Blog Menu

Ultimi post

Coronavirus: un’Italia spaccata tra barricate folcloristiche e fughe di massa

391 Visualizzazioni 0 È piaciuto

Ebbene sì. L’Italia è la prova dell’incoscienza e dell'irresponsabilità umana.

Attoniti a un’indifferenza insensata di fronte a una “fuga di notizie”, e che il governo stavolta non è riuscito a mitigare, in vista dell'approvazione del decreto per la nuova zona rossa - Regione Lombardia e delle 14 provincie -, ha provocato un esodo di massa dalla stazione centrale di Milano lo scorso 7 marzo 2020: centinaia di persone in fuga nel più totale caos.

Quindi fateci capire. I migranti scappano dalle guerre per sfuggire a orrori impronunciabili, e gli italiani che tanto li criticano, scappano da ogni regola e buonsenso civile?

E’ chiaro che alla base esistano sentimenti di egoismo e ipocrisia incontrollati in animi tutt’altro che consapevoli e risoluti. L’aver abbandonato la regione – la ragione in verità -, in uno stato di emergenza dove avrebbe dovuto vincere il senso di civiltà nel rispetto del “vicino”, un familiare, un compagno, un amico, un collega, è stato un gesto incosciente e pericoloso per tutte quelle famiglie che attendono al meridione.

Fuggiti da Milano per il coronavirus, le Regioni del centro-sud hanno poi scelto di attuare per tutti loro lo stato di quarantena. Dopotutto un gesto tale non può restare impunito. Prima la Puglia, poi la Campania e via tutte le altre hanno stabilito la volontà di isolare questa fuga di massa dopo l’emanazione del decreto. Tra le norme univoche, resta l’ordinanza che dispone l’isolamento fiduciario di 14 giorni e la mancata osservanza degli obblighi comporterà le conseguenze sanzionate come per legge.

“Si sta facendo il possibile. Non abbiamo numeri reali, non sappiamo se in Italia ci sono cinquemila, cinquantamila, centomila, un milione di infetti. Quindi quello che bisogna fare è limitare il contagio rispettando le norme igieniche e di distanziamento sociale. Punto. Bisogna comportarsi in modo intelligente. Se si sta male, si sta a casa. Usiamo questo tempo in modo utile, non viviamolo come un’ossessione, come un incubo, viviamolo come un momento di riflessione. Ad esempio sulla forza della globalizzazione nel bene e nel male”.

Parole di Ilaria Capua, in un’intervista dove parla di sostenibilità come rivoluzione necessaria sia dal punto di vista umano che ecologico poiché il rispetto della nostra specie viaggia alla pari di tutte le altre – animali e vegetali – se si considera che il virus più “parente” al nuovo coronavirus si trovi nei pipistrelli per essersi poi sviluppato improvvisamente in un mercato di animali vivi, privi di ogni qualsivoglia igiene tra sporcizia, urina, macellazioni, che ricordano i mercati italiani degli anni Cinquanta ma con animali diversi poiché nei mercati cinesi troviamo pangolini, rane, serpenti, uno scenario innaturale in cui il pipistrello è stato esposto ed ha amplificato lo stato del virus – attraverso una sua modificazione in un ospite intermedio – arrivando all’uomo. O almeno questa resta l'ipotesi più valida.

E tornando al retroscena italiano, da un lato le fughe di massa hanno creato perplessità e disdegno, dall’altro a Napoli si “brinda” irresponsabilmente alle soglie dei locali notturni ignari forse di un’emergenza oramai globale. Un Sud dove i falsi comunicati su presunti vaccini miracolosi alimentano consapevolezze allarmanti che invadono spiagge, piste e locali. Ma nessuno resta immune dalla denuncia, in una lunga linea che percorre in verticale l’Italia fatta di piccoli e grandi azioni dettati dall’ignoranza nonostante le continue direttive ministeriali per arginare il contagio. Una comunicazione, a volte inefficace o imprecisa, che generebbe solo confusione: troppi agiscono come se il coronavirus non esistesse. Esempi come sulle spiagge di Bacoli dove è stato necessario intervenire per il sovraffollamento, o ancora i baretti storici padovani o lungo i Navigli a Milano e il ponte di Ostia invaso dai romani per sorseggiare un aperitivo. Tra i più scandalosi, il tentativo di truffa profilato a Vittorio Veneto, nel Trevigiano, un ipotetico vaccino per 50 euro e spacciato per una creazione australiana.

Una fiera dell’illegalità e con convinzioni sociali unite nel motto “a me non capiterà”.

E’ necessario un cambio di rotta che sia unanime. “L’Italia è uno Stato unito” dicevano, ed è arrivato il momento di dimostrarlo. Come affermano gli esperti, contenere il contagio resta l’unico modo per dissolvere il problema, aiutando il primis le strutture ospedaliere che rischiano il collasso. Dobbiamo combattere con maggiore consapevolezza, prendersi le dovute responsabilità entrando nell’ottica del Noi.

Avere cura dell’altro. L’Italia lo deve alle future generazioni, da sempre già deboli e disorientate. Cambiare le mentalità, rivalutare le false convinzioni per ripartire di nuovo.

Questo post sul blog ti è stato utile?
Pubblicato in: Attualità

Gruppo di lavoro del team di Needfile uniti per la stesura di articoli.

Lascia un commento

Codice di sicurezza