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Il mito della laurea breve

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Dai tre anni previsti dalla recente riforma Berlinguer, per ottenere una laurea sono di fatto divenuti un numero fantomatico che non rispecchia la realtà: per laurearsi ci vogliono come minimo cinque anni e, nella maggior parte dei casi, essi possono diventare anche sette. Tutto ciò è emerso da uno studio condotto dall'Anvur, un ente che ha intrapreso un'analisi per quanto concerne lo stato del sistema universitario. Secondo questa ricerca il primo anno, ad esempio, che è di norma il più complicato per le giovani matricole, tre studenti su dieci decidono di lasciare gli studi. E' interessante notare che il 15% degli studenti al primo anno arrivano a cambiare corso, influendo negativamente sul proprio percorso di studi e che conferma come sia necessario potenziare l'orientamento scolastico nell'ultimo anno di scuola superiore per avere più consapevolezza su quali corsi iscriversi.

Per quanto riguarda le facoltà a numero chiuso come Medicina i dati statistici dichiarano un un tasso di abbandono inferiore rispetto a corsi triennali come Scienze della Politica o Sociologia. Per lo studente dedicarsi a un percorso di studi a numero ridotto significa impegnarsi maggiormente in qualcosa di concreto dando spazio a una componente motivazionale più marcata. Questi dati sembrano confermare quanto detto: i cosiddetti fuoricorso di una facoltà a numero chiuso sono soltanto il 33,4% contro il 42% che coinvolge quanti hanno deciso d'intraprendere una laurea triennale. Inoltre quello dell'abbandono scolastico è un fenomeno geografico che riguarda sia il nord che il sud, con il settentrione che può vantare un numero ridotto di studenti rispetto a meridione dove molto spesso si abbandona il proprio ateneo per iscriversi al nord. Queste prime analisi dunque confermano come quello della laurea breve sia un mito che non ha ragione di esistere.

Un altro aspetto da analizzare è che se negli ultimi dieci anni c'è stato un notevole incremento dei laureandi (dai 160 mila del 2001 agli oltre 200 mila del 2011) in Italia la situazione, rispetto a quanto avviene nel resto dell'Europa, è sempre sotto la media: in altre nazioni il numero di studenti che riescono a conseguire la laurea è del 35,3% rispetto a quello del nostro paese, fermo al 22,3%. Secondo il rapporto rilasciato da Anvur, in Italia sono presenti ancora numerose problematiche atte a disilludere lo studente: dalla mancanza di corsi specialistici, ai tagli della spesa pubblica inerenti all'università, fino all'impossibilità d'inserirsi in tempi brevi nel mondo del lavoro una volta ottenuta la laurea. Questi aspetti negativi vanno a unirsi al numero sempre inferiore di professori: infatti, dal 2008 a oggi c'è stato un calo del 15% dei docenti a causa del blocco del turnover e, se continuerà questa tendenza, nei prossimi quattro anni potremo assistere al pensionamento di oltre 9000 docenti.

Infine nonostante la laurea breve sia un'utopia se si pensa al senso “letterale” del termine, i corsi di laurea più corti e cosiddetti brevi, troviamo qui maggiori informazioni, rendono di fatto gli studenti possessori di un titolo universitario riconosciuto e, a differenza di chi ha un diploma, può ambire comunque a trovare un lavoro meglio retribuito sia in Italia che all'estero. Inoltre i redditi tra un lavoratore dipendente e quello autonomo premiano, nel primo caso, chi ha una laurea; un dato che può servire agli studenti che in questo momento stanno imboccando la strada universitaria ad avere più fiducia nelle proprie possibilità.

Pubblicato in: Attualità

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