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D'Annunzio e il folle volo su Vienna

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Successe il 9 agosto 1918. Sette biplani SVA italiani sorvolarono Vienna distribuendo migliaia di volantini propagandistici. Nell’attraversamento della capitale austro-ungarica, ancora non si sapeva quella mattina che di lì a breve sarebbe terminato il primo conflitto mondiale, Gabriele d’Annunzio prese parte a quel viaggio. Il più celebre e ammirato poeta, descrisse quel giorno cogliendo le espressioni stupefatte dei cittadini che uscivano dalle case vedendosi una pioggia di volantini cadere dal cielo: un messaggio propagandistico che invitava il popolo a smettere di combattere per l’Impero, celebrando il tricolore.

D’Annunzio aveva 55 anni e già pubblicato le sue opere più celebri che lo avevano reso famoso e influente. Attivista politico, carismatico ed intoccabile, venne nominato come il “Vate degli italiani” e, come ufficiale in diversi gruppi militari, osservò e scrisse delle sorti della guerra, e organizzando inoltre strategie militari che influirono sulla morale sociale. Si citano con lui come protagonista, altri spettacolari lanci di volantini come quello su Trieste del 1915 o l’anno seguente dove perse un occhio a causa di un incidente aereo.

Era il 1917 quando D’Annunzio progettò la distribuzione dei volantini su Vienna riscontrando in quel piano diversi problemi tecnici. Il volo fino alla capitale richiedeva diverse ore attraverso le Alpi, un pericoloso ostacolo per la tecnologia dell’epoca oltre alle condizioni fisiche di D’Annunzio. A ogni modo il poeta riuscì a conquistare i favori del generale Pietro Badoglio che convinse il capo di Stato Maggiore dell’esercito a dichiarare il volo su Vienna. Secondo le direttive ufficiali se il volo fosse stato portato a termine, avrebbe portato notevoli risultati propagandistici nei confronti degli stranieri.

Un’estate che segnò le sorti della Prima Guerra Mondiale. Se all’inizio dell’anno Regno Unito, Francia, Stati Uniti e Italia sembravano per la prima volta svantaggiate rispetto a Germania e Austria, per via delle sconfitte in Nord Italia e dell’uscita dalla guerra della Russia, a partire da giugno la situazione era cambiata. L’Italia aveva nuovamente respinto l’offensiva austriaca sul Piave, i tedeschi erano stati fermati sulla Marna, e l’Impero ottomano e la Bulgaria, gli alleati orientali di Austria e Germania, erano fortemente indeboliti e sul punto di arrendersi.

volo

Il 2 agosto 1918 fu il primo tentativo interrotto per le condizioni meteo costringendo a un atterraggio d’emergenza. Dopo il secondo tentativo fallito dell’8 agosto, undici aerei decollarono alle 5.30 del 9 agosto dall’aeroporto militare di San Pelagio (PD), che vide sul biposto D’Annunzio affiancato al pilota Natale Palli per un percorso in formazione di 1.000 chilometri (di cui 800 in territorio nemico). Poco dopo la partenza tre aerei dovettero atterrare. Diretti verso est, la squadra superò il Piave, l’Isonzio e le Alpi Giulie e la Carinzia. Altri atterrarono in Austria per un’avaria e solo sette raggiunsero la destinazione.

Gli aerei scesero sotto gli 800 metri distribuendo centinaia di migliaia di volantini per le strade, 50.000 con riportato un componimento di D’Annunzio piuttosto prolisso e involuto, e impossibile da tradurre in tedesco:

<< In questo mattino d’agosto, mentre si compie il quarto anno della vostra convulsione disperata e luminosamente incomincia l’anno della nostra piena potenza, l’ala tricolore vi apparisce all’improvviso come indizio del destino che si volge. Il destino si volge. Si volge verso di noi con una certezza di ferro. È passata per sempre l’ora di quella Germania che vi trascina, vi umilia e vi infetta. La vostra ora è passata. Come la nostra fede fu la più forte, ecco che la nostra volontà predomina e predominerà sino alla fine. I combattenti vittoriosi del Piave, i combattenti vittoriosi della Marna lo sentono, lo sanno, con una ebbrezza che moltiplica l’impeto. Ma, se l’impeto non bastasse, basterebbe il numero; e questo è detto per coloro che usano combattere dieci contro uno. L’Atlantico è una via che già si chiude; ed è una via eroica, come dimostrano i nuovissimi inseguitori che hanno colorato l’Ourcq di sangue tedesco. Sul vento di vittoria che si leva dai fiumi della libertà, non siamo venuti se non per la gioia dell’arditezza, non siamo venuti se non per la prova di quel che potremmo osare e fare quando vorremo, nell’ora che sceglieremo. Il rombo della giovane ala italiana non somiglia a quello del bronzo funebre, nel cielo mattutino. Tuttavia la lieta audacia sospende fra Santo Stefano e il Graben una sentenza non revocabile, o Viennesi. Viva l’Italia! >>.

Su altri 350.000 volantini fu quindi stampato un testo più semplice e immediato di Ugo Ojetti, tradotto in tedesco:

<< VIENNESI! Imparate a conoscere gli italiani. Noi voliamo su Vienna, potremmo lanciare bombe a tonnellate. Non vi lanciamo che un saluto a tre colori: i tre colori della libertà. Noi italiani non facciamo la guerra ai bambini, ai vecchi, alle donne. Noi facciamo la guerra al vostro governo nemico delle libertà nazionali, al vostro cieco testardo crudele governo che non sa darvi né pace né pane, e vi nutre d’odio e d’illusioni. VIENNESI! Voi avete fama di essere intelligenti. Ma perché vi siete messi l’uniforme prussiana? Ormai, lo vedete, tutto il mondo s’è volto contro di voi. Volete continuare la guerra? Continuatela, è il vostro suicidio. Che sperate? La vittoria decisiva promessavi dai generali prussiani? La loro vittoria decisiva è come il pane dell’Ucraina: si muore aspettandola. POPOLO DI VIENNA, pensa ai tuoi casi. Svegliati! VIVA LA LIBERTÀ! VIVA L’ITALIA! VIVA L’INTESA! >>.

Un'importante testimonianza nella storia italiana e del volantino come formula pubblicitaria. 

Pubblicato in: Storia

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