Blog Menu

Ultimi post

Il significato dell'albero nell'antichità

410 Visualizzazioni 233 È piaciuto

Un viaggio di studio alla scoperta del rapporto uomo-natura partendo dalle antiche leggende nella storia del mondo per spaziare tra i grandi protagonisti dell’arte contemporanea, ancora oggi molto studiati e apprezzati. Un’analisi di confronto storico, antropologico ed artistico guidata dal desiderio di indagare più a fondo le bellezze naturali per comprendere quanto sia fondamentale il rispetto e la tutela dell’ambiente.

“Quella forma dell’albero è una forma che mi ha fatto riflettere molto perché è un essere vivente che fossilizza all’interno della sua struttura le sue esigenze vitali. Quindi ogni piccolo germoglio, ogni piccola foglia è necessaria per la sua sopravvivenza ed è memorizzata all’interno della sua scultura. Questo è un esempio di scultura straordinario se ci si pensa. Sarebbe l’ideale come scultore riuscire a fare una scultura che ha la necessità della vita”. Giuseppe Penone

Fin dalle origini il destino dell’uomo fu connesso a quello dell’albero secondo aspetti talmente complessi che tale culto è presente in quasi tutte le religioni nella storia del mondo; tra gli alberi considerati sacri, il più importante resta l’Albero Cosmico, asse intorno al quale si strutturava l’Universo in termini fisici e metafisici.

Nell’antichità, prima che gli uomini cominciassero a pensare di avere una risposta a ogni cosa e a credere di poter governare la natura, l’approccio con l’ambiente era umile e rispettoso; l’uomo appartenente a ogni cultura sapeva che era sufficiente approcciarsi usando i sensi superiori per percepire la natura circostante. Gli uomini decisero così di riunirsi e di integrare la figura dell’albero nella loro vita e cultura, e tale prova è confermata dai racconti mitologici sugli alberi e i boschi sacri grazie ai resoconti storici, ecclesiastici e nel folclore. Il mito può essere letto in più modi perché per certi aspetti riflette luoghi ed eventi geografici e storici, per altri la psicologia di un popolo. Lo psicologo Carl Gustav Jung sosteneva che i simboli non sono intercambiabili con i segni in quanto i primi giungono alla mente conscia dell’uomo attraverso l’intuizione mentre i secondi sono un semplice prodotto umano. I miti invece non sono una invenzione della mente umana e l’albero resta un concetto fondamentale nella maggior parte delle antiche culture come simbolo di venerazione collegato all’Albero Cosmico, detto anche Albero della Vita, sorgente e fonte nutritiva di tutto il Creato. La Terra era vista come un punto di collegamento tra materia e spirito, e gli uomini presiedevano simili a divinità impegnati in un viaggio di infinite esplorazioni in altri mondi e lungo questo cammino potevano incontrarsi sotto gli alberi. Alberi che guidano i loro viaggi, alberi che li aiutano a comprendere, alberi che insegnano loro ad essere fiduciosi. Alberi nati dai semi dell’Albero della Vita . L’albero della Vita rappresenta l’Universo quale entità cosmica interconnessa. Secondo la mitologia, il punto d’origine come Calaba (l’ombelico del mondo) si è sviluppato secondo una linea verticale che costituisce l’asse del mondo, l’axis mundi, sviluppandosi nell’Albero Cosmico, oggetto dell’amore e venerazione della razza umana in quanto punto di collegamento tra i livelli profani dell’esistenza ed i regni sacri e divini. L’albero collega i tre mondi: il mondo sotterraneo dove crescono le radici, la superficie dove vivono gli esseri viventi ed infine il cielo, spazio abitato da esseri divini dove si estende la chioma. Secondo le credenze l’Albero della Vita è attaccato per la punta alla Stella Polare, stella intorno alla quale ruota il firmamento, mentre l’asse centrale, puntando verso tale stella, è considerato centro eterno e immutabile della creazione, a differenza della chioma che, attraverso il suo movimento dovuto ad agenti esterni, rispecchia il gioco infinito dei mutamenti cosmici. L’albero in questione è considerata anche la fonte primordiale della vita e della fertilità, in qualunque luogo sia situato. Ogni presenza, umana o divina, discende da esso e ad esso è legato. L’albero è fonte eterna di nutrimento, si erge in un giardino paradisiaco ed è protetto da un guardiano soprannaturale che appare il più delle volte con sembianze di un drago o serpente. Il serpente richiama l’immagine della linfa che scorre come argento vivo dentro l’albero, considerato simbolo di rigenerazione eterna connessa alla figura dell’albero in quanto cambia costantemente pelle e, mordendone le radici, secondo alcune credenze culturali, sottolinea il puro e indistruttibile potere rigenerativo dell’albero . Il seguente brano riporta l’Albero della Vita situato nella Città Santa durante l’era cristiana: «Poi mi mostrò il fiume dell’acqua della vita, limpido come cristallo, che procedeva dal trono di Dio e dell’Agnello. In mezzo alla piazza della città e d’ambo i lati del fiume stava l’Albero della Vita, che dà dodici raccolti, e porta il suo frutto ogni mese; e le foglie dell’albero sono per la guarigione delle nazioni» . Tale aspetto fisico permise agli uomini di venerarlo secondo processi rituali in quanto idealizzato come uno spazio di contemplazione e di preghiera e restando nella convinzione che le loro richieste avrebbero potuto raggiungere le divinità. Poiché sotto gli alberi le menti degli uomini venivano elevate fino ai regni superiori dello spirito, gli alberi erano considerati dimore degli dei . Il culto dell’Albero Sacro è testimoniato da scritti o immagini presenti nell’arte, nella mitologia, nella storia, nella letteratura, nei costumi, nelle cerimonie, nei riti, nelle leggi, nei tabù, nelle tradizioni e leggende dei popoli di tutto il pianeta. Esistevano altre terminologie con le quali veniva definito l’Albero Sacro: Albero della Vita, Albero della Conoscenza, Albero del Paradiso, Albero dell’Universo che nella cosmologia antica si fondeva con la venerazione e il culto degli alberi vivi. Si susseguirono in tal senso diverse fasi nell’atto di venerarlo in quanto, dopo la prima fase dove simbolo e soggetto fisico combaciano, il passaggio successivo fu un processo di idealizzazione dove l’albero diventò sempre più astratto e decorativo.

