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L'equipaggiamento che una persona ha bisogno per convivere con il rischio

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Quand’è stata l’ultima volta che la realtà ti ha deliberatamente dato una “bella” sberla? Nel corso della nostra vita viviamo diversi momenti in cui la realtà ci assesta uno di quei cazzotti che fanno male. È uno shock che fa male, che ci fa perdere l’equilibrio e che può farci cadere così forte da non permetterci più di tornare in piedi.

Talvolta è talmente violenta che può assomigliare più ad un gancio che ti mette KO: la morte di una persona cara, un incidente, un crimine violento, la disabilità di un figlio, una crisi economica, un tradimento, una pandemia. Altre volte invece è più lieve, è quell’ondata di invidia verso qualcun altro, quelle fitte di solitudine quando nessuno ci cerca, quella rabbia per un trattamento non equo, quella preoccupazione quando cogliamo il nostro riflesso e non ci piace quello che vediamo, quelle situazioni in cui ci manca il respiro per una delusione, per la mancanza di libertà o per un insuccesso. Una cosa è certa, la sberla ci fa male, solitamente perché non ce l’aspettiamo e decisamente non la desideriamo. Il bello? Purtroppo è solo l’inizio, perché quello che viene dopo è molto peggio. Infatti, una volta che il ceffone ci ha dato una scossa irruenta, dobbiamo affrontare un divario.

Russ Harris, psicologo e psicoterapeuta australiano, lo definisce “divario fra due realtà” perché da un lato c’è la parte di realtà che viviamo e dall’altra quella parte che vorremmo vivere. Maggiore è lo scarto tra queste, maggiore è lo stato di sofferenza con cui lo viviamo. Pertanto, se l’effetto immediato del ceffone solitamente passa in fretta, l’effetto del “divario fra le realtà” può invece perdurare per lungo tempo. Inoltre, c’è un’altra verità: la maggior parte delle persone non ha le risorse sufficienti per far fronte a questi divari. La nostra società infatti non ci ha insegnato a gestirli adeguatamente in modo tale da preservare uno stato di benessere duraturo. In altre parole, non abbiamo l’equipaggiamento adatto per attutire un colpo, non indossiamo quell’armatura che contrasta il colpo dell’avversario. Il nostro istinto cerca di colmare questo divario, facendoci agire per modificare la realtà. Se ci riesce, il divario si chiude e ritorniamo contenti, soddisfatti o tranquilli. Ma cosa succede quando non possiamo avere quello che vorremmo? Cosa facciamo? Che cosa succede se possiamo colmare lo scarto di realtà, ma soltanto in tempi molto lunghi?

Se lo scarto è piccolo, possiamo anche accomodarci, accettare che la situazione non sarà mai come vorremmo, ma accontentarci poiché è comunque molto vicina a quella desiderata. Ma più lo scarto si amplia, più si tende ad avere difficoltà, anche solo ad acconsentire ad una sua risoluzione in tempi più lunghi. Ed è per questo che l’appagamento interiore è così importante. Esso è un senso profondo di pace, benessere e vitalità che si può possedere anche in presenza di un grande scarto di realtà. È fondamentale averlo, soprattutto quando non si può avere un appagamento esteriore, cioè quando non si può modificare la realtà come si vorrebbe, quando non si riesce a trasformare i propri sogni in realtà. Questo però non significa che si deve abbandonare i propri interessi, partendo a priori dal presupposto che questi non si realizzeranno mai. Al contrario, il raggiungimento di un appagamento interiore ci garantisce l’indipendenza dalle cose esterne a tal punto che, anche in mezzo ad un grande dolore, una grande paura o una grande perdita, ci dà un senso interiore di pace e agio. La buona notizia? Le risorse che ci permettono di raggiungere l’appagamento interiore sono sempre a nostra disposizione. Esse costituiscono un pozzo inesauribile dentro di noi. Sono un equipaggiamento che molte volte abbiamo, ma che generalmente non sappiamo di avere o che non sappiamo usare. In questo momento di “pausa”, in cui il mondo sta combattendo una pandemia, si ha l’occasione giusta per riflettere su di sé e per trovare una certa armonia con sé stessi e con chi ci sta attorno. È un peccato usare questo periodo a casa pensando solo a “far passare il tempo” oppure rimanendo quotidianamente preoccupati e intimoriti dalle nuove notizie del COVID – 19 in Italia.

Caro lettore, sappi una cosa, di fronte a qualsiasi tipo di crisi, a maggior ragione se sanitaria, paura e ansia sono inevitabili, perché sono risposte naturali alle situazioni di cambiamento a cui si associa pericolo e incertezza. Quello che possiamo decidere di fare per noi stessi è affrontare questa inconsueta quotidianità seguendo il F.A.C.E.C.O.V.I.D., un insieme di step pratici da attuare per affrontare questo tipo di situazioni, proposto da Harris Russell.

Eccovi di seguito la spiegazione dell’acronimo:

F = Focalizzati su ciò che è sotto il tuo controllo. È evidente, non può esser tutto sotto il nostro controllo. In particolare, ognuno di noi non ha un’influenza diretta sul coronavirus, sui cambiamenti economici e su ciò che le altre persone fanno. In realtà si ha una grande difficoltà anche a controllare i propri pensieri e i propri sentimenti di paura, di ansia e di preoccupazione, perché rappresentano una risposta di sopravvivenza che la nostra specie ha sempre adottato per affrontare il pericolo. Tuttavia, si può controllare ciò che si fa qui ed ora.

