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Aspetti principali sulla disoccupazione

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Negli ultimi dieci anni del Novecento in Europa si sono consolidati alcuni aspetti di tragica importanza, fenomeni di disoccupazione di massa. La disoccupazione è quella condizione di mancanza di un lavoro per una persona in età adeguata che lo cerchi attivamente, sia perchè ha perso il lavoro che svolgeva, sia perchè in cerca della prima occupazione. Quella ricerca di stabilità necessaria per la costruzione di un futuro, affrontandolo in modo più tranquillo e spensierato. Nelle regioni meridionali resta elevata la disoccupazione mentre a nord sembrerebbe diminuita.

Nascono con questa crisi nuove figure come i “Neet” termine che intende identificare un nuovo soggetto sociale che, a causa della crisi economica si caratterizza per il rifiuto ad impegnarsi nello studio e nella ricerca di un lavoro o di un qualsiasi percorso di formazione . Spesso sono individui caduti in uno stato di delusione che hanno perso la fiducia nelle proprie capacità o si allontanano credendo in un paese che tende a trattargli come merce da sfruttare invece di una risorsa da valorizzare.

Una analisi più attenta dal contributo di studi sociologici portano ad individuare tre forme di disoccupazione.

a)la disoccupazione di chi non era nella mansione di operaio, ma tende a diventarlo avendo bisogno di un punto di arrivo e avere l’occupazione stabile.

b)la disoccupazione di chi è già stato un operaio e ha perduto la propria mansione, è un condizione che è sempre presente ma diventa di massa nei momenti di crisi.

c)la disoccupazione di chi non è mai stato operaio ma ha poche possibilità di entrare nella medesima posizione causa poca esperienza, causa la creazione della disoccupazione giovanile.

Il processo di cambiamento del tipo “a” oggi non ha considerazione, considerando i paesi sviluppati. La disoccupazione di tipo “b” è sicuramente diffusa, sono le persone di solito più formate nel periodo di crisi. Ma la forma di disoccupazione ad oggi più rilevante sicuramente è la terza versione, dove si ha superato il vecchio periodo del fordismo dove il lavoro era caratterizzato da una produzione industriale di massa basata sull'impiego e un lavoro ripetitivo che aveva progressivamente perso qualifiche e specializzazioni. Ad oggi il lavoro è sempre più intellettuale, sempre più la tecnologia produttiva richiede minor sforzo fisico ma maggior conoscenza, basti pensare alle nuove macchine a controllo numerico avanzato o alle stampanti 3d che richiedono figure più specializzate nella programmazione e automazione della nuova industria. Nel post-fordismo non si riduce la domanda di lavoro, ma la richiesta di lavori stabili, ripetitivi alle dipendenze. Siamo nel periodo della terziarizzazione dell’economia dove il settore industriale ha un ruolo sempre meno rilevante sulla formazione del PIL e sull'occupazione, a vantaggio del settore terziario. Si sta quindi riducendo proprio quel settore che nella storia ha portato a grandissime lotte dai lavoratori riuscendo alla fine a ottenere i maggiori riconoscimenti dei diritti del lavoratore e grandi protezioni sindacali, come tutte quelle forme di indennizzo per la perdita di occupazione del lavoratore.

In Italia la disoccupazione nella fasce giovanili resta in particolare per le giovani donne, anche se si nota un miglioramento del loro tasso di occupazione anche se a termine. L’economista Keynes parla di “disoccupazione strutturale” quando la poca occupazione è causa di una arretratezza produttiva, mancanza di innovazione e nel poco coraggio di investire.

Altre considerazioni vedono la disoccupazioni di massa non come una carenza della richiesta di lavoro ma dalla poca offerta, persone indisponibili spesso individui che sfruttano un sistema di welfare, quel sistema polito e sociale forse troppo permissivo che non dà stimoli nella ricerca di un lavoro.

Esiste attualmente una nuova proposta di intervento, Il workfare, un modello alternativo al classico welfare state che era puramente assistenziale, si basa su politiche di welfare attivo finalizzate ad evitare gli effetti accomodanti  sull'offerta di lavoro che il welfare standard riusciva a produrre, collegando il trattamento previdenziale allo svolgimento di un'attività di lavoro. Seguendo il modello dei paesi dell’OCSE che hanno dimostrato un aumento dell’occupazione negli ultimi dieci anni, sebbene stranamente in modo alternato la disoccupazione aumentasse. L’Ocse continua a lamentare anche una scarsa comunicazione tra le università e il mondo del lavoro, che porterebbero ad un rallentamento dell’occupazione.

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Pubblicato in: Attualità

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