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La concezione di famiglia nella Scuola di Francoforte

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Poche scuole, filosofiche, di ricerca sociale, economica o politica hanno lasciato una eredità tanto feconda come quella di Francoforte (anni Trenta). La ragione sta forse nel fatto che non tanto di una scuola si tratta quanto piuttosto di un istituto di ricerca, la quale, inoltre, non si è occupata solamente di una disciplina, dando vita ad un insieme originale. Molti degli spunti, delle teorie, delle ricerche effettuate in un arco di tempo che va dalla data di fondazione, il 1922, fino alla fine degli anni Sessanta sono a tutt’oggi ancora validi. Non è improprio a tale proposito parlare di rivoluzione, soprattutto nell’approccio allo studio delle problematiche contemporanee, frutto di un creativo quanto efficace incontro di diverse culture, nell’ottica di un approccio marxista e psicanalitico non ortodossi, con il contributo delle più note correnti filosofiche del Novecento.

La scuola si pose come obiettivo la teoria critica della società presente alla luce di un ideale rivoluzionario di umanità libera e disalienata, cioè una forma di “pensiero negativo” proteso a mascherare le contraddizioni profonde dell’esistente. Le influenze e i punti di riferimento sono stati molteplici, e soprattutto tre gli autori ai quali la maggior parte degli studiosi si rifaranno: Hegel, Marx e Freud. In un periodo di una crisi politica che costrinse il gruppo ad abbandonare la città per spostarsi a Parigi, poi in Europa e infine in America a causa delle pressioni naziste. Fonti nel tempo non limitanti a Marx o Hegel, ma introducendo anche la fenomenologia dell’esistenzialismo, e che considerava l’esistenza degli individui come una scelta tra le alternative di pensiero. La scuola iniziò a porre al centro delle proprie immagini non più la storia del movimento operaio ma lo sviluppo di una teoria disciplinare sociale tra filosofia e ricerca: una teoria in quanto critica del tempo, segno distintivo della scuola di Francoforte che volle utilizzare il marxismo in senso innovativo, non più contro il capitalismo ma in opposizione al fascismo. La scienza sociale doveva quindi fornire strumenti consapevoli e critici verso la politica e l’economia. Gruppi di studiosi vennero coinvolti in altri campi, dalla letteratura alla filosofia, dalla psicanalisi all’economia.

Tre grandi filoni di studio:

. analisi del rapporto tra marxismo e psicanalisi

. analisi critica del totalitarismo

. analisi e critica della cultura di massa

Nel primo l’analisi economica delle classi sociali, rapporti economici considerati determinanti per lo sviluppo della psiche. In una stessa società gli individui non sono tutti uguali e la loro personalità seguirebbe una linea diretta dalla democrazia all’autoritarismo, fino all’alienazione.

Esistevano due modelli di personalità prevalenti: autoritario dove il rapporto tra padre-figlio è sbilanciato, di tipo gerarchico e portando a una condizione di esasperazione con un rifiuto totale per ciò che è percepito debole, e democratico dove le posizioni sono egualitarie e permissive. Il fascismo ha  condizionato la scuola che si è chiesta se il fascismo fosse la naturale continuazione del capitalismo o, al contrario, un fenomeno nuovo. Allontanandosi dal marxismo ortodosso, ha cercato di dare risposta ai fattori che conciliarono le diversità individuali di ordine psichico e di carattere globale. La ricerca quanto la critica globale sociale, si sono poste in competizione con le tendenze funzionaliste sulla base del principio di discussione dell’ordine sociale stesso dove l’individuo si emanciperebbe.

Cos'è la famiglia? È l’ambiente in cui si può sviluppare la personalità in una condizione positiva e affettiva, luogo di socializzazione dell’autorità favorendo azioni di obbedienza e reverenza e dove l’unico sostegno esterno resterebbe il mondo dell’associazionismo.

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Pubblicato in: Sociologia

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