Blog Menu

Ultimi post

Erasmo e la civilitas delle buone maniere

462 Visualizzazioni 97 È piaciuto

In che modo il comportamento umano si è evoluto e ha condizionato la civiltà nella storia?

La parola civiltà custodisce ancora un eco latino e la concezione cavalleresco-feudale della crociata, un’importanza sviluppatasi via via nella società occidentale in un periodo in ci avvenne il crollo del sistema medievale assieme all’unità della Chiesa cattolica: l’incarnazione di una società in termini di civilité – come forma di autocoscienza - per usi e costumi, simbolo di una realtà sociale costituita da nazionalità diverse. In essa si manifestarono, su basi sociali nuove, sia l’unità dell’Europa, sia la nuova società di corte, attraverso nuove etiche destinare a una evoluzione del galateo e del gusto introdotte da Erasmo Da Rotterdam con il saggio “De civili tate morum puerilium”, pubblicato nel 1530 in oltre 130 edizioni accertate assieme a imitazioni, traduzioni e adattamenti. Un testo fortemente educativo per i fanciulli dispensato nel privato e nelle catechesi. Egli affermò in realtà, che l’arte di formare i giovani derivasse solo in parte dai suoi contenuti pur acquisendo un’importanza non come opera individuale ma come sinonimo di mutamento trattando un argomento semplice ma alla base dell’evoluzione umana: il comportamento nell’uomo nella società, in particolare nel suo decoro fisico. Semplici idee presentate con serietà e ironia in una lingua chiara ma forbita considerate lontane dal modo di vivere oggi il nostro quotidiano. L’atteggiamento del corpo, i gesti, l’abbigliamento, l’espressione del viso sono ciò che sta all’interno dell’uomo. Erasmo ripercorse nel suo saggio tutta la gamma dei comportamenti umani, le situazioni principali della vita mondana, i problemi dei rapporti umani come gli aspetti del corpo, il come comportarsi in chiesa, le riunioni, la stanza, il gioco dando nuovo impulso al concetto di civilitas. La grande incognita è di come sia avvenuto questa civilitizzazione, un processo che mai troverà un punto di arrivo. Non ne conosciamo il finale ma possiamo individuarne la genesi attraverso l’età medievale grazie alla presenza di chierici che nel secolo XIII trattarono problemi analoghi in lingua latina e poi volgare nella società cavalleresco-cortese. Quello che distingue parte degli scritti umanistici affini e di Erasmo da quelli del codice cortese, stette nel modo di affrontarne i problemi. Erasmo fu innanzitutto un promotore di buone e cattive maniere accingendo esempi dalla vita sociale. Il saggio nacque in un’epoca di trasformazioni culturali, in un’età di trapasso che succedette all’affievolimento della gerarchia medievale della società, precedendone la stabilizzazione della nuova gerarchia moderna e rientrando in quella fase storica in cui, mentre l’antica aristocrazia cavalleresco-feudale era in decadenza, la nuova aristocrazia assolutistica di corte era in fase di affermazione. Da quel momento l’attenzione dedicata alle differenze di rango nel comportamento sarebbe diventata l’essenza stessa del cortesia, esigenza fondamentale della civilité, in suolo francese. Il concetto di “cortesia” in origine era servito per definire il comportamento delle corti dei maggiori signori feudali all’epoca della cavalleria, ma già nel corso del Medioevo il significato del termine perse parte del suo significato originario diffondendosi dalla corte alla borghesia. Mentre la nobiltà guerriera cavalleresco-feudale andò lentamente scomparendo per lasciare il posto alla nuova aristocrazia di corte di tendenza assolutistica, nel corso del XVI e XVII, il concetto di civilité prese lentamente il sopravvento come espressione di un comportamento adeguato alla società. Per un certo periodo di tempo i due concetti convissero nella società francese di transizione nel XVI secolo. Le sue regole vennero considerate al tempo universali, diffondendosi soprattutto in Francia, Italia e Inghilterra. In tali prescrizioni riecheggiò la tradizione medievale e il gusto per l’antico definendone le norme in merito all’abbigliamento e l’atteggiamento dello Spirito.

Per poter essere realmente cortese nel senso di civilitè – sostenne Erasmo - bisogna saper osservare attorno a sé, tenere conto degli uomini e delle loro motivazioni. Tutte queste regole presero realmente forma nel Rinascimento influenzando il sistema di classe e le gerarchie sociali, definendone i ruoli e il codice comportamentale in forme sempre più rigide: gli uomini iniziarono ad esigere reciprocamente maggiori riguardi misurando azioni e parole per evitare di offendersi reciprocamente.