Nell’attualità, le forme più rappresentative sono la Menorah, il calendario sacro giudaico a sette bracci, e l’Albero buddhista dell’Illuminazione, testimonianze di come l’umanità abbia riconosciuto negli alberi e boschi entità dotate di una vita propria, lontana dalle visioni del mondo. Sotto gli alberi le menti umane si elevavano raggiungendo i regni superiori dello spirito, convinzioni che portarono l’uomo a ritenerli dimore degli dei e ad essi creare altari e santuari per la guarigione e la contemplazione nei quali per millenni si recarono fedeli in pellegrinaggio. Questi luoghi sacri rimasero immutate oasi di pace e di crescita spirituale, anche dinanzi agli occhi degli invasori che credevano nella sacralità del luogo, rispettando l’Albero della Vita, simbolo archetipico dell’umanità. I “primitivi” veneravano gli alberi come creature con una propria anima, pregando e offrendo doni sotto un albero o una roccia speciale, per una buona caccia o un tempo favorevole. Successivamente gli antropologi teorizzarono con precisione varie classi degli spiriti naturali (driadi, ninfe d’acqua, elfi ecc.), mentre determinati alberi divennero famosi per essere la dimora temporanea, stagionale o permanente di una divinità, credenza che rispecchia la filosofia dell’antica Grecia, come l’attribuzione della quercia al dio Zeus.

Elencando i punti fondamentali del culto degli alberi è possibile affermare: Albero come simbolo, denominato Albero della Vita, Albero della Conoscenza, Albero del Mondo; Albero abitato da possibili spiriti gentili o cattivi, da driadi, divinità o il Dio unico; Albero visto dalla comunità come progenitore della razza umana e degli dei o un antenato trasformato, fonte di nutrimento per i suoi frutti o per la sua sacralità nei territori indigeni (l’axis mundi), fonte di guarigione in quanto posta a volte vicino a una sorgente sacra o ancora utilizzata per oracoli, profezie, processi pubblici e riunioni tribali. La visione mistica emerge dall’oscuro inconscio di un popolo che diviene cosciente solo in alcuni individui, per poi diffondersi nella comunità solo se questa ha un valore concreto per la collettività stessa divenendo una immagine potente che arricchisce la vita interiore di ciascuno .

La figura dell’albero della vita è connessa a un corpo di riti, miti, simboli e immagini che rispecchiano la volontà dell’uomo di indagare l’origine di tutte le cose. Tutte le immagini sono collegate al centro, cioè il punto di “inizio assoluto” dove esseri soprannaturali come Dei o il Dio unico diedero vita al mondo. Nel linguaggio mitologico l’albero è raffigurato come l’asse del mondo, cioè l’axis mundi dove la stella polare o il sole equivalgono al suo estremo celeste.

«Compagno del cammino dell’uomo da due milioni di anni, l’albero è diventato uno dei grandi simboli della vita in perpetua evoluzione: in ascensione verso il cielo, evoca la verticalità. È simbolo del carattere ciclico dell’evoluzione cosmica, della morte e della rigenerazione. Mette in comunicazione i tre livelli del cosmo: il livello sotterraneo per le sue radici che penetrano nelle profondità, la superficie della terra per il suo tronco, le altezze per i suoi rami e la sua cima innalzati verso la luce del cielo. Esso è percepito come asse del mondo, come albero della vita, albero-antenato, albero mistico. La contemplazione dell’albero risveglia la coscienza dell’uomo e mostra la strada verso quelle immagini primordiali che aprono alla creazione artistica. Così il “simbolo” sviluppa una nuova genesi di psichismo e finisce per orientare la coscienza verso l’archetipo del divino. Dato che le sue radici si spingono nel suolo e i suoi rami si slanciano verso il cielo, l’albero diventa simbolo dei legami tra la terra e il cielo: la sua linfa è la rugiada celeste, segno della rigenerazione perpetua. Nella tradizione cristiana la croce è l’albero della vita che mette in relazione l’uomo con il mistero del Paradiso, con la conoscenza del bene e del male e con il Cristo crocifisso sul Calvario, l’albero carico di tutti i frutti della salvezza»

Contenuti tratti alla tesi di laurea magistrale "L'Albero della Vita", dott.ssa Sara Cifarelli, Università Ca' Foscari, 2015.

Link tesi completa: https://www.needfile.it/home/207-tesi-di-laurea-l-albero-della-vita.html

Immagine in copertina G. Penone, Tra scorza e scorza, legno, 2003-2007, Venaria Reale di Torino

Questo post sul blog ti è stato utile?

Appassionata di storia dell'arte si laurea nel 2015 conseguendo gli studi magistrali e realizzando successivamente allestimenti e presentazioni pubbliche per artisti contemporanei come curatore d'arte. In seguito agli studi artistici si specializza nella tecnica del disegno realizzando ritratti e caricature tipiche di una città goliardica qual è oggi Padova. Assieme a un team di creativi gestisce il sito web nel ruolo di content manager e graphic designer.

Lascia un commento

Codice di sicurezza