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Salvaguardiamo il Polmone Verde

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L'albero è antico quanto l'uomo, si rigenera costantemente e muta in ogni stagione; le sue radici sono ancorate alla terra e i suoi frutti crescono verso il cielo.

Oltre ad essere la fonte che permette la produzione di ossigeno sulla Terra attraverso il processo di fotosintesi, l’albero è stato oggetto di grande ispirazione nella storia dell’arte e ha trovato diramazioni inaspettate; ogni civiltà ne ha avuto testimonianza dai testi sacri, cosmologici, teologici, miti e folclore, attraverso la rappresentazione iconografica. Secondo l’uomo primitivo l’albero segnalava la presenza dell’acqua, offriva l’ombra, forniva il legno necessario per l’accensione del fuoco, la costruzione di utensili e abitazioni e la raccolta dei frutti: possedeva tutte le caratteristiche per essere considerato un perfetto simbolo di sostentamento. L’albero è sacro perché manifesta una realtà extra-umana, visto nella sua particolare forma e rigenerazione sino a divenire Albero Cosmico che si erge al centro dell’Universo costituendo il punto di intersezione delle tre regioni cosmiche: Cielo, Terra, Inferno, caratteristica che si riscopre in tutte le grandi civiltà come l’antico Egitto o ancora in quelle classiche e giudaico-cristiana dove l’albero assume la valenza salvifica legata alla Croce.

Tema attuale resta la salvaguardia dei “polmoni verdi”, specifiche aree geografiche porta voci di un patrimonio vegetativo che contribuisce alla salute del Pianeta: veri e propri serbatoi che garantiscono la sopravvivenza degli esseri viventi grazie alla produzione di ossigeno.

Ma quali sono i principali polmoni verdi e i danni causati dall’uomo?

La foresta Amazzonica è certamente la più nota, situata in Sudamerica con una estensione di oltre 7 milioni di chilometri quadrati attraversando diverse regioni come il Brasile - per il 65% - Colombia, Perù, Ecuador, Bolivia, Venezuela, Guyana e Suriname. Grazie al clima umido e le frequenti piogge, ospita 60 mila tipologie di piante, 2,5 milioni di insetti, 3 mila specie di pesci, 1.294 di uccelli, 427 di mammiferi, 427 di anfibi, 378 rettili. Seconda in classifica, la foresta Pluviale nei pressi del fiume Congo, un corso d’acqua dell’Africa equatoriale lungo ben 4.700 chilometri con oltre 2 milioni di chilometri quadrati, tale da coinvolgere diversi paesi quali il Congo Francese, la Repubblica Democratica del Congo, la Repubblica Centrafricana, il Gabon, il Cameron, la Guinea Equatoriale e molti altri. Si stima che il 70% del suo suolo verde sia completamente intatto, custodendo a oggi circa 10 mila specie conosciute assieme a 1.000 specie di uccelli, 500 di pesci e oltre 500 mammiferi, tra cui il gorilla di montagna. Citando un terzo esempio la Taiga, conosciuta come foresta Boreale, che si estende fino a 12 milioni di chilometri quadrati con le sue conifere lungo le zone sud-artiche dell’Europa, dell’Asia e dell’America settentrionale. Un clima pungente di oltre -40 gradi, ospita centinaia di specie vegetali e migliaia di uccelli e mammiferi come renne, alci, castori, linci, visoni e orsi. Oggi, un terzo delle aree naturali è minacciato da interessi politico-economici comuni che causano un eccessivo disboscamento in ogni angolo del mondo - aree protette incluse - in quanto si necessita di sempre più zone coltivabili, aree in buona parte acquistate dagli speculatori che li destinano allo sfruttamento edilizio o minerario, assieme alla realizzazione di strade o vie di comunicazione che incidono sulla fertilità del terreno, o ancora per il recupero di legname - combustibile per eccellenza - legato all’edilizia e alla produzione della carta. La deforestazione determina cambiamenti nel clima - coinvolgendo anche singole regioni - con l’aumento del dissesto idrogeologico: rischio di frane, alluvioni e cedimenti o il surriscaldamento globale causato dall’intensificazione dell’effetto serra. L’abbattendo delle foreste determina minore biodiversità causando l’estinzione di animali e vegetali alterando equilibri naturali legati alla catena alimentare. E, in merito al tema della biodiversità sappiamo che in ogni parte del mondo è possibile scovare una moltitudine di specie, flora e fauna indifferentemente. I Paesi Sviluppati - primi responsabili del fenomeno - stanno tentando di attuare delle manovre politiche di tutela attraverso la riduzione dei fenomeni di disboscamento e la reintegrazione di aree verdi per mezzo del rimboschimento senza però ottenere concreti risultati. È necessario un impegno comune, di ogni classe sociale e parte del mondo, che integri energie positive inclini al cambiamento.

Ci sono sempre due scelte nella vita: accettare le condizioni in cui viviamo o assumersi la responsabilità di cambiarle. Denis Waitley

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Pubblicato in: Attualità

Appassionata di storia dell'arte si laurea nel 2015 conseguendo gli studi magistrali e realizzando successivamente allestimenti e presentazioni pubbliche per artisti contemporanei come curatore d'arte. In seguito agli studi artistici si specializza nella tecnica del disegno realizzando ritratti e caricature tipiche di una città goliardica qual è oggi Padova. Assieme a un team di creativi gestisce il sito web nel ruolo di editor e graphic designer.

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