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Le Corbusier e il Modulor architettonico come armonia spaziale

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"L'architettura è il gioco sapiente, corretto e magnifico dei volumi nella luce".

Le Corbusier Nasce a Chateaux de Fouds nel 1887, in Svizzera, figlio di una famiglia, i Jeanneret, di orologiai della piccola borghesia, inizialmente destinato a diventare incisore di casse d'orologio in metallo.

Sotto consiglio dell’insegnante L’Eplattenier e i problemi alla vista, scelse di indirizzare gli studio nell’archittettura anche se più legato inizialmente a una linea decorativa che strutturale. Secondo le idee del maestro, tutti gli stili storici derivano dalla natura con la necessità di creare uno stile regionale basato sulle caratteristiche dominanti territoriali (uno stile locale), concetti proposti e sostenuti da Owen Jones, Ruskin e Morris. Spinto dal maestro, il ragazzo realizzerà i progetti per professori legati alla scuola come la piccola casa per Louis Fallet costituita da un decorativismo semplice e della forme geometriche come il triangolo, i telai delle finestre sembrano alberi spogli mentre le inferriate del balcone richiamano il profilo del bosco. La hall centrale, la zona più grande, è rivestita in legno di pino e un capannone a un solo piano con tetto a falda che ospita il laboratorio dell’orologiaio.

Durante la formazione della durata di quattro anni, viaggerà in Italia appassionandosi alla pittura medievale e rinascimentale (Giotto, Beato Angelico, Michelangelo), oltre a Vienna per la musica e Parigi per i musei d’impronta classicistica, per collezioni e architetture. Conclusa la formazione all’estero torna dal suo maestro per una nuova collaborazione. Tra i progetti selezionati, Le Corbusier ne presenta uno secondo un’aggregazione di cubi intorno a una piramide, un’idea unica nel suo genere e sviluppata dall’influenza del monastero certosino in val d’Emo, esperienza significativa vissuta in Italia. Nuovi orizzonti di ricerca assieme a L’Eplattenier per la progettazione di centri urbani. L’allievo parte per la Germania meridionale esaminando strade e piazze, in particolare a Monaco dove svolge le sue ricerche presso le biblioteche. Il suo arrivo in Germania segna un cambio di rotta: abbandona l’interesse per l’arte medievale per adottare il sobrio classicismo contemporaneo. Scoprirà il bianco con la promessa di installare pozzi di calce in tutte le sue case così da poter consentire ai proprietari di imbiancarle ogni anno. Un periodo importante diviso tra il gusto classico vissuto in Germania e la magnifica luce della Grecia. Come ultima tappa torna in Italia, visita Napoli, Pompei, Roma e torna al monastero della val d’Ema. Da qui, a 24 anni inizia la sua carriera professionale come docente all’Ecole d’Art e gli vengono commissionati due progetti importanti nel 1912: la casa per la famiglia e quella per Georges Favre-Jacot, un ricco industriale. Tra il 1922 e il 1965 le sue proposte urbanistiche sono giudicate errate e altamente distruttive nella pratica, dopo averne visto le applicazioni nelle città americane; una soppressione che includerebbe la maggior parte dei dettagli architettonici per poi puntare a una semplificazione dell’edificio. Il pensiero di Le Corbusier si è sempre discostato da quello dei colleghi nordeuropei per il suo approccio visivo e non emozionalmente riduttivo legato al gioco chiaroscurale dei volumi illuminati dalla luce. Negli anni Venti la perdita dell’occhio sinistro lo porterà ad avvicinarsi alla pittura. Percependo ora le superfici bidimensionali, dipingerà tutte le mattine della sua vita in modo con un approccio tale da riuscire a padroneggiare i fenomeni visivi, a cominciare da quella dominante del cubo. Superfici piane e contorni lineari saranno infatti le linee guida dell’International Style introdotte da Le Corbusier dal 1922 nell’architettura secondo un’aura drammatica che esprimerebbe un amore per il piano, per la sottigliezza, per la luce. Nel 1922 presenta per la prima volta un progetto di città ideale secondo una travolgente visione neoplatonica destinata a dare forma a tante nuove città del XX secolo, piani urbanistici di impronta classica e proto-fascisti.

