I punti fondamentali delle visioni di Gabriele D'Annunzio

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D’Annunzio nasce a Pescara nel 1863 e studia a Roma senza tuttavia laurearsi. Diventa in breve tempo protagonista della vita culturale e sociale della città. Sposa una duchessa con cui ha tre figli, ma presto abbandona la famiglia. In seguito, nelle sue numerose relazioni, ebbe altri figli, sempre vivendo nel lusso e dedicandosi alla continua ricerca di oggetti raffinati e insoliti.

Era convinto che l'uomo dovesse lottare con coraggio e disprezzare la troppa tranquillità. Per questo la Prima Guerra Mondiale fu per lui il momento ideale per far conoscere il suo pensiero e mettersi alla prova come uomo. Si arruolò nell'esercito e partecipò a numerose azioni belliche. Finita la guerra marciò su Fiume per occuparla. In seguito salutò con favore l'avvento del fascismo di cui era sostenitore e trascorse gli ultimi anni di vita sul Lago di Garda, nella villa chiamata il Vittoriale che riempì di strani oggetti e opere d'arte. Morì qui nel 1938.
Esordì giovanissimo con Primo Vere, ma è fra il 1903-1904 che possiamo collocare le raccolte poetiche maggiori: Le Laudi del mare della terra e degli eroi. Per quanto riguarda la prosa sono famosi i suoi romanzi Il Piacere, che ha per protagonista un giovane aristocratico di nome Andrea Sperelli; L'innocente e Il Trionfo della morte che è un romanzo psicologico in cui la trama vera e propria cede il posto all'introspezione psicologica del protagonista. Scrisse anche alcuni testi teatrali tra cui Francesca da Rimini, La Figlia di Iorio, La fiaccola sotto il moggio e altri.

POETICA

Rifiutava la ragione come strumento di conoscenza: per lui bisognava abbandonarsi all'istinto e ai sensi per cogliere la vita segreta dell'uomo e della natura. Anche la sua poesia esprimeva questa ricerca continua di armonia che credeva fosse nascosta in ogni cosa dell'universo. In quest'ottica si inquadra bene il mito del superuomo di cui fu sostenitore: un uomo proteso verso l'avventura e il desiderio di affermazione attraverso imprese eroiche ed eccezionali.


I  punti fondamentali della concezione della vita e dell’arte del D’Annunzio sono questi:
a)- panismo (o identificazione del poeta con la natura, identificazione voluttuosa, piena di brame inesauribili, per tutto diversa da quella ingenua, affettuosa e pura del Pascoli).
b)- super-umanismo o super-omismo fondato sul concetto che l’artista è un demiurgo, un dio, e che, perciò, gli è lecito fare tutte le esperienze che intende esprimere in arte, senza alcuni limiti morali (identità di arte-vita al di là del bene e del male).
c)- estetismo, cioè ricerca costante e artificiosa della raffinatezza e del fasto.


STILE DEL D’ANNUNZIO
Possiamo definirlo con un aggettivo solo: stile fastoso, cioè straricco di immagini e di mezzi espressivi (parole comuni e parole rare, parole vecchie come alcune desunte dal vocabolario del ’200 e del ’300, parole nuove cioè inventate da lui, ritmi metrici di tutte le specie, classici, medievali, rinascimentali, popolari, liberi come quelli futuristi).
Erede, come egli si stimava, di tutti gli scrittori del passato e demiurgo dell’avvenire, egli fonda nelle sue opere i modi dello stile di Omero, di Virgilio, degli stilnovisti, di Dante, di Boccaccio, degli umanisti, dei seicentisti in modo particolare dei veristi (soprattutto nelle “Novelle della Pescara”) e soprattutto dei decadentisti.


Che cosa c’è del decadentismo nel D’Annunzio ?
1) la concezione dell’identità fra arte e vita;
2)- l’identificazione del soggetto con l’oggetto;
3)- la concezione che l’arte è frutto di un misterioso lavorio che si verifica  nel profondo dell’essere con il contributo di energie e di modi  ereditati dalla stirpe umana, meglio definita, e potenziati dal temperamento dalla cultura dell’artista.
4)- il culto quasi fanatico della forma, intesa come immagine, parola, musica.
5)- la predilezione per le complicatezze psicologiche di qualunque specie esse siano: complicatezze nelle lussuria, nel godimento dei piaceri che offre la natura nella descrizione di stati d’animo improntati a violenza, vendetta, fanatismo, ecc.

Da ricordare che la teoria del sub-strato, mentre dal Pascoli è simboleggiata dal fanciullino, nel D’Annunzio è simboleggiata dal centauro in cui le forze animalesche, agili, plastiche, vigorose, sono utilizzate da un petto e testa d’uomo, cioè dal sentimento e dall’intelletto umano.
Nel ditirambo “La morte del cervo” un centauro, dopo aver schiantato ed ucciso il cervo (Il super-uomo che schiaccia l’essere inferiore) appare al poeta “bellissimo: in ogni muscolo, gli fremeva una vita inimitabile

OPERE DEL D’ANNUNZIO.


Si suole distinguere l’immensa produzione dannunziana un quattro periodi:

1)- periodo dell’adolescenza  in cui imita il Carducci (nella raccolta   “Canto novo”)  e i veristi (nella raccolta “Novelle della Pescara”).
2)- periodo della sensibilità raffinata  e della sensualità estetizzante in cui subisce l’influsso  dei decadentisti europei (dal 1884 al 1894); le opere di questo periodo sono: “Intermezzo di rime” (1884), “Isotteo” ( 1886), “Le elegie romane” (1892). I romanzi “Il piacere” (1889), “Giovanni Episcopo” (1891), “L’Innocente” (1892). Chiude questo periodo la raccolta di poesie intitolata “Poema paradisiaco” (1893) la cui ispirazione è voluttuosa e languida come quella de “Il piacere”.
3)- periodo del super-omismo (1894/1912). Distinguiamo in questo periodo:
a)- romanzi: “Il trionfo della morte” (1894), che è forse il migliore fra i romanzi del D’Annunzio e “Le vergini delle rocce” e il “Fuoco” (1900), “Forse che sì, forse che no”.
b)- opere in versi : “Laudi”, divise in cinque libri dei quali i primi tre (“Maia”, “Elettra”, “Alcyone”) furono pubblicati nel 1903, gli altri due (“Merope”, “Asterope”)  dal 1912 in poi.
c)- opere teatrali: “La città morta”, “La gioconda”, ambedue del 1901, la “Francesca da Rimini” (1902), “La figlia di Jorio” (1904), “La fiaccola sotto il moggio” (1905), “Più che l’amore“ (1906), “La nave” (1909), “Fedra” (1909).
4)- periodo in cui il D’Annunzio diventa uomo e meno super-uomo e quindi scrive cose che i critici oggi riconoscono più valide.; ricordiamo soprattutto le prose: “La contemplazione della morte“ (1912), “Il notturno” (1916), scritto quando era bendato per una ferita ad un occhio ricevuta in una azione di guerra. “Le faville del maglio” (dal 1924 al 1928), bellissima opera autobiografica. “Il libro segreto” (1935).

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