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RGB e CMYK gamme grafiche a confronto

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CMYK e RGB cosa sono e a cosa servono?

Un insieme di numeri che rappresentano i colori sperimentati e utilizzati per la grafica pubblicitaria ma con destinazioni diverse; in questi “modelli di colore” o “sistema di numeri”, legati a una combinazione di numeri che si avvicinerebbero a quella tinta non sufficientemente precisa per la stampa.

RGB > i tre colori del web (red/green/blue) e per riprodurli in stampa è necessario utilizzare i pantoni cercando di avvicinarsi quanto più possibile al colore scelto.

CMYK > i quattro colori della stampa (cyan/magento/yellow/black) scelto per riprodurre i colori per la stampa, quindi su carta.

RGB e CMYK sono modelli di colore vincolati dalla periferica (rispettivamente monitor e stampanti), a significare che gli stessi numeri RGB producono colori diversi su monitor diversi e, allo stesso modo, gli stessi numeri CMYK producono colori diversi su stampanti o macchine da stampa diverse. Per riprodurre lo stesso colore su monitor diversi è necessario usare numeri RGB diversi; per produrre lo stesso colore su macchine da stampa o stampanti è necessario usare numeri CMYK diversi.

A questo punto ci si chiede come ovviare al problema? La soluzione viene fornita da una tecnologia lunga 15 anni e che si chiama “gestione digitale del colore”. Questa tecnologia utilizza i cosiddetti “profili” che consentono di eliminare l’ambiguità dai numeri RGB e CMYK, assegnando a tali numeri un preciso (non approssimato) significato di colore. Sistemato questo aspetto, relativo al fatto che RGB e CMYK sono entrambi metodi approssimati di rappresentazione del colore, ed entrambi necessitano di una rappresentazione più precisa (ottenibile mediante i profili), c’è un altro aspetto da considerare: meglio usare RGB o CMYK per rappresentare i colori nei lavori che andremo a stampare?

Il dibattito se lavorare in RGB o in CMYK è stato argomento in innumerevoli contesti. Chi sostiene che bisogna lavorare in CMYK come unica scelta sicura poiché in stampa RGB è un sistema senza senso; le percentuali di ciano, magenta, giallo e nero sono le sole cosa che contano.

Non esiste una risposta certa, ma basandoci sulla pratica oggi si lavora quasi sempre in CMYK convertendo i colori da RGB il più tardi possibile poiché durante la fase di conversione, vengono perse informazioni di colore che caratterizzano l’immagine rendendo la correzione tonale e cromatica molto più difficoltosa. La quantità di gamme CMYK è più ridotta rispetto a RGB e la separazione deve essere fatta in una specifica condizione di stampa quanto in multimedia (web, CD-ROM). Il lavoro di correzione colore è più facilitato in RGB grazie anche a determinati filtri attivabili da programmi professionali come Photoshop.

La cosa più importante è forse il fatto che le correzioni colore in RGB funzionano bene mentre in CMYK, semplicemente, non funzionano o comunque sono molto più delicate. Se fate scansioni di immagini, fatele fare sempre in RGB, non in CMYK. Se siete fotografi, scattate in RGB (non c’è verso di fare altrimenti), fate le correzioni colore in RGB e mantenete le immagini in RGB. Se lavorate con una fotolito e volete file utilizzabili per scopi diversi, insistete e chiedete RGB. Avrete così un file più flessibile, da usare diverse volte per scopi diversi (diversi tipi di stampa, multimedia, online) con diverse separazioni in CMYK.

I colori PANTONE rientrano in quel sistema ideato da Letraset, definiti da un codice numerico e che in fase di stampa non verranno scomposti in CMYK; questo significherà che al momento della stampa non ci saranno variazioni sul quel colore che tu sceglierai!

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Pubblicato in: Informatica

Gruppo di lavoro del team di Needfile uniti per la stesura di articoli.

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