000
M. Pugliese, Tecnica Mista, Milano, 2006

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