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Le dee pubblicitarie di Alfons Mucha

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L’Art Nouveau fu, tra le avanguardie artistiche del Novecento, quella che più di tutte in Europa si distinse per la molteplicità di tecniche grazie allo sviluppo tecnologico della rivoluzione industriale, destinato alla sperimentazione e all’incremento delle arti applicate. La risposta allo storicismo eclettico ed accademismo: un’arte nuova che segnerà in poco tempo il gusto di un’epoca incarnando lo spirito e le contraddizioni di una società sempre più vicina alla drammatica guerra mondiale.

L’universo femminile di Alfons Mucha artista ceco, uno dei massimi esponenti della corrente stilistica, rivoluzionò il modo di percepire e rappresentare la donna secondo suggestioni mai sperimentate prima per la straordinaria forza della linea ondulata: leggiadre figure femminili dai colori delicati e ricche di preziosismi naturali esprimono la bellezza di un’arte semplice ed elegante destinata ad un mercato minore, quello della grafica pubblicitaria ed editoriale, oltre alla sfera privata. Figure stampate su manifesti, pannelli, calendari, intestazioni di giornali, libri, praticamente un elogio alla donna immersa in scenografie curate all’estremo dal complicato incastro di boccioli, viticci e motivi arabeschi. Un genio diviso tra il mondo dell’industria e del commercio ove i coloratissimi cartelloni pubblicitari coronati da lunghissime chiome mosse dal vento rendono tali figure libranti fino a incorniciarne l’intera figura quasi fossero esse stesse dei fregi ornamentali. Tanto gli elementi naturali quanto i gioielli impreziosiscono i delicati volti memori di un passato bizantino. Lo “stile Mucha” fu definito dai contemporanei riconoscibile per le sagome idealizzate all’eccesso, stereotipi di donne belle, leggiadre e ammaliatrici.

Il punto di svolta della sua carriera fu la litografia dedicata all’attrice Sarah Bernhardt per il suo Theatre de la Renaissance, immortalata nell’atto finale dell’opera con un fastoso costume simile a un parametro sacerdotale e il simbolico ramo di palma su uno sfondo intriso di mosaici coloratissimi che ne accentuerebbe l’atmosfera sacrale. Era il 1895. Il manifesto fu appeso sui muri parigini in occasione della rappresentazione di Gismonda di Victorien Sardou. Dal formato allungato con applicata l’immagine dell’attrice e celebrata quasi a grandezza naturale sconvolse per l’effetto insolitamente drammatico assieme alla preziosità e raffinatezza delle cromie: un’attrice-musa della Belle Epoque. Ecco quindi come il teatro rappresentò per l’autore una sorgente di ispirazione dalla quale trasse pose simboliche per i movimenti fluttuanti delle sue icone pubblicitarie. Realizzò uno stile che racchiuse in sé elementi stilistici delle più diverse epoche come l’arte sacra per l’ambiente cattolico in cui crebbe restando affascinato dai riti, cerimonie religiose ed ornamenti ecclesiastici.

Nel momento culminante della sua carriera creativa, tra il 1895 e il 1898, Mucha sviluppò un preciso linguaggio per ogni destinazione ma dal tratto sempre inconfondibile. Rappresentazioni che secondo il mito del tempo oscillarono tra la decadente femme fatale e la sognante principessa. Giovani dee scolpite in una dimensione atemporale.

“Lo scopo del mio lavoro non è mai stato quello di distruggere, ma sempre di creare, di costruire ponti. Perché dobbiamo vivere nella speranza che l’umanità sia unita.”

Alfons Mucha

In copertina Mucha, Gismonda (particolare), 1894-1895

Pubblicato in: Arte

Appassionata di storia dell'arte si laurea nel 2015 conseguendo gli studi magistrali e realizzando successivamente allestimenti e presentazioni pubbliche per artisti contemporanei come curatore d'arte. In seguito agli studi artistici si specializza nella tecnica del disegno realizzando ritratti e caricature tipiche di una città goliardica qual è oggi Padova. Assieme a un team di creativi gestisce il sito web nel ruolo di content manager e graphic designer.

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