AB 205 HUEY l'elicottero per antonomasia

In: Tecnologia On: Pubblicato da: Sara Cifarelli Hit: 189

Nessuna battaglia si vince solo a terra o solo in cielo,

ma con un’azione combinata in entrambi gli ambienti.

Lo HUEY rientra tra le pietre miliari del volo umano. E’ l’elicottero per antonomasia, dalla meccanica robusta, semplice ed affidabile, conosciuto da tutti, amatori ed esperti.

Diffusosi dagli anni Cinquanta, lo HUEY prodotto dalla Bell negli Stati Uniti e su licenza, dalla Dornier in Germania, dall’Agusta in Italia, dalla AIDC a Taiwan e dalla Fuji in Giappone per oltre 20 mila modelli suddivisi in una dozzina di versioni principali con svariate differenze e al servizio di oltre settanta forze aeree nell’arco degli ultimi settant’anni. È diventato una “icona” per la sua diffusione nel periodo della Guerra Fredda in Vietnam da parte dell’United States Army, per il suo “flap flap” del rotore, il caratteristico segnale di salvataggio che ne annunciava l’arrivo durante le missioni di soccorso, approvvigionamento e supporto aereo nella guerra nel Vietnam (film dedicato "Apocalypse Now”). La storia dell’AB-205 (HUEY americano) si intreccia con quella dell’Aviazione dell’Esercito (AVES), della quale ha rappresentato per decenni l’elemento principale, con missioni che hanno visto l’elicottero sempre in prima linea, anche di fronte a mezzi più moderni e idonei alle missioni. Durante i primi mesi del 1965 l’Agusta presentò allo Stato Maggiore il nuovo elicottero, che riscosse un notevole apprezzamento; ne furono ordinati originariamente 106 esemplari. Alla fine degli anni Sessanta erano una ventina gli Huey AB-205 in servizio nei diversi Reparti dell’AVES, ai quali avevano portato un notevole incremento delle capacità operative. Si era negli anni della Guerra Fredda e gli studiosi di strategia ipotizzavano che i Paesi della NATO e quindi l’Italia, sarebbero stati attaccati dall’Est dalle forze corazzate dei paesi del Patto di Varsavia e l’impiego degli aeroplani e degli elicotteri, verteva essenzialmente nel sostegno aeromobile, nel quale i mezzi dell’Aviazione dell’Esercito (AVES) fornivano l’osservazione e la raccolta di informazioni a beneficio delle unità terrestri. Grazie all’AB-205 fu concepito il concetto dell’azione aeromobile. Si trattava di un’attività condotta da un complesso di elementi terrestri e unità dell’AVES per assolvere uno specifico compito nel quadro di una manovra terrestre, soddisfacendo necessità urgenti legate alla mobilità delle forze; il movimento aereo, durante il quale gli elicotteri, in formazione e in rotte prestabilite, effettuavano il “volo tattico” a bassa altezza cioè a una quota costante compresa tra i 10 e 100 m; il raggiungimento del punto di rottura e il conseguente inizio nella fase di elisbarco, con i primi soldati che scendevano dagli elicotteri per mettere in sicurezza la zona e consentire lo sbarco delle rimanti truppe o lo scarico dei materiali. Alcuni AB 205 equipaggiati con i sistemi d’arma M 21 e M 23 fornivano la difesa contro eventuali elementi ostili. Le azioni aeromobili erano sia difensive che offensive: gli AB 205 trasportavano elementi di fanteria o controcarro in luoghi di particolare interesse non raggiungibili dalle forze terrestri e in tempi ridotti, aggirando aree presidiate dal nemico. Le azioni aeromobili, di tipo sia difensivo che offensivo, mirarono al trasporto in zone difficilmente raggiungibili e in tempi ridotti; un mezzo capace di svolgere molteplici operazioni come il trasporto di viveri, materiali e persone; il rifornimento, l’evacuazione sanitaria, la copertura armata delle truppe al suolo, l’interdizione. Fino all’entrata in servizio degli A-129 “Mangusta” gli AB 205 armati avrebbero costituito il più potente sistema d’arma aria-terra a disposizione dell’AVES. L’Agusta ha costruito 556 esemplari dell’AB 205 in due versioni: il primo denominato A per gli operatori militari e l’A-1 per i civili. Delle varie versioni, l’UH-1 D è quello più largamente usato dall’Aviazione dell’Esercito. Il motore Lycoming T-53L13 è un turbopropulsore a due alberi e il compressore è a cinque stadi coassiali e uno centrifugo; numero di giri 6.600 al minuto e velocità tra motore e albero del rotore principale ridotta con un rapporto 20 a 1 dal sistema di trasmissione. Il rotore principale ruota in senso antiorario