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Il lavoro e il suo mutamento progressivo

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Alcune persone alla domanda “perchè si lavora” rispondono per la realizzazione di se stessi, altri rispondono in modo più secco “ per guadagnarmi da vivere”.

Possiamo dire che il lavoro sicuramente produce quasi sempre un legame/rapporto di subordinazione, che sia quello con il datore di lavoro o con il mercato è pur sempre un rapporto da subordinato rispetto a qualcuno o qualcosa. Un secondo aspetto importante lo si trova nell'esempio delle “cucine”.

Queste ci appaiono come mondi sempre più personali, fatti su misura e sempre più personalizzati, in realtà quello che possiamo dire è che non c’è niente di più industriale di una cucina, perchè tutte sono fatte in una maniera molto precisa (millimetrata al dettaglio) o secondo determinati standard. Discorso che non vale solo per le cucine ma una visione che abbraccia una visione più generale possibile. E' tutta questa ricerca che trasforma anche il modo di lavorare, come accade per le cucine, diventa industriale: i nostri movimenti quelli che compiamo per lavorare diventano standardizzati e ripetitivi quindi prevedibili e quindi è sempre più facilmente calcolabile il tempo che occorre per eseguire ogni attività. Anche nei corsi di formazioni le ore son calcolate, quindi come accade nelle attività scolastiche anche nei lavori che diventano sempre più industrializzati e standardizzati. Un altro elemento importante è il sistema di mercato in cui viviamo, da una parte si riconosce prevalentemente un fattore di ricchezza, il denaro dall'altra svaluta tutti gli altri possibili fattori di ricchezza. Un buon esempio è quello di prima il lavoro scelto in base al rapporto qualità/denaro. Un altro aspetto è il rapporto che c'è tra merce tangibile e merce intangibile. La prima è la merce che possiamo toccare, la seconda è costituita da tutto il resto. In sostanza tutte quelle merci che non si possono afferrare sono quelle intangibili.

Queste stanno diventando sempre più importanti, interessando un numero sempre maggiore di persone. Un' ultimo aspetto interessante rispetto al lavoro d'oggi è che il tempo di lavoro e il tempo di non lavoro non sono cosi distinti come lo erano una volta. In effetti se ci immaginiamo il vecchio operaio degli anni 70/80 che timbrava e se ne andava poi a casa si può notare che questo ideal-tipo di lavoratore oggi non cè più.

Oggi infatti un numero sempre più ampio di occupazioni non ammette più un confine cosi netto tra tempo di lavoro e tempo di non lavoro: questo da una parte è dovuto da una velocissima alternanza tra “forme di lavoro” e “forme di non lavoro”/tempi di lavoro e tempi di non lavoro (ad esempio con il voucher ci si garantiva una prestazione lavorativa di tre giorni, dopo una breve pausa altri due giorni di lavoro) dall'altra parte ci sono sempre maggiori esperienze di lavoro in tempi di non lavoro (per esempio il lavoro da docente che praticamente lavora a tempo pieno). Si può notare come questa distinzione netta dei tempi di lavoro dai tempi di non lavoro non è più così palese come era in altri tempi, questa distinzione sta progressivamente riducendosi.

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Pubblicato in: Attualità

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