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Uomo e cane una storia lunga 14 mila anni

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Nel 1914 venne scoperta a Oberkassel in Germania una tomba da un gruppo di operai rinvenendovi i resti di un cucciolo di cane, di un uomo e di una donna assieme a una svariata quantità di oggetti come corna, ossa, denti del periodo Paleolitico, ritenuta la più antica tomba in cui uomini e cani siano stati sepolti assieme. Il cucciolo aveva circa 28 settimane al decesso causato dal cimurro visibile sui denti, secondo le teorie del veterinario e archeologo Luc Janssens dell’Università di Leida. Il cimurro è causa di febbre, inappetenza, disidratazione, letargia, diarrea e vomito. Nel corso della terza settimana potrebbe aver causato inoltre disturbi neurologici come convulsioni. Si ipotizza che la sua sopravvivenza sia stata prolungata grazie all’intervento dell’uomo provvedendo al suo nutrimento con acqua e cibo e all’igiene, ospitandolo in un ambiente caldo.

Una storia tanto antica che ha segnato la genesi di una domesticazione risalente, secondo le ipotesi di alcuni, a 30 mila anni fa, uno “scambio” fortemente necessario per la sopravvivenza dell’essere umano, quelle attività legate alla caccia, alla pastorizia e alla sorveglianza. La scoperta rinvenuta a Oberkassei tuttavia ci dice di più: racconta un legame non solo materialistico ma qualcosa di emotivo, la genesi di un pensiero che ha rivoluzionato il loro suo modo di comunicare. Secondo le teorie di Giemsch questo esemplare rappresenterebbe il primo straordinario esempio di animale domestico – tenuto per piacere e non per utilità – poiché le cure ricevute per volontà dell’uomo sono a dimostranza di un vincolo emotivo.

Discendente del lupo con un peso di 30 chili, progressivamente si è evoluto riducendone il peso di circa 60 volte con una gamma ricchissima di varietà e un carattere estremamente più docile, ideale compagno di vita. E’ davvero possibile che i cani siano stati i migliori amici dell’uomo fin dalle origini, una ipotesi, quella dell’auto-domesticazione che documenta come i primi uomini, disponendo carcasse di ossa di animali ai limiti dei loro insediamenti, catturassero l’attenzione dei lupi più spavaldi, esemplari che ben nutriti generarono prole con caratteri evolutivi sempre più inclini alla domesticazione. Un’evoluzione tale che li spinse a mangiare dalla mano dell’uomo: il punto di non ritorno. I lupi vennero integrati come guardiani e cacciatori, una testimonianza comprovata dalle scoperte condotte dall’Università di Aberdeen (Scozia) in collaborazione con musei, università e collezioni private di tutto il mondo, rivelando centinaia di scheletri di cani e uomini. Esempi che confermano tale domesticazione possono essere l’appiattimento delle punte delle vertebre dorsali dei cani dichiara che potessero aver trasportato carichi sul loro dorso quanto la mancanza di coppie di molari nella mascella inferiore legato forse all’uso di briglie per attività di traino.

Il segreto di questi mammiferi è la capacità di produrre nell’essere umano quell’ormone che ne provoca la sua felicità; secondo Takefumi Kikusui, etologo dell'Università di Azabu a Sagamihara (Giappone) i cani sarebbero riusciti a fare proprio un meccanismo tipico del legame madre-figlio, quello per cui, fissandosi negli occhi, si stimolerebbe la reciproca produzione di ossitocina.

La domesticazione del cane rivelano gli scienziati, nasconde molto più di una genesi evolutiva: narra l’opera di una complessa civiltà umana e dell’intelligenza sociale.

fotografia-cani

               Scatto tratto da “Dog Dogs” di Elliot Erwitt.

Appassionata di storia dell'arte si laurea nel 2015 conseguendo gli studi magistrali e realizzando successivamente allestimenti e presentazioni pubbliche per artisti contemporanei come curatore d'arte. In seguito agli studi artistici si specializza nella tecnica del disegno realizzando ritratti e caricature tipiche di una città goliardica qual è oggi Padova. Assieme a un team di creativi gestisce il sito web nel ruolo di content manager e graphic designer.

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