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Il potere sullo spazio. Il potere sovrano in Michel Foucault

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Foucault riporta una descrizione sul significato del potere sovrano nel suo corso al College de France dell'anno accademico 1973-1974 intitolato Il potere psichiatrico. A questo breve saggio ne seguirà un secondo, nel quale, proseguendo l'analisi foucaultiana dei sistemi di poteri, si parlerà del potere disciplinare. Come conclusione si proverà a comparare i due poteri, provando anche ad abbozzare possibili applicazioni di queste analisi di filosofia della storia alla contemporaneità.

Il potere sovrano o di sovranità è stato per Michel Foucault una forma politica diffusa nell’Europa occidentale durante il Medioevo e buona parte dell’età moderna; essa si fonda su un rapporto asimmetrico fra sovrano e suddito. Il primo è legato al secondo dai prelievi di risorse (monetarie, agricole, materiali, umane) condotte a danno dei propri sudditi; in cambio di questo prelievo, il potere sovrano restituirà parte del valore ottenuto sotto forma di doni o servizi, come la protezione ai propri sudditi. Tuttavia, il rapporto prelievo-spesa che regola il potere di sovranità non è mai simmetrico: il valore dei prelievi condotti dalla sovranità è sempre esponenzialmente superiore alla spesa. Questo prelievo di risorse può infatti facilmente sfociare in rapine, spoliazioni e guerre.

Ma che cosa autorizza il sovrano ad esercitare questo diritto, che potremmo definire di spoliazione, sui propri sudditi? Quello che Foucault definisce il «marchio di un’anteriorità fondatrice» e che comprende diritti divini, diritti di conquista, vittorie militari, atti di sottomissione, giuramenti di fedeltà e via dicendo. Se questo è in qualche modo «l’idolo delle origini» che legittima la pratica del potere sovrano, a questo punto, seguendo l’analisi foucaultiana, si pone un secondo e più importante interrogativo. Come fa nel proprio presente, in cui viene esercitato, il potere sovrano a far eseguire le proprie disposizioni? Attraverso una continua riattualizzazione del rapporto di sovranità, che si svolge attraverso atti ritualizzati quali cerimonie pubbliche, particolari capi di abbigliamento, esposizione di blasoni eccetera.

“Il fatto che ogni rapporto di sovranità sia fondato – sosteneva Michel Foucault nel suo corso al Collège de France del 1973-1974 – su di una anteriorità e sia costantemente riattualizzato da un certo numero di gesti più o meno rituali, per un verso dipende dal fatto che si tratta di un rapporto che è, in un certo senso, intangibile, dato una volta per tutte, ma per un altro verso ha a che fare con il fatto che si tratta di un rapporto fragile, costantemente esposto al rischio di cadere in disuso, di essere spezzato”.

Ma c’è un secondo e più concreto elemento, oltre a quello rituale, che permette al potere sovrano di dispiegare le proprie prerogative: l’uso della violenza. Dal momento che la dialettica dei rituali può non essere sufficiente a far sì che il potere di rapina si eserciti efficacemente, la sovranità ricorre alla violenza, in tempi relativamente tranquilli limitata alla minaccia dell’utilizzo della violenza da parte del potere, minaccia che può sempre tradursi in pratiche repressive in caso di ostacoli all’esercizio del potere. I rapporti di sovranità sono eterogenei e impossibili da cristallizzare in un quadro gerarchico unitario. Infatti, sono egualmente rapporti di sovranità quelli che legano il servo al proprio signore, un feudatario al proprio sovrano, il prete nei confronti del laico. Da quanto detto finora è possibile dedurre che il potere di sovranità non si esercita sui corpi individuali, ma piuttosto sullo spazio. Il potere sovrano non funziona in virtù di censimenti, archivi di informazioni sugli individui ad esso sottoposti o su tassazioni ad personam; gli individui non finiscono imbrigliati nelle sua maglie in virtù della loro individualità ma per il fatto di appartenere a una determinata famiglia, di esercitare una certa professione, di vivere in una certa città. Quella che Foucault chiama «funzione-soggetto» è libera di muoversi e circolare nello spazio, cambiando al contempo il proprio ruolo all’interno della gerarchia, quanto mai labile, del potere sovrano: riprendendo gli esempi di prima, se il signore è superiore al proprio servo, esso sarà comunque subordinato al proprio feudataria, che sarà a sua volta inferiore al sovrano, che deve sempre il proprio potere alla legittimazione derivante dall’«anteriorità fondatrice» e dall’esercizio della violenza. “Pertanto, il fatto di fissare la funzione-soggetto a un corpo determinato non può che avvenire in una maniera discontinua, incidentale, momentanea”. Una di queste maniere è offerta dalle cerimonie, nel corso delle quali “il corpo dell’individuo viene marcato da un’insegna”. Se il potere sovrano non ha alcun interesse ad individualizzare, ad esempio attraverso censimenti o rapporti di polizia, l’anonima massa che occupa la base della piramide sociale, una tendenza opposta si incontrerà qualora si punti l’attenzione sugli strati più elevati della società. Il potere sovrano segue un processo di individualizzazione che ha il suo punto più basso tra le persone “comuni” e il suo massimo al vertice. Essendo le posizioni gerarchiche all’interno del potere sovrano quanto mai labili, dal momento che quello sovrano è un potere che prevede depredazioni, rapine e guerre, emerge allora la figura di un arbitro unico e individuale che dal vertice controlli attraverso rituali politici e violenza armata tutti i micro-rapporti di potere che sono ad esso subordinati. “L’individualità del sovrano è resa necessaria dalla non individualizzazione degli elementi ai quali si applica il rapporto di sovranità”. Ma la teologia politica dell’età tardo-medievale e proto-moderna stabilì, al fine di riattualizzare il potere nel tempo, uno sdoppiamento nel corpo del re. Come ha brillantemente dimostrato lo storico Ernst Kantorowicz nel suo I due copri del re, il sovrano è un essere umano, pertanto mortale; ma in quanto re egli possiede un secondo corpo, immortale. Al momento della morte fisica del re, il suo secondo corpo, quello che gli ha appunto permesso di regnare, non perisce, ma si incarna nell’erede del re morto, permettendo così al potere sovrano di non essere legato di volta in volta alla fragilità della vita umana. Dunque, conclude Foucault, il potere sovrano:

“non ha funzione individualizzante, o[…], se comincia a delineare l’individualità, lo fa solo in relazione al sovrano e, inoltre, al prezzo di questa singolare, paradossale e mitologica moltiplicazione dei corpi. Da un lato, avremo così dei corpi, ma non individualità; dall’altro, ci sarà una individualità, ma con una molteplicità di corpi”.

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Dopo la maturità classica intraprende gli studi universitari in Storia per laurearsi nel 2019 con una tesi sulle origini del fascismo nella Provincia di Venezia.

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