Blog Menu

Ultimi post

Il design digitale e la cultura dell'usa-e-getta

866 Visualizzazioni 186 È piaciuto

Alla base del progresso tecnologico che modella la nostra condizione socioculturale, coesistono recupero e sviluppo un binomio dettato da un lato dalla conservazione e tutela del patrimonio storico, ritenuto un bene inalienabile e irriproducibile ponte tra passato e presente, dall'altro la logica di una produzione dettata da tutti quei meccanismi che influenzano l'economia di massa.

L’usa-e-getta rappresenta il fenomeno più conseguente del design , espressione dell’implosione tecnologica se ci si sofferma al settore informatico. Ricorre più volte la parola “informazione”, terminologia che detiene la “materia prima” in ogni campo operazionale: informazione come elemento di conoscenza capace di evolvere a seconda del contenuto – inteso come codice informatico – che si vuole trasmettere. L’informazione pertanto non è materia o energia (Norbert Wiener), ne spirito o soggettività (Gottard Gunter) ma semplice notizia, un valore di conoscenza da trasmettere a terzi per mezzo di elementi tecnologici dalle svariate potenzialità in questa era virtuale, in grado di trasmettere in tempo reale dei messaggi a milioni di persone interconnesse attraverso uno schermo. Questo complesso manufatto – sostiene William J. Mitchell parlando di computer - che ora è nelle mie mani viene sottoposto a un uso intensivo, ma sarà valido solo per breve tempo; presto infatti diventerà obsoleto. Quando non sarà più in grado di collegarmi al mondo dell’informazione elettronica in modo efficiente quanto altri prodotti competitivi, anche se funzionerà ancora perfettamente, non farò altro che trasferire altrove i miei dati e il software. L’ecosistema dell’informazione è dominato dal più feroce darwinismo e produce mutazioni infinite, eliminando rapidamente quanto ha scarsa capacità di adattamento e di competizione. Il mio computer portatile è un prodotto emblematico dell’era dell’informazione elettronica non un lavoro artigianale, del genere difeso tanto appassionatamente da Ruskin e Morris, ma neppure un oggetto industrializzato, fabbricato con mezzi di produzione di massa che affascinarono i primi moderni.

Gran parte dell’attività umana non consiste solamente nell’interscambio di informazioni ma incorpora l’azione sugli oggetti fisici. Ogni forma di design tecnologico deve possedere caratteri di riconoscibilità, funzionalità nella sua funzione, volumetria e gravità: deve saper trasmettere un valore capace di migliorare la qualità della vita.

Ma cosa si intende per usa-e-getta e quale carattere possiede? L’usa-e-getta non si limita a quell’oggetto definito povero, di carta, plastica e vetro, ma può includere a volte anche apparecchiature di lusso. Un oggetto mono-uso che, concluso il suo ciclo vitale, viene smaltito piuttosto che ripristinato o potenziato. E come sostiene Ezio Manzini - tutto è cominciato con l’idea moderna che ogni oggetto fosse riducibile a un apparato funzionale: una protesi la cui qualità stava nello svolgere una determinata funzione nel modo più efficace e rapido. Ma esso evolvendo nell’usa-e-getta non è più percepito come un oggetto in senso proprio ma come una sorta di momentanea materializzazione della funzione che svolge.

Menzionando Darwin e la Teoria dell’Evoluzione, l’evoluzione stessa è sinonimo di adattamento attraverso l’uso della tecnologia capace di influenzare la quotidianità, dai piccoli apparecchi come un cellulare o una radio, ai grandi una macchina o un’architettura. È ormai una idea universale che tutto ciò che si produce non venga prodotto per durare. Come evolve l’uomo, evolve anche la macchina: un meccanismo di sopravvivenza che intercorre come ponte tra passato-presente-futuro viaggiando adattandosi alle continue aspettative sociali. Una società in cui tutto è sostituibile in termini merceologici, una connessione tra vite umane e accessori tecnologici che crea dipendenza e che può, nei casi più estremi, trasformarsi in patologia. L’oggetto usa-e-getta è riconoscibile per la sua riproducibilità, caratterizzato da materiali economici e che, una volta usato, diviene nient’altro che un rifiuto andando a incentivare l’accumulo delle discariche urbane danneggiando l’ambiente. Dopotutto il packaging è stato creato dalla società consumistica odierna, un prodotto che non possiede valore storico. Difficilmente lascerà, seguendo la linea di una globalizzazione di massa, testimonianza nel tempo. Non restiamo però troppo rigidi nella nostra posizione. Valutiamo anche le potenzialità che l’usa e getta può offrire per la sua economicità e praticità. Come è consuetudine dire, esiste l’altra faccia della medaglia in quanto sono stati progettati articoli decisamente insoliti e innovativi da parte di aziende sensibili al tema del riciclo. Nella top ten

L’abito di carta: realizzato nel 1966 dalla Scott Paper Company del valore di 1 $ e che ebbe successo grazie a una idea promozionale che prevedeva assieme all’acquisto la possibilità di ricevere dei buoni da utilizzare su altri articoli dell’azienda. Un’idea sicuramente originale che lanciò l’input per successive creazioni come un abito di carta lavabile. Un modello dell’abito è oggi conservato presso il Victoria e Albert Museum di Londra.

abito-di-carta

Il portatile ecologico: progetto del designer Je Sung Park della Yanko Design, un pc realizzato in legno, bambù o cartone rivestito nella parte esterna, un laptop costituito da più strati ove ognuno in caso di danneggiamento può essere sostituito e gettato nell’apposito cestito per la carta. Un’idea questa, conseguente ai precedenti cellulari e macchine fotografiche usa-e-getta secondo materiali a basso impatto ambientale come una carta riciclata. Ecco che la plastica e il metallo viene rimpiazzato dalla cellulosa e chip biologici restando, seppur dalle basse prestazioni una macchina economica nelle note del green, ovviando allo smaltimento dei cosiddetti RAEE.

L'auto monouso: le aziende hanno cercato per molto tempo di produrre la perfetta macchina monouso. Lanciata dalla General Motors nel 2001, la Whim ha registrato incassi record. Al costo di soli 1100 $ se non più funzionante può essere abbandonata o restituita al rivenditore, ideata per chi non ha tempo di aggiustate l’auto o per tutti quei giovani inesperti alla guida. C’è anche chi ha provato a realizzare automobili di cartone imitando modelli famosi in tutto il mondo.

auto-di-carta

Altri esempi apparentemente più banali, la valigia monouso in cartone capace di trasportare fino a 20 kg con ruote resistenti, o ancora le posate rivestite in acciaio inossidabile, pratiche e flessibili pronte a rivoluzionare le nostre tavole. Considerati i dati bisogna infine affermare – secondo Agnes Heller – che gli oggetti d’uso affollano lo spazio di vita del presente. Vengono e vanno; oggetti funzionalmente equivalenti li sostituiscono. Presto sorpassati e consumati, tutti i prodotti dell’immaginazione tecnologica sono usati come strumenti, per giunta come strumenti temporanei, transitori. Ogni cosa viene prodotta per essere consumata e non per restare come duraturo monumento di un mondo.

Pubblicato in: Tecnologia

Appassionata di storia dell'arte si laurea nel 2015 conseguendo gli studi magistrali e realizzando successivamente allestimenti e presentazioni pubbliche per artisti contemporanei come curatore d'arte. In seguito agli studi artistici si specializza nella tecnica del disegno realizzando ritratti e caricature tipiche di una città goliardica qual è oggi Padova. Assieme a un team di creativi gestisce il sito web nel ruolo di content manager e graphic designer.

Lascia un commento

Codice di sicurezza