Frank Lloyd Wright - Un'architettura tra organicità ed astrazione

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Io conosco il prezzo del successo: impegno, duro lavoro e un’inarrestabile devozione alle cose che vuoi vedere succedere.

Frank Lloyd Wright

Wright considera la sua creazione come un’espressione organica, specchio di una personalità problematica proclamando l’esigenza di una nuova architettura vicina alle forme naturali nell’appropriazione di un’artificiosità in grado di rispondere a particolari condizioni climatiche e ambientali. Una profonda devozione alla natura dei materiali. Dalla contraddittoria personalità basata su un’attitudine indipendente e dissociata dalle richieste dei clienti che gli causò non pochi problemi e che, nonostante le difficoltà comunicative, molti di loro furono inclini a riconoscerne il talento esprimendo gratitudine. Le forme naturali restano inanimate finché non vengono plasmate dalla mano creativa. Il ruolo dell’artista in rapporto a questo spirito universale onnicomprensivo sarebbe quello di distillarne i preziosi elementi in una visione condensata in modo che l’opera d’arte risultante appaia come un microcosmo custode della bellezza totalitaria. La bellezza ha valore in quanto riflesso della bellezza divina, concetti appartenenti alla visione di Emerson per i quali l’arte esprime la bellezza naturale nel modo più fedele, più ricco, più organico che non le stesse forme naturali in cui si modella: l’arte è la via più semplice per incontrare la natura. Wright considera la casa come quel rifugio destinato a difendere la sacralità della famiglia contrapponendosi a Morris e Ruskin nella difesa della produzione meccanica secondo valori però che rispettassero l’integrità dei materiali, l’unità di forma e funzione nella convinzione che anche l’oggetto più banale potesse essere bello.

19 pagine totali che ripercorrono la sua carriera artistica, formazione e influenze accompagnato da immagini dei progetti architettonici più importanti.