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L' OSS una professione al servizio dell'altro

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Alla scoperta di una figura sanitaria ancora sconosciuta: lʼO.S.S. Nella quotidianità, una discreta parte di persone che incontro, non sa dove collocare questa figura ancora per certi aspetti sconosciuta allʼinterno del sistema sanitario.

Una figura esistente già dal febbraio 1984 che nel corso degli anni ha subito unʼevoluzione importante esordendo come A.S.S.S (ausiliario socio sanitario specializzato) con un profilo professionale ridotto e senza alcun potere decisionale. I compiti svolti avevano lʼobbiettivo di sgravare dal carico di lavoro lʼinfermiere professionale per raggiungere, nel 22 febbraio 2001 dopo anni di pressioni da parte degli Enti e dello stesso Sistema Sanitario la nascita, attraverso la Conferenza tra stato e Regioni, di una figura che avesse un ruolo specifico e ben distinto da poter essere collocato allʼinterno di svariati contesti interagendo a livello multidisciplinare con le figure professionali prendendo parte a un progetto che incentra nella sua totalità il benessere dellʼindividuo.

LʼO.S.S effettua interventi igienico-sanitari di carattere sociale volti a garantire una qualità di vita dignitosa in termini di igiene e salubrità degli ambienti che circondano la persona promuovendo le capacità residue fisiche e psichiche, col fine di potenziarle e renderle il punto di forza dellʼindividuo. Partecipa attivamente allʼattuazione di progetti con infermieri, medici, psicologi e assistenti sociali in quanto è colui che ha sempre il contatto diretto sia con lʼassistito che con la rete familiare; aspetto fondamentale che permette, tramite la conoscenza diretta, di creare un percorso assistenziale adatto alle necessità e agli obbiettivi. Gli ambienti in cui si può ritrovare questa figura spaziano dalla scuola, alla disabilità (come CEOD e comunità alloggio), allʼinterno di strutture residenziali per anziani (come RSA, case di riposo, strutture ospedaliere) fino ad arrivare alla realtà dellʼhospice e cure palliative per poter accompagnare dignitosamente e con amore la persona verso la fine del suo percorso. Come si può dimostrare, nonostante non sia ancora ben conosciuta, gli ambienti in cui opera sono molteplici e le conoscenze e le doti relazionali, empatiche che vengono richieste sono molto alte: adattarsi ad ogni contesto anche il più ostico, osservare e comprendere le necessità, saper ascoltare per poter poi offrire le proprie prestazioni in maniera professionale e decisa mantenendo garbo e riservatezza.

operatore-socio-sanitario

Questa come tutte le professioni sanitarie, prima di essere svolte con il fisico, devono essere parte dellʼanima e del cuore, perché solo amando con tutto te stesso non si vedrà più solo il lavoro come una fonte che genera fatica fisica ma come la sorgente per poter donare vita, gioia e speranza a chi non la possiede più.. Un sorriso ed un grazie fa comprendere che quello che stiamo facendo è ciò per cui siamo nati ed è il motivo per il quale dobbiamo continuare a sentirci vivi.. Il bene verso il prossimo perché il bene genera bene. È necessario lʼamore, nientʼaltro.

Una dote innata che pochi possiedono. La dote di sentirsi parte di un dolore o di un attimo di felicità non proprio, cogliendone il meglio per poterlo trasformare in qualcosa di straordinario. La dote per eccellenza che permette di agire ed interpretare ogni esigenza è lʼempatia che ha un’unica chiave di lettura:

“Tutto quello che volevo era raggiungere e toccare un altro essere umano,

non solo con le mie mani, ma con il mio cuore”.

Tahereh Mafi

Operatrice socio sanitaria e fotografa appassionata.

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