Saranno tre le tipologie edilizie proposte: 1. Edificio tradizionale, quadrangolare e rispettoso del tessuto urbano (progetto a cui si dedica in questo periodo) 2. Lungo edificio lineare che prevede l’andamento planimetrico del castello di Varsaills che definisce non una strada ma un vasto giardino 3. Grattacieli a pianta cruciforme torreggiano in superblocchi di jardins anglais cancellando qualsiasi precedente forma di definizione urbana. Tutte proposte visionarie e aliene da ogni pensiero sociale tradizionale.

Negli anni ‘20 sviluppa i cinque punti dell’architettura che nel tempo abbandonerà: Pianta libera; Trampoli; Giardino pensile; Facciata libera; Finestre a scala umana.

Un artista istintivo alla ricerca dell’origine delle cose, un approccio sensibile verso concetti come la fantasia, il mito, il travestimento, l’illusione. Il periodo bellico imprimerà in lui una forte disillusione. I materiali e le immagini dell’età delle macchine sui quali insistette in passato, sono ora sepolti sotto una valanga di mattoni e calcestruzzo. L’effetto di pesantezza è portato all’estremo come se lui stesse tentando di creare una massa, uno interior space paragonato a un’antica tragedia per l’atmosfera buia e cavernosa.

Dal 1948 tutta l’architettura di Le Corbusier si muoverà verso il Modulor che con la sua aggressività arcaica determinerà il peculiare carattere plastico di tutta la corrente dando maggiore valore al calcestruzzo. Una sorta di fuga dall’illusione ottica per tornare alla realtà fisica nella ricerca della massa, similare alle sculture primitive. Il Modulor verrà attuato per l’edificazione dell’Unité di Marsiglia insieme al Padiglione svizzero trasformandoli in una figura plastica unitaria. Il tetto dell’Unité ricorderà una città medievale o un hager in cui gli appartamenti si intrecciano con soggiorni a doppia altezza decorati da un mobilio rustico e stanze acusticamente isolate. Abbandonerà l’esteticità della macchina per passare a una bellezza primordiale. Si pensi che i decenni dedicati alla pittura lo condurranno alla creazione di forme uniche, bizzarre, eccentriche. Le Corbusier prosegue la sua ricerca di un’espressione ideale che unifichi uomo e automobile, città e campagna.

Nel 1945 il primo dei ministri francesi della ricostruzione postbellica chiama Le Corbusier per realizzare in Francia una Unité d’Habitation, idee che l’architetto porta avanti da tempo e ora, nel nuovo atelier, assieme a una equipe internazionale. Alla base regole che tengono conto della vita dell’individuo nella sua sfera privata e pubblica oltre che il suo rapporto nello spazio residenziale.

Ma cos’è il Modulor? Viene applicato per la prima volta a Marsiglia e, come la musica, esprime rapporti armonici tra forme, proporzioni e ritmi. L’architettura di Le Corbusier è una musica che si dispiega nel continuo spazio-tempo. Il Modulor è una scala di grandezze spaziali che vengono ricondotte a segmenti di linee rette che attraverso la loro combinazione e moltiplicazione, determinano superfici e volumi. Fare rientrare tutte le grandezze in una stessa serie di rapporti costanti significa assicurare un'unità armonica, quell’armonia che collocherebbe l’uomo in uno spazio artificiale idoneo al suo stato naturale.

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Pubblicato in: Arte

Appassionata di storia dell'arte si laurea nel 2015 conseguendo gli studi magistrali e realizzando successivamente allestimenti e presentazioni pubbliche per artisti contemporanei come curatore d'arte. In seguito agli studi artistici si specializza nella tecnica del disegno realizzando ritratti e caricature tipiche di una città goliardica qual è oggi Padova. Assieme a un team di creativi gestisce il sito web nel ruolo di content manager e graphic designer.

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