Fabio Bedin l'artista poliedrico

In: Arte On: Pubblicato da: Sara Cifarelli e Giulia Comunian Hit: 122

"Senza arte sono come senza midollo". F. Bedin

Un raccoglitore per tavolozza, un bisturi per pennello. Sono questi gli strumenti che danno vita alle tele di Fabio Bedin, navigato artista che abbandona la prima formazione astrattista per concentrarsi sul paper cutting, l’espressione più autentica della sua sensibilità artistica.

Un raccoglitore per tavolozza, un bisturi per pennello. Sono questi gli strumenti che danno vita alle tele di Fabio Bedin, navigato artista che abbandona la prima formazione astrattista per concentrarsi sul paper cutting, l’espressione più autentica della sua sensibilità artistica. I suoi soggetti non sono persone, ma personaggi: sono i volti che hanno fatto la storia e continuano a farla, indistruttibili di fronte ai fragili nuovi miti. Quelli di Fabio, tuttavia, non sono ritratti. Le sue costellazioni di carta non ci vogliono restituire la verisimiglianza assoluta; ce la vogliono suggerire trasferendola filtrata attraverso la soggettività della mano e della mente dell’artista che automaticamente prende voce e vista attraverso la bocca e gli occhi delle icone di sempre, portando a rilievo i temi salienti dell’uomo contemporaneo: l’attrazione per il bello e il lusso, la vanità, la corruzione, la brama. Per Fabio significante e significato sono perfettamente comunicanti e parlano la stessa lingua: la carta selezionata per il ritaglio rispecchia tutto ciò che costituisce l’essenza, la struttura le articolazioni del soggetto. Così Salvador Dalì, col suo frontale dirompente ci osserva da un abito fitto di stampe di orologi, uno dei simboli della sua poetica; e l’incarnato di Einsten divampa di formule, scritti e schizzi anatomici di Leonardo gettando così in una sola tela un ponte che odora di sei secoli. Questi occhi, bocche, nasi che si costruiscono dai pezzi assemblati sembrano staccarsi dalla tela per l’immediatezza con cui arrivano allo spettatore e sono contornati dal tipico segno nero dei fumetti. A volte sembrano infantili. Ma è questo che vorrei fossero.. dalle vignette ho appreso il senso dell’ironia. Quell’ironia che stimola risa e domande, i due obbiettivi primari che tengono Fabio allacciato all’arte. Sono le domande che rendono davvero interessante un’opera. Quelle domande che fanno scaturire una e poi mille storie da raccontare..

                                                                                                                                                  Giulia Comunian

Donne di carta

Sezioni di carta, ritagli che destrutturano l’immagine per ricomporla, donandole nuovi significati. Fabio Bedin artista poliedrico per la sua volontà di esprimere molteplici linguaggi artistici, è dedito a tematiche sociali vicine al teme dell’oggettivazione, un consumismo destabilizzante parte di una società frenetica impreziosita da accessori, strass, scarpe, gonne: maschere femminili. E come la donna può essere manipolata, lui stesso manipola, scruta, indaga la linea, linea che si fa forma, forme esuberanti che esprimono curve sensuali custodi di storie rosa: viaggi, incontri, sguardi, parole. Parole che arricchiscono le tele come ritagli di cruciverba, o ancora lettere che combinate creano enigmi simili a rebus. E’ davvero semplice perdersi in uno scenario così ramificato, simile alla tela di una tarantola, percorsa da un gesto che racconta tutta la complicità del gentil sesso. Manichini che si confondono a volti, volti all’eccesso, impreziositi da collane, tacchi, orecchini, rossetti, farfalle; una moltitudine di colori che esprimono vivaci verità collocati sotto una lente di ingrandimento. Donne di carta che osservano, soffrono, lottano, amano. Emancipate, solidali, silenziose, audaci nella loro eccentrica eccitazione collocandosi al centro del mondo. Libere e scomposte come il ri-taglio di Bedin che scompone un’immagine di per sé già esistente ma ricomponendola le ri-dona respiro. E a ogni ritaglio dai toni rosei una nuova vita ri-nasce, come fiori in farfalle. Luci e ombre si alternano sulla superficie dando corpo alla sua natura bestiale, una lupa imprigionata da preconcetti e costrizioni sociali intenta in ogni modo a fuggire, a farsi strada nella sua natura primitiva, l’archetipo. Deve ingegnarsi per permettere alla sua anima di evolvere, di fortificarsi lungo difficili paesaggi interiori raggiungendo naturali profondità. Lo spirito selvaggio non chiede alla donna di essere di un certo colore, classe economica o culturale: fiorisce nella misura in cui riesce ad esprimere naturalmente la sua integrità.

                                                                                                                                                  Sara Cifarelli

Fabio Bedin artist

www.gigarte.com/fabiobedin

effepaint@libero.it

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