A = Sii consapevole dei tuoi pensieri e delle tue emozioni. Questa consapevolezza è possibile solo se si attua un’attenta riflessione su di sé. C’è infatti bisogno di riflettere e di confrontare interpretando, per passare dalla consapevolezza alla comprensione di sé stessi, cercando di comprendere (dal latino comprehendo, is, comprehèndere, che significa prendere dentro completamente, anche senza capire tutto fino in fondo) e poi di interpretare che cosa si muove dentro di noi, le origini dei nostri pensieri e delle nostre emozioni (solitamente associate a situazioni, gesti e ricordi ben precisi). Solo questo ti permetterà di passare allo step successivo.


C = Torna nel tuo corpo. Trova il modo di connetterti con il tuo corpo, con le tue sensazioni somatiche. Ad esempio, prova lentamente a porre il tuo peso su una gamba sola, a fare stretching con le braccia, a fare qualche secondo di squat... Questo aiuta a pensare a ciò che fai con spirito nuovo, a capire i tuoi limiti e le tue capacità. È fondamentale riconoscere di possedere molte risorse interne, intellettuali e fisiche, che sono indispensabili per vivere bene.

E = Sii coinvolto in ciò che fai. Bisogna dare un senso al qui ed ora e indirizzare la propria attenzione verso le attività che sono a nostra portata in questo momento. Pensa a cosa puoi toccare, gustare, notare, usare e dai te stesso nello svolgere queste attività nella maniera più serena e profonda possibile.

C = Agisci con impegno. Ciò significa attuare un’azione importante dal punto di vista personale. Infatti, se si fa qualcosa per sé questo garantisce il raggiungimento di una soddisfazione e di un equilibrio interiore, cosa che permette di evitare di dare troppa attenzione a pensieri e ad emozioni negative che, in questa condizione di emergenza, possono nuocere alla quotidianità, infondendo un senso di preoccupazione e di assenza-presenza (attendo perché non so cosa fare, mi annoio e mi deprimo, mi perdo nello smog dei miei pensieri, non vivendo il qui ed ora). Nonostante siamo circondati da misure restrittive, dalla paura di ammalarsi e dal timore di morire, è quindi necessario pensare positivo, chiedendosi che cosa si potrebbe fare di buono per sè, per i propri cari o per la propria comunità. A questo punto, una volta definito il tipo di aiuto che si potrebbe porgere, il passo successivo è agire. Agisci, ma agisci con impegno e sentimento.

O = Sii aperto. Bisogna capire che paura, rabbia, ansia e preoccupazioni sono dei sentimenti negativi che sono tuttavia normali di fronte a questa condizione di emergenza. Non si deve permetter loro di rovinare il nostro stato d’animo e la nostra serenità. Per questo, sii gentile con te stesso, prenditi cura di te in questo momento e chiediti che cosa puoi dirti di gentile ogni giorno e che cosa puoi fare per stare bene con te stesso. Prendi un libro che hai dovuto abbandonare, mettiti a pulire il giardino che tanto volevi metter a posto, coccolati con la tua famiglia sul divano a vedere un bel film. “Sii aperto” è quindi un invito a vedere la realtà in tutte le sue prospettive e, caro lettore, non tutte sono negative.

V = Tieni a mente i tuoi valori. Se agisci con un certo impegno, dovresti esser guidato dai tuoi valori principali. Chiediti che tipo di persona vuoi essere in questo momento di crisi, come vuoi trattare te stesso e gli altri. Forse i tuoi valori sono l’amore, il rispetto, l’ironia, la pazienza, il coraggio, l’onestà, l’attenzione, la cura verso l’altro e l’apertura mentale. Ecco, fatti guidare e motivare da loro nelle tue azioni.

I = Identifica le risorse. Significa trovare quelle risorse che ti aiutino a supportare, a consigliare, a far sentire meno soli amici, parenti, vicini. In altre parole, non isolarti. Cerca chi ami e fatti sentire presente. Loro apprezzeranno. Inoltre, sii consapevole di quali siano i canali di emergenza, i numeri di professionisti qualora ci sia bisogno di un aiuto più specialistico per chi ti sta vicino.

D = Disinfettati e stai a debita distanza. Ricordati di disinfettare regolarmente le tue mani e di mantenere l’adeguata distanza dagli altri per un bene più grande: la salute della tua comunità.

Se seguirai queste semplici indicazioni, avrai il giusto equipaggiamento per affrontare adeguatamente questo periodo e saprai assaporarti anche i piccoli aspetti positivi di questa condizione restrittiva. Sappi che il rischio c’è sempre, in qualsiasi momento, che ci sia il coronavirus o meno, siamo sempre soggetti a situazioni pericolose che potrebbero nuocerci con effetti più o meno gravi. Ad esempio, ogni giorno prendiamo l’auto per andare a lavorare e ogni giorno ci sono notizie di incidenti nelle autostrade, negli incroci pericolosi o nelle curve troppo strette.

Ogni giorno, nell’esatto momento in cui ci alziamo, rischiamo di ferirci, di cadere o di farci così male da chiamare un’ambulanza. Sii consapevole del modo in cui provi a stare attento e del modo in cui affronti con responsabilità ciò che fai. In questo periodo di emergenza tutto questo non cambia. Ora dovrai adottare alcune misure in più, ti darà fastidio, ti sentirai più oppresso, ma il rischio che viviamo è grande, ma dobbiamo affrontarlo con speranza ed ottimismo. Provaci!

Pubblicato in: Attualità, Psicologia

Dopo essersi laureato in Psicologia a Padova (2018), ha intrapreso la magistrale in Psicologia sociale, del lavoro e della comunicazione. Appassionato di libri gialli e di sport, attento ai cambiamenti del mondo, dalla politica all’immigrazione, dall’ambiente alla tecnologia tratta, attraverso la scrittura, l'evoluzione in particolare del mondo del lavoro in chiave etica e psicologica.

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