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Frank Lloyd Wright un'architettura tra organicità  ed astrazione

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"Io conosco il prezzo del successo: impegno, duro lavoro e un'inarrestabile devozione alle cose che vuoi vedere succedere."

Frank Lloyd Wright

Wright considera la sua creazione come un’espressione organica, specchio di una personalità problematica proclamando l’esigenza di una nuova architettura vicina alle forme naturali nell’appropriazione di un’artificiosità in grado di rispondere a particolari condizioni climatiche e ambientali. Una profonda devozione alla natura dei materiali, impiegati solo nella loro qualità innata anche se in più contesti si spinse oltre i limiti intrinseci tanto quanto la sua incapacità di realizzare solai senza infiltrazioni. Dalla contraddittoria personalità basata su un’attitudine indipendente e dissociata dalle richieste dei clienti che gli causò non pochi problemi e che, nonostante le difficoltà comunicative, molti di loro furono inclini a riconoscerne il talento esprimendo gratitudine. L’esigenza di un’indipendenza artistica fu obbiettivo primario nel desiderio di sviluppare un’individualità anche nel campo della comunicazione maturata anche attraverso i dibattiti sull’architettura ai quali Wright spesso partecipò sostenendo la sua teoria: l’opera architettonica veramente grande deve esprimere armonia, semplicità, ordine, bellezza organica, unità, integrità naturale. Nato nel 1867 fu a tutti gli effetti un figlio dell’Ottocento volgendosi al nuovo secolo con un linguaggio organico e individualistico, valori ispirati a un idealismo romantico trasmessi dalla madre Anna e la sua famiglia. L’unitarianismo e gli scritti di Emerson introdussero Wright, come per tutti gli americani, all’idealismo romantico anche se l’artista non confermò mai tale influenza per paura di sminuire la sua originalità. Credere nel proprio pensiero, credere che ciò che è vero per te, è vero per tutti gli uomini - sosteneva lo scrittore - questo è il genio e Wright ne fu influenzato nel suo comportamento ribelle scegliendo nel 1909 in un gesto estremo di abbandonare per ragioni ancora non chiare la famiglia, forse una donna o le difficoltà economiche. A ogni modo la prova di una necessità d’indipendenza, originalità, integrità che secondo le idee di Emerson ne definirono il genio. Le forme naturali restano inanimate finché non vengono plasmate dalla mano creativa. Il ruolo dell’artista in rapporto a questo spirito universale onnicomprensivo sarebbe quello di distillarne i preziosi elementi in una visione condensata in modo che l’opera d’arte risultante appaia come un microcosmo custode della bellezza totalitaria. La bellezza ha valore in quanto riflesso della bellezza divina, concetti appartenenti alla visione di Emerson per i quali l’arte esprime la bellezza naturale nel modo più fedele, più ricco, più organico che non le stesse forme naturali in cui si modella: l’arte è la via più semplice per incontrare la natura. Wright imparò da Emerson il primato della spiritualità interiore e da Froebel la grammatica euclidea. Rifiutò di includere elementi naturalistici prediligendo l’astrazione di geometrie destinate a captare l’essenza delle cose o Viollet le Duc per il suo intento a incoraggiare gli architetti a sfruttare la tecnologia a disposizione per esplorare strumenti e materiali. Dal 1910 cercò di avviare una ricerca sull’infinita molteplicità delle forme su base platonica attraverso la Teoria Estetica e Filosofia Morale. Nonostante le regole basilari definite, Wright si dimostrò versatile nella creazione di forme originali ammirando il paesaggio del Wisconsin, che risale ai primi anni della formazione e al quale resterò sempre legato; un paesaggio pastorale, in parte artificioso e in parte selvaggio. Il Wisconsin sudoccidentale è ricco di calcare che ne stratifica la composizione del terreno, posato dall’architetto nei suoi cantieri secondo una formula irregolare che ricorderebbe le sue terre, a differenza delle pareti in muratura per l’utilizzo della malta color mattone per dissimulare le giunzioni verticali e incidendone le fughe orizzontali su imitazione delle stratificazioni delle rocce sedimentarie. Compare spesso in quella regione il concetto di “rifugio” ed è il motivo per cui Wright ricreò costantemente luoghi di protezione, dei cigli accostati a volte a un affioramento roccioso. Attratto dai paesaggi intermedi, ne troppo abitati ne troppo selvaggi come campagne coltivate e addolcite dall’operato dell’uomo, Wright contrappose al progetto l’ambiente esterno urbano troppo caotico forse, allo spazio interno uno più armonioso e interamente ricreato proponendo ai clienti di edificare il più lontano possibile dalla città consigliando il paesaggio pastorale come luogo ideale come Broadacre City nella promozione di un completo decentramento della vita urbana. Wright considera la casa come quel rifugio destinato a difendere la sacralità della famiglia contrapponendosi a Morris e Ruskin nella difesa della produzione meccanica secondo valori però che rispettassero l’integrità dei materiali, l’unità di forma e funzione nella convinzione che anche l’oggetto più banale potesse essere bello.

Una carriera che oscillò tra primitivismo, organicità e astrazione. Ma la risposta più concreta all’International Style fu la Casa sulla Cascata per Kaufmann, padre di un allievo di Wright. Vi trionfa il linguaggio modernista dei piani sospesi nel colore, nel rapporto architettura-ambiente, nell’approccio uomo-natura attraverso il contatto con i quattro elementi naturali. A ogni materiale utilizzato (pietra, vetro, cemento) fu assegnata una funzione precisa e in sintonia con la collocazione sulla cascata. Una volta all’interno, sotto il basso soffitto dell’ingresso, lo spazio punta al soggiorno toccando la natura circostante dall’acqua, agli alberi fino al cielo. Pavimenti in pietra, soggiorno scavato nella roccia già esistente con al centro un grande camino, piani aggettanti ripetendo in maniera astratta le stratificazioni della pietra sulle sponde del torrente.

Malgrado la fama, la sua arte non ha impresso alcuna deviazione nella corrente principale della cultura americana infatti, come sostenne il genio ogni architettura esprime il momento in cui è stata creata, indipendentemente dal fatto che sia innovativa o imitativa.

Ricerca completa scaricabile al link: https://www.needfile.it/home/217-frank-lloyd-wright.html

Appassionata di storia dell'arte si laurea nel 2015 conseguendo gli studi magistrali e realizzando successivamente allestimenti e presentazioni pubbliche per artisti contemporanei come curatore d'arte. In seguito agli studi artistici si specializza nella tecnica del disegno realizzando ritratti e caricature tipiche di una città goliardica qual è oggi Padova. Assieme a un team di creativi gestisce il sito web nel ruolo di content manager e graphic designer.

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