Il collage: decostruire per ricostruire il reale

In: Arte On: Pubblicato da: Sara Cifarelli Hit: 141

L’uso di questi materiali, che mantengono la loro originaria identità all’interno del nuovo contesto pittorico, sfidava alcuni dei più saldi postulati ereditati dagli artisti occidentali a partire dal Rinascimento.

L’uso di questi materiali, che mantengono la loro originaria identità all’interno del nuovo contesto pittorico, sfidava alcuni dei più saldi postulati ereditati dagli artisti occidentali a partire dal Rinascimento.

L’invenzione del collage mette in discussione le nozioni prevalenti di come e cosa rappresenti un’opera d’arte, di quali materiali un artista possa usare; apre anche il dibattito sulla più recente definizione romantica di cosa costituisca originalità e autenticità di un’opera d’arte.

Christine Poggi

La tecnica del collage consiste nell’applicare ritagli di materiali differenti - carte colorate, pezzi di giornale, tessuti, pellicole fotografiche ecc - su un supporto bidimensionale. Il collage, di derivazione francese per ritaglio e incollatura – papier collé e découpage – si diffuse in Europa nell’Ottocento giustapponendo elementi diversi nell’ambito devozionale per la produzione di piccoli quadri religiosi o per la decorazione di diari; una tecnica povera che nel settore artistico accosta o sovrappone parzialmente materiale iconografico già composto, definendosi un momento di rottura dalle tecniche nobili quali la pittura e il disegno. Introdotta ufficialmente come tecnica artistica da Picasso con Natura morta con sedia impagliata del 1912, l’opera è dichiarata il primo esempio di collage nella storia dell’arte ove è presente un pezzo di tela cerata con stampato il motivo del canneté per la rappresentazione della sedia con attorno una corda come cornice. Braque negli stessi anni scoprì una carta da parati finto legno, la nuova cifra stilistica del movimento artistico. Si citano tra i materiali utilizzati gli spilli applicati ai fogli nelle composizioni di Picasso come Testa di Arlecchino del ‘13, che rendono la maschera staccabile o ancora Juan Gris che, in Il lavabo incollò sulla tela frammenti di uno specchio per ovviare agli effetti delle superfici specchianti.

Tra i futuristi il collage dichiarò un taglio dal passato. Il primo Severini che applicò dei lustrini alla tela di Ballerina blu del ‘12 o Sironi in Venere dei porti del ‘14, con rappresentata una figura femminile simile a un manichino composta da tipologie di carte diverse - da spolvero, di libro e giornale - un collage utilizzato con finalità plastica e compositiva. La scelta dei materiali compositivi non è causale in quanto la pasta di legno invecchia precocemente per la sua produzione meccanica e a basso costo, a differenza della carta del libro, più pregiata e resistente. La carta da spolvero infine, economica e dal colore giallo chiaro, da sempre venduta a rotoli e utilizzata per disegni preparatori, è utilizzata dall’artista come supporto sul quale applicare frammenti di carta intervenendo poi con le tempere. Soffermandoci sull’esempio di Sironi, notiamo la presenza di frammenti di tre quotidiani di nazionalità diverse e più pagine di uno stesso testo in lingua spagnola. La ciminiera è composta nella metà superiore da carta da spolvero e sotto da carta ingiallita di un giornale spagnolo. Determinanti le scritte che permettono di datare l’opera grazie alla presenza del quotidiano La Tribuna del 2 aprile 1919. La luce radente e la retroilluminazione dell’opera evidenziano la sovrapposizione di strati di carta sovrapposti e ricoperti dal colore visibili all’altezza della testa, delle braccia e della gonna. Le radiografie accertano che l’opera sia stata elaborata in più tempi abbinando componenti futuriste a metafisiche.

A differenza dei cubisti, i futuristi utilizzarono principalmente frammenti di giornali selezionando titoli e parole inerenti al significato dell’opera che intendevano realizzare, termini generalmente connessi al fascismo. Altri interpreti successivi restano Joan Mirò legato alla rappresentazione del subconscio utilizzando differenti tipologie di carte come la carta vetrata e catramata (supporti ruvidi e scuri che suscitano sensazioni negative) negli esempi tra il 1928 e il 1929 applicando fori a spillo su una base di carta floccata - una carta per artisti creata soffiando materiale fibroso su un foglio preparato con un rivestimento di colla o vernice - e negli anni quaranta Henri Matisse che ritagliò inizialmente sagome in negativo - cut-outs - da fogli di carta su tela sino alle grandi composizioni di ritagli di carta Canson dipinti con uno unico strato di tempera a guazzo - acqua, colla pigmento - steso a pennello piatto. Subentrano poi le icone pop di Richard Hamilton che integra e accosta slogan e immagini pubblicitarie, o Mimmo Rotella nel Nouveaux realism rinnovando il linguaggio delle pubbliche affissioni secondo la variante del décollage, ovvero la lacerazione/strappo di immagini preesistenti.

Parola d’ordine: decostruire per ricostruire, dare forma a un cambiamento che ha rispecchiato mutamenti sociali, politici e culturali. Il gesto come atto creativo legato all’utilizzo di materiali poveri a pari passo con l’avanzata tecnologica.

Georges Braque, Violin and Pipe, 1913

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