Nel galateo a tavola introdotto da Erasmo, le principali norme comportamentali imponevano di posizionare a destra il bicchiere, il coltello e cucchiaio spesso utilizzati assieme a differenza della forchetta, bandita. I piatti erano una rarità e la tavola impreziosita da tovaglie vistose e con pochi oggetti: boccali, saliera, coltelli, cucchiai. Non bisognava avventarsi sul vassoio ma prendere la propria fetta col “quadra” - fetta di pane o piatto di metallo - per non essere sgarbati. Nel Medioevo si mangiava con le mani ma i ceti alti utilizzarono solo tre dita per il proprio status, segno di eleganza e di prestigio con la possibilità di conversare tra un pasto e l’altro. Il modo in cui dovevano essere usati il coltello, forchetta, cucchiaio, piatto e tovagliolo ha introdotto una metodologia ancora oggi presente nelle nostre tavole. Col tempo si andarono a definire le abitudini della buona tavola cambiandone gli usi sia per portate che per gli accessori. Non è sufficiente servirsi solo del coltello, della forchetta o del cucchiaio, anziché delle mani poiché nelle famiglie di alto rango, vennero impiegati utensili particolari a seconda del cibo: cucchiaio da minestra, coltello da pesce, coltello da carne stanti a destra del piatto, mentre a sinistra le forchette. In capo al piatto - a seconda degli usi locali - stanno forchette, cucchiai, coltelli per cibi dolci. Per il dessert e la frutta ulteriori posate con fogge e decorazioni sempre diverse. Cucchiaio, forchetta e tovagliolo hanno nei secoli alterato la loro funzione che si è via via precisata attraverso i rapporti e gli usi locali, così come la loro forma si è definita. Il piatto di carne - importante nel suo rapporto con l'uomo - nel Medioevo si consumava tra gli alti ceti in dosi massicce che per noi oggi non sarebbero concepibili - si pensi a Carlo Magno e all’utilizzo delle pelli per la creazione di codici miniati -. Dal Medioevo al periodo moderno cambiò il modo di servire la carne; nel Medioevo gli animali arrivavano interi a tavola (pesci, vitelli, maiali, uccelli) e scaldati pubblicamente, tradizione testimoniata da Erasmo il quale sostenne che bisognasse scalcare l’animale e tale privilegio che tale privilegio spettasse solitamente al padrone di casa o a uno degli ospiti più illustri. Già nel 1600 tale pratica iniziò a cadere in disuso sia per motivi psicologici che per la riduzione dei componenti del nucleo familiare. Abolita la macellazione, considerata ormai troppo ripugnante per la vista degli spettatori, questa operazioni iniziò ad avvenire dietro le quinte tramite figure specializzate, in negozi e cucine.

Ma soffermandoci su un particolare, quale è stata la funzione del coltello a tavola? Un dettaglio curioso che racchiude una storia straordinaria. L’uso del coltello è indice di incarnazione dello spirito e simbolo di cambiamento sociale. Uno strumento da tavola proprio della cultura occidentale in quanto non concepibile in Oriente, Cina in particolar modo. Un’arma offensiva, quindi pericolosa riconnessa alla figura del guerriero. Secondo il galateo a tavola era importante evitare atteggiamenti sconvenienti come il pulirsi i denti col coltello o non impugnarlo col tutta la mano come se fosse un’arma puntandolo su un volto per non creare tensione psicologica o essere frainteso come un atto minaccioso.

E cosa dire della forchetta? E’ una questione di sensibilità. E’ uno strumento che permette di non usare le mani a tavola. Mangiare con le mani è considerato un comportamento incivile e da cannibali, oltre a essere anti igienico. In realtà ognuno mangia dal proprio piatto ed è un paradosso se si considera che pane e dolci possono essere toccati con le mani. Quindi perché non mangiare anche il resto con le mani? Perché è sgradevole sporcarsi le mani in pubblico. Quella che all’inizio è stata una imposizione da parte di un gruppo di persone, si è poi evoluta in un automatismo interiore: l’impronta che la società ha lasciato entro l’uomo, il Super-Io che impone all’individuo di mangiare solo con la forchetta.

Pubblicato in: Storia

Appassionata di storia dell'arte si laurea nel 2015 conseguendo gli studi magistrali e realizzando successivamente allestimenti e presentazioni pubbliche per artisti contemporanei come curatore d'arte. In seguito agli studi artistici si specializza nella tecnica del disegno realizzando ritratti e caricature tipiche di una città goliardica qual è oggi Padova. Assieme a un team di creativi gestisce il sito web nel ruolo di content manager e graphic designer.

Lascia un commento

Codice di sicurezza