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Moda: portavoce di un messaggio che guarda a culture e costumi diversi

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Perché l’uomo ha bisogno di vestirsi? Quando ha cominciato? Sicuramente il motivo principale è quello per riuscire a ripararsi dal freddo. Il mondo legato all'abito è però molto più complesso, il vestirsi è un modo per comunicare la propria identità e la propria individualità. Un modello o il colore dell’abito che decidiamo di indossare spesso indicano anche il nostro stato d’animo.

Nel corso degli anni si è verificato con numerosi studi che l’uomo aveva già in alcune civiltà antiche quel senso di pudore per cui il vestirsi era necessario, in altre civiltà della storia che gli abiti erano simboli per i rituali magici e affermava l’appartenenza ad uno stato sociale rispetto all’atro. La moda quindi è un elemento fondamentale per lo studio del comportamento sociale umano. Gli uomini si coprivano con foglie, erbe e pezzi di corteccia d’albero, ma sapevano anche cucirsi addosso abiti di pelle dagli animali che cacciavano o battevano fogli di corteccia d’albero con delle pietre, rendendoli flessibili e più semplici da lavorare ed ottenere delle forme di “tessuto”. Ma la vera fibra tessile usata dall’uomo derivava dalla pecora che veniva tosata, la lana ricavata veniva semplicemente pressata schiacciandola con una pietra, la prima semplice lavorazione della lana. La lana era importantissima soprattutto per gli individui che vivevano in paesi dal clima freddo dove era comodo portate grandi mantelli e berretti si lana. Molto considerati anche i “gioielli” venivano indossati pesanti bracciali, grandi collane e, e ciondoli di vario tipo come orecchini. Si può dire con certezza che molte civiltà erano affascinate dall’oro, come oggi l’abbigliamento non era solo un proteggersi ma anche rendersi affascinanti ed eleganti. Nel Quattrocento dominò la moda italiana.

corsetto-1   corsetto

Le donne portavano il noto corpetto che appiattiva le forme del corpo, quasi a forma di campana e dotata di strascico, che si allargava a dismisura sul fondo con l’aiuto di vere e proprie gabbie appoggiate al punto vita. L’uomo di quel tempo è ricordato per le attillate calzebrache Il doublet fu uno dei principali capi d'abbigliamento degli uomini. Le nuove mode potevano nascere anche dalla fantasia di un artista: la divisa che ancora oggi indossano le guardie del Papa fu disegnata da Michelangelo. A lungo l’uomo adottò giustacuori con falde sporgenti, aperti sul panciotto, con tasche e ampi paramani, calzoni aderenti al ginocchio. Anche l’uomo come la donna indossava abbigliamento molto stretto, giacche ricamate con componenti in pizzo, portando trucco e parrucca bianca. Ancora prima della metà del secolo però, l’uomo elegante cominciò ad adottare la più pratica moda inglese, vestendo capi che si avvicinavano alle giacche ed ai pantaloni odierni.

Con la rivoluzione industriale e il conseguente miglioramento delle macchine tessili, si cominciò a ideare moltissimi nuovi costumi, parallelamente compaiono le prime riviste dedicate alla moda molto apprezzate. Si affermarono il tailleur per la donna, gli abiti sportivi, cominciarono anche le critiche al busto, Indossare scrupolosamente il corsetto portava a gravissimi problemi fisici. L’uomo usava ora giacche modellate con spalle ampie e fianchi tondi, oppure seguiva le discrete eleganze di Lord Brummell, un vestire più moderno e funzionale. Nel 1870 in Italia nacquero i tessuti impermeabili, inizialmente riservati agli Alpini, agli esploratori ed ai militari, poi, nel Novecento, utilizzati anche per il campeggio. Il passaggio dall’Ottocento al Novecento non apportò cambiamenti radicali alle fogge degli abiti, mentre dopo la Prima Guerra Mondiale il modo di vestirsi di ambo i sessi in quasi tutti i Paesi evolse in un fenomeno culturale diverso, legato alle trasformazioni sociali e alle grandi correnti intellettuali ed estetiche, portando uomini e donne a ricercare abiti che fossero al contempo belli, eleganti e funzionali. Dagli anni Sessanta, lo stilista coordina le collezioni già dalla scelta di tessuti e colori, mentre la contestazione giovanile orientava fortemente verso una moda più pratica e finto povera: dall’America si importavano jeans ed abiti usati. In Italia la nuova moda assunse i volti diversi di Max Mara, delle modelle colorate di Fiorucci, della solare «moda spettacolo». Gli anni Settanta videro il trionfo dell’«Italian Style» con i nomi di Armani, Ferré e Versace con le loro donne iper-femminili, Missoni, Krizia, Coveri, Moschino, Prada, Gucci e le ispirazioni mediterranee di Dolce & Gabbana. Nell’ultimo scorcio del Novecento, per soddisfare da un lato il crescente bisogno di libertà e di autonomia in contrapposizione alla globalizzazione e dall’altro i desideri di stabilità e tradizione, si diffuse quel fenomeno culturale noto come «vintage», molti stilisti propongono mode badate sul ritorno dei classici.

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Oggi son disponibili una molteplicità di mode e stili, che porta un soggetto ad identificarsi con questa o quella firma; l’abito viene scelto e chi lo indossa gli attribuisce un senso in base al proprio stato d’animo.

Pubblicato in: Storia

Fashion blogger appassionata di moda e nuove tendenze, tratta principalmente tematiche attuali legate alla natura e viaggi. Sensibile ai problemi ambientali quanto le novità del momento, offre contenuti sempre aggiornati in particolare per tutto ciò che riguarda il mondo animale, al quale si sente fortemente legata.

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