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Il selfie tra autostima e dipendenza sociale

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Negli ultimi anni la tendenza del selfie ha trasformato le nostre abitudini. Arrivi in un posto che ti piace e quasi per inerzia.. un click e ti immortali nel momento! Per poi condividerlo in ogni possibile canale. Far sapere in qualche modo dove sei, e più in generale passioni, desideri, hobby e tutte le tue “novità”.. come se infondo veramente importasse a qualcuno. Siamo partiti dal chiedere a un passante di farci una foto a scattarcela da soli. Oggi il selfie fa tendenza.

Scattiamo selfie ovunque: camminando, a lavoro, in palestra, a letto o in bagno, da soli o in compagnia. Un gesto ormai meccanico agevolato da continue app di fotoritocco per esaltare la nostra “bellezza” ed estensioni per poterci immortalare (pali o bracci meccanici) nelle pose più stravaganti e a volte “eccessive”.

Ricerche sociali e scientifiche hanno identificato questa tendenza come un possibile bisogno di apparire, nel raggiungimento dell’autostima. Insicurezza o narcisismo? Esistono opinioni discordanti.

Anche se una buona fetta di pubblico incline ai selfie sia definita asociale, vanitosa o narcisista, potrebbe anche solo trattarsi di un desiderio di accettazione sociale o un modo indiretto di interagire ed entrare in comunicazione attraverso il network con altre persone.

Alla fine dei giochi tutto dipende dalla motivazione che ci spinge a farlo. Potrebbe risultare addirittura costruttivo se guidato da emozioni positive, ricordandoci momenti di vita come un viaggio, un cena romantica, un buon libro, un caffè, un bacio.

E’ evidente la necessità di mostrarsi quando l’autostima dipende strettamente dal fisico, più che per i tratti caratteriali o i successi, si rischia di entrare così in un circolo dannoso basato sull’auto-oggettivazione nella ricerca dell’opinione esterna; un’autostima incrementata artificialmente che terrà conto solo di fattori superficiali. Finirai per far dipendere il tuo stato emotivo dal grado di accettazione del pubblico. E dietro a tutto questo, le relazioni interpersonali ne soffriranno, questo perché mentre enfatizzi te stesso escluderai gli altri. Inoltre vivrai nel costante stress di apparire perfetto in ogni singolo momento: “perché non si può mai sapere quando sarà il prossimo selfie”, e questa tensione ti causerà irritabilità e un senso di competizione di gruppo, o ancora peggio tra donne.. perché è affermato che le donne tendono a giudicare i selfie di altre più severamente degli uomini.

Un quadro che dipinge una società ossessionata dall’immagine.

D‘altro canto dobbiamo tenere presente che la tecnologia non si limita a fare le cose per noi, ma le fa al posto nostro influendo sul nostro modo di essere: una vita attraverso una lente.

Il dispositivo interrompe l’esperienza che stiamo vivendo, non solo nel momento dello scatto ma nel tempo che perdiamo per pubblicare quello scatto o ancora alla frase che inventeremo da associare. Scattare implica metterci in pausa e resettare in qualche misura ciò che ci “accompagna”, intestarditi nel voler a tutti i costi immortalare quel momento. Pensiamo a un tramonto. Ne avrai scattato almeno uno immagino. Ecco, ora pensa a quell’istante di pace perduto nella ricerca della configurazione migliore nella scelta di angolature e filtri. Rialzi lo sguardo, e il sole è calato, l’attimo è passato.

Abbiamo cominciato ad osservare attraverso l’occhio digitale dimenticando come si vive.

Pubblicato in: Attualità, Psicologia

Appassionata di storia dell'arte si laurea nel 2015 conseguendo gli studi magistrali e realizzando successivamente allestimenti e presentazioni pubbliche per artisti contemporanei come curatore d'arte. In seguito agli studi artistici si specializza nella tecnica del disegno realizzando ritratti e caricature tipiche di una città goliardica qual è oggi Padova. Assieme a un team di creativi gestisce il sito web nel ruolo di content manager e graphic designer.

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