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Sopra un mare di plastica

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Circa un miliardo e mezzo di metri cubi di acqua ricopre la superficie del nostro pianeta di cui il 97 % è costituito dall’acqua salata dei mari mentre il restante 3 % è l’acqua dolce contenuta nei laghi, fiumi, ghiacciai e falde acquifere. Queste acque possono essere idonee all’uso alimentare ed all’impiego nell’agricoltura o nell’industria in base alle loro caratteristiche chimico-fisiche definite secondo i parametri di torbidità, colore, densità, temperatura, contenuto di sali e gas disciolti, elementi chimici presenti nell’acqua e la loro composizione, oltre alle componenti biologiche per la presenza di microrganismi.

Purtroppo, e ne siamo consapevoli, questa immensa distesa blu si sta trasformando nella discarica della Terra. Ogni minuto finiscono in mare montagne di rifiuti di ogni genere fino all'inquinamento navale: se non smaltiamo i rifiuti a regola d'arte arriveremo a un punto che questa emergenza supererà la linea di confine e non sarà più recuperabile.

La plastica è in particolare il materiale più inquinante e pericoloso, difficilmente smaltibile, avvelenando i mari e uccidendo cetacei e volatili che ne ingeriscono le tracce accidentalmente ostruendo il tratto digerente e bloccando le vie respiratorie. Nei casi in cui giovani esemplari restassero impigliati nella plastica svilupperanno potenzialmente danni alla pelle o malformazioni durante lo sviluppo come nei casi in cui i pescatori perdendo le reti in mare aperto o semplicemente gettano dalle barche quelle rotte causandone il soffocamento tra atroci sofferenze. Solamente nel Mar Baltico finiscono ogni anno fino a 10 000 pezzi di reti di origine sconosciuta e una volta in mare sospinti dal movimento delle onde possono anche tornare sulla terraferma e inquinare così spiagge e altre zone costiere. Nelle acque e negli oceani si trovano anche le microplastiche che provengono dall'abrasione degli pneumatici, dal lavaggio di tessuti sintetici o dalla disintegrazione di rifiuti plastici venendo così assorbite dagli organismi marini: in numerosi animali è stata rinvenuta la presenza di queste microparticelle. E non solo, ne contengono per esempio anche i prodotti cosmetici come creme per la pelle, peeling, gel doccia e shampoo che noi tutti utilizziamo.

Un altro responsabile dei peggiori disastri ambientali è il petrolio, gli incidenti che si verificano durante le trivellazioni petrolifere e il suo trasporto provocano danni enormi avendo conseguenze letali per molti organismi.

Alcuni consigli per evitare l'inquinamento marino e ridurre i rifiuti plastici:

Evita prodotti usa e getta.

Quando possibile scegli oggetti fatti con materiali biodegradabili o riciclati.

Conserva gli alimenti senza plastica.

Rispetta la raccolta differenziata seguendo le regole del tuo comune/città.

Evita saponi e prodotti cosmetici che contengano plastiche.

Non è ancora troppo tardi per ritrasformare i nostri oceani in habitat puliti e ricchi di risorse. Sii un cittadino responsabile, non gettare i rifiuti sulle spiagge e nell'ambiente (inclusi i mozziconi di sigaretta) per garantire a chi verrà dopo di noi un futuro migliore.

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Pubblicato in: Attualità

Fashion blogger appassionata di moda e nuove tendenze, tratta principalmente tematiche attuali legate alla natura e viaggi. Sensibile ai problemi ambientali quanto le novità del momento, offre contenuti sempre aggiornati in particolare per tutto ciò che riguarda il mondo animale, al quale si sente fortemente legata.

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