Antoni Gaudì - L'architetto di Dio

In: Arte On: Pubblicato da: Sara Cifarelli Hit: 123

Antoni Gaudì (Reus, 25 giugno 1852 – Barcellona, 10 giugno 1926) architetto spagnolo, è considerato da sempre il massimo esponente del modernismo catalano.

Sviluppa fin da piccolo uno spiccato spirito di osservazione e un incondizionato amore per la natura che lo porteranno ad avvicinarsi allo studio dei materiali e alla decorazione applicata all’architettura. Dal 1863 al 1868 frequenta il collegio dei Padri Scolopi a Reus, laureandosi nel 1878 alla Escuela Provincial de Arquitectura di Barcellona. Grandi interpreti come Viollet-le-Duc, per la teoria statica, la commistione dei materiali e la visione più in grande della architettura medievale, e Ruskin per i principi costruttivi dell’arte gotica, saranno per Gaudì un focus di ricerca per un autentico stile catalano.

Gaudì studia e applica le tipologie strutturali locali e le tecniche di costruzione in mattoni e ceramica ispirandosi a una vegetazione mediterranea assieme alla cultura marittima del paese, esaltandone l’aspetto mistico; ad affascinarlo il Montserrat, in particolare, un rilievo montuoso nei pressi di Barcellona, caratterizzato da grotte e pinnacoli definiti da lui pittoreschi ove si erge un monastero che, secondo le leggende cattoliche, custodirebbe il sacro Graal. Lavorando per tutta la vita a Barcellona, i primi lavori realizzati tra il 1880 e il 1890 sono ancora carichi di goticismi e decorativismo arabesco, ma che nel tempo muteranno in uno stile vicino alle tecniche costruttive moderne. Attivo nel privato, Gaudì progetta lontano dal centro urbano (escludendo palazzo Guell), il complesso dell’opificio dell’Obrera Mataronense a Matarò (1878-1882), Casa Vicens (1883-1885), il padiglione da caccia della Finca Guell a Garraf (1882), Villa El Capricho (1883-1885) in cui compariranno per la prima volta le colonne inclinate, i padiglioni, le scuderie e le cancellate a Les Corts de Sarrià e Padralbes (1884) per il mecenate indiscusso, Eusebi Guell, famosi per l’utilizzo del mattone e della decorazione in ceramica policroma. Avverrà una evoluzione stilistica a cavallo dei due secoli che porteranno all’attuazione di un linguaggio consolidato. Si pensi alla casa Calvet (1898-1904) ricca di elementi naturalistici assieme alla facciata barocca o ancora la Batllò e Milà per gli elementi fitomorfi e faunistici espressi dalla fusione di nuovi materiali come il ferro e il cemento, alla pietra grezza. Superfici morbide e avvolgenti irradiano le architetture colorate e dinamiche. Tuttavia tra i progetti più celebri restano Park Guell (1900-1914) e la Sagrada Familia. Il primo, un quartiere giardino di carattere residenziale sul versante de la Montanya Pelada divenuto parco pubblico solo nel 1922 grazie alla donazione degli eredi di Guell alla municipalità, e la Sagrada, un tempio di grandi dimensioni con impianto a croce latina a cinque navate, tre facciate dedicate alle storie di Cristo (la Natività a est, la Passione a ovest, la Gloria a sud) coronata da quattro campanili e diciotto torri, di cui solo otto realizzate completamente dove predomina una verticalità che attinge da principi gotici. La basilica, commissionata alla fine del XIX secolo dalla congregazione dei Figli e delle Figlie Missionarie della Sacra Famiglia, è diventata il simbolo della città, un capolavoro incompiuto oggi Patrimonio dell’UNESCO, a cui l’architetto lavorò per quattro decenni vedendo completati alla sua morte solamente un abside, una delle torri e la facciata della Natività. Grazie alle donazioni e al ricavato degli accessi, si ipotizza che i lavori di completamento termineranno nel 2026, in occasione del centenario della morte di Gaudì. Altra sua passione gli arredi interni progettati per essere inseriti organicamente in un unicum spaziale, oggi esposti all’interno delle ville liberty e nel museo della Sagrada. Intrisa di elementi sacri e criptici monogrammi, l’architettura di Gaudì resta devota a una profonda etica che concilia elementi presenti in natura, in prevalenza primigeni, a un bisogno inconscio di abbandonarsi alla dimensione del sogno e del fantastico, in maniera quasi infantile avvicinandosi all’oggetto del piacere, al tutt’uno con lo spazio, con ogni forma dettata dalla bellezza espressa attraverso l’arte. Una dimensione onirica ove ogni individuo ritrova le sue forme familiari, e riconoscendole, con-vive nello spazio da lui scelto; secondo l’architetto uno spazio in espansione, dettato dalla risultante di forze compresse, inglobate nell’animo e pronte a esplodere verso l’esterno. Una ricerca spaziale in espansione appunto, dichiarata dalla curva iperbolica simbolo di manifestazioni dell'inconscio, della sua vita psichica interiore estremamente complessa, attiva nel suo laborioso lavoro cercando di cogliere l'essenza, la realtà vera dell’uomo, che si perde, si eclissa fino a frantumarsi.

La curva cresce contorcendosi come un elemento naturale, si interrompe per poi riprendere il suo percorso conquistando e dominando, riscoprendosi nello spazio di volta in volta nella sua dimensione ascensionale. Giunge così il momento un cui la creatività di Gaudì si fa "evocatrice di giochi" come il capriccio di un bambino intento a sperimentare modificando il mondo intorno a sé.

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