a una velocità costante di 324 giri al minuto ed è “a presa diretta”, cioè connesso direttamente con il propulsore; i due sistemi vengono scollegati solo in caso di emergenza negli atterraggi in “autorotazione” tramite un sistema a ruota libera. Il sistema di controllo del volo è di tipo meccanico: la “cloche” o più tecnicamente chiamata “leva di comando del passo ciclico” è posizionata centralmente tra le gambe del pilota, comanda il rotore principale e serve per dare la direzione di movimento all’aeromobile (avanti, indietro, destra e sinistra) e comanda altresì l’incidenza degli elevatori sincronizzati sul trave di coda o “pianetti di coda”. La “leva del passo collettivo” è posizionata a sinistra del seggiolino; sulla medesima leva sono montati la manetta della potenza del motore, il pulsante dell’accensione; la sua funzione, oltre comandare la potenza del motore va a variare il passo (incidenza) delle pale del rotore principale, permettendo di aumentare o diminuire la portanza e quindi sollevare o far scendere l’aeromobile. La pedaliera, infine, varia il passo (incidenza) delle pale del rotore di coda e viene utilizzata soprattutto in volo stazionario (hovering), durante il rullaggio e al variare della potenza per mantenere stabile l’aeromobile. Tutti i comandi sono dotati di attuatori idraulici per ridurre lo sforzo dei piloti. L’AB-205 ha la massima accessibilità a tutte le componenti meccaniche. L’Agusta, nell’opuscolo pubblicitario, dichiarava che per sostituire il motore sono necessari solamente venti minuti, quaranta per la trasmissione, ancora venti per il rotore principale e il mozzo e le pale del rotore di coda, per i pattini del carrello e per il radiatore dell’olio. L’Agusta aveva progettato diverse configurazioni con allestimenti interni ed esterni. L’AB-205 in uso nell’AVES, l’equipaggio è normalmente composto da tre persone: un pilota, un copilota e il tecnico di bordo; la sezione passeggeri è costituita da due file di quattro e di cinque seggiolini ciascuna, con la possibilità di imbottitura per trasporto di civili, assieme ad altri due posti affiancati rivolti verso l’esterno su entrambi i lati del vano contenente la trasmissione, un totale massimo di 13 persone. In configurazione al trasporto sanitario erano montate sei barelle e due sedili riservati all’operatore sanitario e al paziente non barellato. L’AB-205 è dotato di un “gancio baricentrico” nella parte inferiore della fusoliera, in una posizione ottimale da non sbilanciare la stabilità dell’elicottero, in grado di sollevare carichi esterni per un peso massimo di 1.813 kg. e che, in caso di emergenza, sgancerebbe può sganciare grazie a un sistema meccanico. Assieme al gancio è installato sul muso uno specchietto retrovisore per consentire al pilota di controllare il carico sospeso durante le operazioni. Sul lato superiore destro della cabina può essere montato un “verricello” il cui cavo della lunghezza di 30 m. ha una portata massima di 270 kg., in grado di sollevare oggetti e persone per poi essere introdotte nel vano di carico ed utilizzato nelle operazioni di salvataggio quando l’atterraggio è impossibile. Gli AB-205 possono atterrare su ogni tipologia di terreno, anche in condizioni climatiche estreme come su suolo innevato grazie all’applicazione di due larghi pattini metallici sovrapposti a quelli tradizionali che riducono la pressione sulla superficie senza interferire con le prestazioni, o ancora sull’acqua, montando sui pattini due galleggianti di emergenza che, in caso di necessità vengono gonfiati da generatori a gas. Possono essere applicati 2 sistemi d’arma: l’M 21 è montato su entrambi i lati dell’elicottero, all’altezza del portellone principale; costituito da due mitragliatrici MG 42/59 mm. maneggiati da 2 armieri; l’M 23 montato anch’esso su entrambi i lati dell’elicottero è formato da un lanciarazzi M 158 a sette tubi per ordigni non guidati da 70 mm e una Minigun a sei canne rotanti del calibro 7,62 mm., il sistema di puntamento è gestito dal pilota e installato sulla cabina di pilotaggio. Citandone un altro, il semina mine ESME 85, agganciato al gancio del baricentro, con il quale si potevano realizzare in tempi ridotti campi minati antiuomo e anticarro, sganciando gli ordigni con parametri prestabiliti.

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