Andrea Troian: scatti di Alberi

In: Arte On: Pubblicato da: Sara Cifarelli Hit: 106

A volte è necessario rompere gli schemi per arrivare a soluzioni originali. Gli scatti vegetali di Andrea Troian recuperano scorci della città di Padova e luoghi legati alla vita del fotografo. Impressi su una pellicola Polaroid, gli alberi diverranno immagini astratte grazie a un doppio processo di manipolazione manuale e digitale. L’atto fisico diviene atto vitale, esperienza di uno sviluppo artistico sperimentato attraverso le bellezze naturali.

Il rispetto verso la pellicola giace, innescando un meccanismo di ricerca che supera le barriere tecnologiche. Mani che toccano la pellicola plasmano l’immagine, mutandola in qualcos’altro. L’albero resta riconoscibile ma scompare il mondo intorno ad esso lasciando cavità dai colori innaturali. I rami creano giochi insoliti e a volte, non riconoscibili, si trasformano in qualcosa di diverso, forse serpenti, forse braccia umane o sagome intraducibili. Così le sensazioni interiori prendono forma in graffi, macchie, ombre, luci innaturali fissandosi sulla superficie. L’occhio indaga. Si ferma. Prosegue verso ramificazioni inaspettate fino a scorgere il vuoto. Fotografie simili a dipinti, lontane da visioni analogiche e digitali. Alberi spogli che abbracciano il cielo.

Andrea Troian, fotografo nato a Feltre nel 1981, inizia la sua attività artistica nel 2006 collaborando con l’associazione Maison d’Art fino al 2010. Tra i primi lavori le due personali Polacracking e Alberi rispettivamente nel 2007 e 2009, e successivamente Dettagli urbani nel 2011, scatti fotografici dedicati alla città di Treviso. In merito alla serie degli Alberi, lavoro che si collega al tema della tesi, il fotografo la descrive in tal senso: «Sedici scatti polaroid manipolati costituiscono l’ambiente estetico in un breve racconto che cattura la mente del visitatore attraverso l'immagine degli alberi. Chiunque può perdere la vera percezione della realtà. Succede, e di solito si è consapevoli. Stiamo costruendo muri invisibili che ci proteggono dal mondo, ma alla fine è come cercare di alimentare una pianta nel buio totale : semplicemente muore». Interessato a scorci di vita quotidiana, immortala dettagli realistici utilizzando la Polaroid modello SX-70 attraverso un processo di manipolazione fotografica manuale e digitale. La serie fotografica Alberi riguarda sedici scatti fotografici arborei del territorio padovano come l’orto botanico cittadino o luoghi familiari legati all’artista. Il processo di manipolazione si divide in due parti, complementari e sempre diversi a seconda del risultato che il fotografo vuole ottenere.

• Elaborazione manuale: si procede, dopo lo scatto, alla separazione delle due pellicole che costituiscono la “pellicola Polaroid” e che distingueremo in anteriore e posteriore per diversificare quella trasparente da quella opaca retrostante. Entrambe sono ricoperte da agenti chimici sui quali si impressiona l’immagine e che verrà “alterata”, una volta inumidita la pellicola con l’acqua, dalle dita del fotografo che andrà a creare delle alterazioni nei punti di interesse. Tale processo avviene dopo aver separato le due pellicole, attendendo un periodo di tempo variabile (da un paio di ore a una settimana), in quanto non è consigliabile separarle subito dopo lo scatto perché gli agenti chimici che costituiscono il supporto sono ancora in uno stato liquido. Una volta che la pellicola impressionata si è sufficientemente indurita, i due strati si separano e da questi si va a togliere, attraverso lo sfregamento delle dita, il colore e/o i chimici di sviluppo.

• Elaborazione digitale: ottenuto l’effetto desiderato, la pellicola scelta (anteriore, posteriore o entrambe sovrapposte) viene scannerizzata e successivamente, attraverso un software, i livelli cromatici e di luminosità vengono alterati; si tratta comunque di leggere alterazioni in quanto i colori restano relativamente simili a quelli della pellicola.

Un insolito modo il suo, di modificare le pellicole; scatti in effetti tanto simili quanto lontani dalla realtà, dove prevale più il “gesto artistico” allo scatto iniziale. Come afferma il fotografo relativamente al lavoro in esame: «Non può esserci l’elaborazione fotografica senza la manipolazione fisica della pellicola: le due fasi, manuale e digitale, sono complementari e indispensabili per ottenere l’effetto che ho in mente».

