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L'Arts and Crafts Exhibition Society di William Morris tra industrializzazione e artigianato

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Dopo la formazione degli Stati Nazionali - la proclamazione del Regno d’Italia 1861 e del Secondo Reich 1867 - si consolidò un periodo di relativa stabilità politica durante il quale i benefici economici prodotti dall’espansionismo condussero a un sempre più sentito sviluppo della classe borghese. Le capitali europee si accesero delle luci della mondanità: ogni città competé a livello culturale oltre che urbanistico, tra innovazione industriale e scientifica, e come crebbero le attività dei grandi proletari industriali al contempo la modesta borghesia impiegatizia si dovette accontentare degli avanzi. Al tempo, il malessere sociale legato alle difficili condizioni economiche e lavorative imperversò risuonando nelle continue battaglie per la riduzione dell’orario di lavoro e una maggiore equità salariale. Si comprese che era giunto il momento di instaurare una maggiore democratizzazione della vita politica iniziando a coinvolgere cautamente alcuni rappresentanti dei partiti popolari più moderati per ottenere una pace sociale che, in cambio di particolari concessioni, avrebbe consentito l’espansionismo industriale e di colonizzazione favorendo l’apertura di nuovi orizzonti economici grazie al recupero di materie prime e forza lavoro a costi competitivi.

L’industrializzazione della seconda metà del XIX secolo portò alla scomparsa di numerose attività artigianali, causa la concorrenza spietata dalle industrie complici dello spopolamento delle campagne. L’uomo-operaio - abbandonando le proprie radici - dovette adattarsi a un nuovo stile di vita sperimentando una meccanicità snaturante per la sua identità. Il lavoro proposto, faticoso e alienante, non gli permise di guadagnare abbastanza da vivere dignitosamente ne tanto meno gratificante come poteva essere quello dell’artigiano, motivato dal suo estro creativo e sempre incline a nuove chiavi espressive. Il lavoro in fabbrica, ove parteciparono in misura sempre maggiore anche le donne, venne strutturato in una produzione di serie che rese il prodotto più economico e in conseguenza, accessibile al vasto pubblico. Si iniziò a percepire, nell’ambiente inglese in particolar modo, la necessità di un cambiamento che riconsiderasse le finalità stesse del lavoro operaio e la qualità dei manufatti industriali.

William Morris (Walthamstow 1834 – Hammersmith 1896) pittore, pubblicista, decoratore e grafico inglese fu il primo a occuparsi esclusivamente di arti decorative, le arti minori appunto. Assiduo frequentatore del Victoria and Albert Museum, divenendone in seguito membro del comitato di esperti si impose l’intento ultimo di restituire al lavoro operaio quella spiritualità e sentimento soppiantati oramai dall’introduzione della macchina. Il piacere creativo artigianale fondendosi con l’atto industriale avrebbe guidato l’uomo-operaio nella realizzazione di oggetti utili ma ora, anche esteticamente validi, supportato dagli artisti o diventandone forse egli stesso tale, ovvero un “creatore di opere d’arte”. Morris fondò nel 1861 la ditta “Morris, Marshall, Fauulckner & Co” operante nel settore della decorazione per interni, dagli oggetti di uso comune alle vetrate colorate, carte da parati, stoffe, tappezzerie e ricami. Gli artisti che collaborarono con lui si definirono “operai d’arte”. Una realtà la sua, che tentò di competere con le industrie in termini di costi e qualità, promuovendo il prodotto creativo all’oggetto seriale. I primi disegni per la creazione di stoffe sono conservati alla William Morris Gallery di Walthmastow, motivi espressi in girali in foglie, fiori e uccelli stampati poi su cotone. Tuttavia tale produzione, per l’alta qualità restò accessibile a poche classi, escludendo proprio quelle masse operaie che il fondatore tentò di coinvolgere.

Nel 1888 perciò, Morris introdusse l’Arts and Crafts Exhibition Society, un’associazione di arti e mestieri destinata a combinare la produzione industriale con l’arte, in modo che ogni oggetto seppur in serie ed economico, esprimesse un pregio estetico consentendone l’acquisto a ogni membro della società. Successivamente Morris fondò una tipografia, la Kelmscott Press con particolare attenzione per il libro d’arte in memoria dei codici miniati medievali realizzando la più pregevole edizione dell’opera omnia di Geoffrey Chaucer le cui pagine, disegnate da Edward Burne-Jones, rimangono tuttora la più preziosa testimonianza della grafica inglese applicata all’editoria di fine Ottocento. Intinte di uno straordinario decorativismo manifestato da linee sinuose arricchite da arricci di tralci di foglie e fiori stilizzati rimarcherebbero gli esempi dell’epoca medievale: caratteri che, nella volontà di imitare la natura, diverranno il presupposto per lo sviluppo dell’Art Nouveau.

In copertina

W. Morris, The Strawberry Thief Pattern, 1883.

Appassionata di storia dell'arte si laurea nel 2015 conseguendo gli studi magistrali e realizzando successivamente allestimenti e presentazioni pubbliche per artisti contemporanei come curatore d'arte. In seguito agli studi artistici si specializza nella tecnica del disegno realizzando ritratti e caricature tipiche di una città goliardica qual è oggi Padova. Assieme a un team di creativi gestisce il sito web nel ruolo di content manager e graphic designer.

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