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Il 10 agosto: una pioggia di stelle tra storia e leggenda

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Una notte, quella del 10 agosto, dedicata a San Lorenzo diacono romano martirizzato sulla graticola.

Vista da sempre come una delle ricorrenze più magiche dell'anno dove la notte si colora della luce di centinaia di stelle cadenti. La conosciamo come notte di San Lorenzo, un’opportunità per riscoprire il cielo, da un luogo buio e appartato, con gli occhi puntati in alto, per ore, alla ricerca di tali meraviglie.

Ma cosa ci racconta la storia?

La tradizione cristiana, ci insegna ben altro: la notte del 10 agosto infatti è associata al santo di cui porta il nome, e le stelle cadenti ai tizzoni ardenti con cui fu trucidato sulla graticola. Dalle poche notizie tramandate, sappiamo che, originario della Spagna, venne eletto arcidiacono nella diocesi di Roma nel 257 d.C. Nel 258 l’imperatore Valeriano, con un editto, decretò la condanna a morte di vescovi, presbiteri e diaconi cristiani, lotte interne che causarono l’assassinio di Papa Sisto II. San Lorenzo morì a 33 anni; tradizionalmente condannato al rogo sulla graticola, episodio da cui deriverebbe il legame tra le stelle e le braci ardenti, notizia comunque non certa. È possibile che sia stato decapitato come altri martiri.

L’immagine di una stella cadente come realizzazione di un desiderio, invece, si perde nella notte dei tempi. Le stelle sono state associate nella storia umana, a un’idea di orientamento e aiuto per la navigazione dei mari. È possibile che le stelle cadenti, non ancora conosciuti come detriti, siano apparse come astri di particolare bellezza e segnali di buon auspicio.

Celebrate ancora prima dei cristiani dai romani, per tradizione e leggenda, coscienti di una concentrazione di stelle cadenti nei nostri cieli. In tempi remoti, uno spettacolo così insolito ispirò una spiegazione mitologica. Gli Antichi Romani considerarono le stelle cadenti un segnale della fecondazione della terra da parte del dio Priapo, simbolo della fertilità, evento propiziatorio ai futuri raccolti. Festeggiato tra processioni e preghiere attraverso i “fescennini”, nient’altro che dialoghi che potevano contenere messaggi piuttosto.. provocanti! Questo perché la figura di Priapo era associata alla sessualità.

Con l’avvento del Cristianesimo, si decise di mantenere la ricorrenza conosciuta oggi, dedicandola a San Lorenzo, una scelta che forse nascerebbe dalla somiglianza verbale tra San Lorenzo e Larentia, la controparte femminile di Priapo, simbolo della Madre Terra. D’altronde le stelle cadenti hanno sempre avuto un fascino particolare per tutte le società umane. Per i greci, ad esempio, si trattava di scintille o frammenti prodotti dal carro guidato da Fetone, il figlio di Febo che venne fulminato dall’ira di Zeus per aver rubato il carro paterno. Sparta invece, ogni nove anni si affidava al giudizio celeste per determinare la fine di un regno, o ancora, nell’antica Persia si credeva rappresentassero streghe e demoni in fuga secondo il culto dello zoroastrismo, simboli di sventura e che dovevano essere ciclicamente sconfitte dalla stella Sirio. Un segno di sventura, condiviso anche dalla tradizione cinese, tra i primi ad osservare seriamente proprio le Perseidi.

Oggi dunque quella del 10 agosto è la notte del patrono di diaconi, cuochi, librai, bibliotecari, pasticcieri, pompieri, rosticcieri e lavoratori del vetro. Non mancano ovviamente celebrazioni in centinaia di comuni italiani. A Firenze per esempio si commemora la fondazione della prima chiesa del centro cittadino ad opera di Sant’Ambrogio, con una parata storica che sfila per le vie del centro fino a raggiungere la chiesa di San Lorenzo, che si conclude con una messa solenne e con la benedizione della città. Ma avviene ad Amaseno, un piccolo comune laziale, la cerimonia più spettacolare: il sangue di San Gennaro, reliquia del santo, si scioglierebbe in occasione della festività nella chiesa di Santa Maria Assunta.

"Le cose sono unite da legami invisibili.

Non puoi cogliere un fiore senza turbare una stella."

Galileo

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Pubblicato in: Attualità

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