Tra le tipologie di alberi rappresentati troviamo platani, giuggiole, palme, pini e ipoteticamente altre specie arboree come aceri e salici. Negli scatti N. 4 e N. 13 è evidente sullo sfondo l’effetto crackle che è stato possibile ottenere riscaldando velocemente la pellicola bagnata; lo shock termico ha causato delle crepe in superficie grazie alla rapida solidificazione degli agenti chimici. Tale procedimento può causare delle bolle d’aria che, aperte volutamente, creano ulteriori piccole increspature sulla pellicola, visibili nell’opera N. 4 sulla parte sinistra vicino ai rami. La scelta di incentrare l’attenzione sulla parte alta dove i rami e le chiome fanno da sfondo non è casuale. Andrea Troian è interessato al movimento contorto dei rami e al profilo anatomico dell’albero. Attraverso un graduale processo di semplificazione crea immagini dai profili fortemente astratti grazie a questo suo lavoro di manipolazione. La figura umana compare solo in una foto della serie a dimostrazione che l’artista non è interessato né al paesaggio né ad altre contaminazioni.

L’albero resta il protagonista indiscusso. «Immagina un giardino, un grande immenso giardino, dove crescono alberi da frutto, il sole splende sempre in un cielo sereno, dove il tempo sembra non finire mai, dove tutto sempre essere assolutamente perfetto. Questa era la mia casa. Avevo tutto, ogni cosa sembrava essere stata fatta solo per me e avevo la strana sensazione di essere “sopra le cose”. Forse anche per questo rimasi un po’ sorpreso quando un giorno, passeggiando, vidi un albero morto… non l’avevo mai visto prima. Ricordo che lo guardai con curiosità, rimasi un po’ a pensare, ma poi passai avanti e continuai nel mio cammino. Quando me ne ero ormai dimenticato… eccone ancora un altro! E’ strano, davvero strano pensai, ma ancora una volta passai avanti. Neppure lo spazio di girare il mio sguardo e mi accorsi che in lontananza c’era qualcosa, qualcosa di strano… alberi… sì, sempre alberi… ma molti erano secchi, altri erano stati tagliati. Più camminavo, più mi imbattevo in alberi senza vita. Perché tutto questo? Perché proprio adesso? Forse qualcosa… qualcuno… sì, c’era sicuramente qualcuno che stava uccidendo i miei alberi, che stava rovinando il mio mondo. Fu allora che decisi di iniziare a cercare. Cosa cercassi non lo so, forse volevo solo scappare e cercare un luogo dove ci fossero altri alberi: in tutta questa vastità sicuramente un posto dove stare l’avrei trovato. Neppure il tempo di finire il pensiero, alzai lo sguardo e davanti a me apparve un muro. Ne fui sorpreso, non immaginavo esistesse un qualcosa che mi potesse separare da un qualcos’altro. Era davvero curioso, sembrava avere una parte più vecchia e una più nuova, come se fosse un “qualcosa” in continua costruzione.

Decisi allora di camminargli accanto, per scoprire da dove era partito. Non so dire quando, ma dopo tanto, tanto tempo, un inizio lo trovai. In quel punto il muro era ormai molto vecchio e c’era una pietra… una specie di “prima pietra” su cui erano scritte delle cose. Sembravano quasi dei numeri… molto probabilmente una data, che però non riuscivo a leggere. Non perché fosse scritta male o consumata dal tempo, ma perché scritta in caratteri che non conoscevo. Sotto a questa, il mio nome. Sembrava assurdo, davvero assurdo, ma pareva che questo muro l’avessi voluto proprio io. Rimasi a pensare, ma senza capire.

Mi voltai per un attimo indietro e vidi che gli alberi, i miei alberi, erano ormai quasi tutti morti. Non sapevo cosa ci fosse “al di là”, ma sentivo il desiderio di oltrepassare il muro».

Pellicole fotografiche

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BIBLIOGRAFIA CONSIGLIATA

Contenuti della tesi di laurea “L’Albero della vita” (The Tree of Life) di Sara Cifarelli, corso di laurea magistrale in Storia delle arti e conservazione dei beni artistici, Ca’ Foscari, a. a. 2014/2015.

 

 

Andrea Troian

www.andreatroian.com

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